Alcune interviste nascono così: davanti ad una birra (vino nel mio caso), chiacchierando mentre si fuma una sigaretta. Questa è una chiacchierata tra amici, che si raccontano quanto la musica sia importante e quanta verità può esserci in un album che racconta “semplicemente” della propria vita.

Oltre gli alberi ci sono le stelle” è l’album d’esordio di Antonio Langone, presentato live a L’asino che vola (ormai nostro amico di vecchia data!) il 03/05/2018.

Per entrare nel mondo di un cantautore innamorato della musica, vi lasciamo alle nostre chiacchiere cantautorali, che in questo caso non potevano avere nome più giusto.

Iniziamo parlando del tuo album “Oltre gli alberi ci sono le stelle”. In quanto lo hai scritto?

In realtà il primo brano, Perduto Altrove, è stato scritto nel 2011. Si sente che a livello di scrittura, sia melodica che testuale, è diverso dagli altri brani, ci tenevo ad inserirlo comunque perchè a livello semantico di significato era molto “azzeccato”.                            Da un periodo di smarrimento che effettivamente è avvenuto, sono nate tutte le altre canzoni che ho scritto e inciso in circa 3 anni. Dal 2015 ad oggi.

C’era l’idea dell’album mentre scrivevi?

C’era l’idea di far uscire un album prima o poi, ma non c’era l’idea mentre scrivevo. Alla fine di tutto,  avendo fatto questo percorso personale, ho trovato coerente ogni singola canzone con quella che era la mia vita.

Quindi l’album è diventato un po’ “tenere traccia” della tua vita 

Esattamente quello, anche perchè è stato un percorso di consapevolezze. Questo percorso si conclude con l’album, anche se in realtà la fine di questo viaggio non ci sarà mai. In questi 3 anni ho fatto un percorso che mi ha portato ad avere delle consapevolezze importanti, facendo un salto in quella che è la maturità effettiva.

Quando è iniziato questo “percorso” che hai fatto?

E’ iniziato intorno ai 25 anni, che è un po’ l’età di tutti per iniziare a raggiungere determinate consapevolezze. Motta ha scritto La fine dei vent’anni (nota dell’autrice: mi brillavano gli occhi quando ha nominato il mio tanto caro Motta) e già dal titolo mi si è aperto un mondo. Un mese fa, il giorno del mio compleanno, stavo andando a mangiare con la mia famiglia e mio zio mi dice “guarda, a vent’anni è tutto bello, lo sarà anche a 30 ma avrai una cosa in meno: che a vent’anni puoi sbagliare ma hai il tempo per recuperare a 30 puoi sbagliare, e hai il tempo di recuperare ma hai meno tempo e più pressione”.

E ti ritrovi in questa affermazione? (Per citare Motta appunto alla fine dei Vent’anni “Non devi sbagliare strada, non farti del male e trovare parcheggio”)

Si è così, almeno per me. A 30 anni, manca forse la spensieretezza dei 20 anni.

Parliamo del tuo rapporto con la musica: da quanto tempo suoni? 

Ho iniziato presto, a 7 anni. Ho iniziato suonando la tromba nella banda del paese in cui vivevo. Ho continuato studiando al conservatorio e a 17 anni ho iniziato a suonare la chitarra. Ho iniziato tardi a scrivere canzoni a 21 anni…

Quello che lega tutti gli artisti che ho incontrato fin’ora è vedere come la musica torna sempre nelle vostre vite. 

La musica c’è sempre stata nella mia vita amandola ed odiandola.  Io lo dico spesso: la musica per me è fondamentale. E’ stata un’amante importante e come tale l’ho amata ed odiata, come nei grandi amori. Ma alla fine è sempre lì, mi ha aiutato tanto. Anche con questo disco. E’ un album vero questo, ogni singola parola, ogni singola immagine, quando la suono, la canto mi rimanda ad una fotografia nella mia testa. La mia prima soddisfazione è proprio aver raggiunto la sincerità dell’arte, sono riuscito a trovare la mia personalissima sincerità e verità nell’arte (cit. Rino Gaetano).

L’atmosfera che avete creato durante il live a L’asino che vola è stata molto bella..

A questo ci tengo molto, questo album mi ha riportato a casa. Per me la casa non è dove abitiamo, ma le nostre ossa che abbiamo.

Mostri come primo singolo…

Si perchè Mostri è un pezzo importante all’interno del disco. E’ la numero cinque all’interno dell’album su nove canzoni ed è lo spartiacque. E’ proprio la consapevolezza che arriva. E’ un pezzo relativo a me, infatti a  questo brano si aggancia Liberiamo i fiori, che afferma proprio questo “liberati!”. Il discorso principale è sempre un po’ questo: vivi senza essere troppo pesante con te stesso. Senza giudicarti troppo.

Come continua il tuo album?

Subito dopo c’è Manifesti brano in cui è presente una sorta di dialogo con mio padre in cui la frase principale è “aiutami a dire quello che penso, come lo voglio, aiutami a prendermi la responsabilità dei miei pensieri”. L’album è infatti anche un modo per salutare le persone che amo e che ci saranno sempre nella mia vita anche se in un modo diverso.                                                                                                                                              Il tutto si conclude poi con  Panni al sole, un brano che parla dell’essere pronto a ricominciare.

Tutte le info e news di Antonio Langone potete trovarle sul suo sito:

https://www.antoniolangone.com

Potete ascoltarlo su youtube:

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