Il Centro Botín inaugura la prima grande retrospettiva interamente dedicata al disegno di Marisol Escobar (Parigi, 1930 – New York, 2016), artista la cui presenza nella scena newyorkese degli anni Sessanta ha avuto un rilievo molto maggiore di quanto si tenda a ricordare. Se per molti questa può essere la prima occasione di avvicinarsi all’universo di Marisol, ciò che rende davvero significativa la mostra non è tanto salvare dall’oblio la sua figura all’interno dei canoni canonici dell’arte quanto riscoprire una porzione della sua produzione che, richiedendo una ricerca approfondita, ha a lungo rischiato di restare in ombra: la sua opera su carta. Grazie alla collaborazione con Buffalo AKG Art Museum, l’istituzione che custodisce la sua eredità, sono stati ritrovati e digitalizzati nuovi disegni che consentono di esplorare questo aspetto essenziale – finora poco studiato – della sua carriera.
Sebbene sia la scultura a garantirle la notorietà internazionale, il disegno ha sempre occupato un posto centrale nel suo percorso. Non si trattava di schizzi preparatori o di una produzione secondaria, ma di un linguaggio autonomo dal quale l’artista concepiva, osservava e costruiva immagini. In questa mostra sono esposti oltre un centinaio di lavori, datati tra il 1949 e il 2015. Accanto ai disegni compaiono anche alcune sculture emblematiche, come indiano o Donna con bambino e due agnelli, insieme a una ricca dotazione di materiale d’archivio e a numerosi film che aiutano a collocare la complessità della personalità di Marisol.


Come sottolineano i testi della mostra, nel lavoro di Marisol “l’identità appare come un’immagine mutevole: talvolta un volto, talvolta una maschera, talvolta una traccia e talvolta una scena condivisa”.
La seconda tappa ci conduce agli anni Settanta, dopo una lunga serie di viaggi che la portarono attraverso il Sud-Est asiatico e la Polinesia, trasformando in profondità il suo sguardo. Nel pieno delle proteste legate alla guerra del Vietnam, ai movimenti indigeni e alle lotte per i diritti civili negli Stati Uniti, Marisol interrompe temporaneamente la sua crescente attività espositiva per viaggiare per lunghi periodi. Nei disegni di quel periodo il colore assume una nuova intensità, i corpi si moltiplicano e compaiono testi accompagnanti alle immagini. Anche le questioni legate al genere e ai gruppi indigeni diventano più visibili. Opere come la citata scultura Donna con bambino e due agnelli (1995) introducono una raffigurazione della maternità distaccata da ogni idealizzazione. La stessa sala mette in risalto disegni come Allontanati dal mio pesce (1975) o Capo Giuseppe (intorno al 1974-1980).
In questi anni crescerà anche la sua importanza nel campo della danza e del teatro. Le collaborazioni con la coreografa Martha Graham e con Elisa Monte hanno ampliato l’ambito del disegno, estendendolo a scenografie e costumi. In progetti come Equatoriale (1978) o Caviale (1970), realizzato per il coreografo Louis Falco, il corpo smette di essere soltanto raffigurato e diventa movimento, superficie e trasformazione.
Questo secondo viaggio si conclude con una delle grandi ossessioni di Marisol: il mondo sottomarino. Dopo la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1968 intraprende un lungo percorso che la porta in India e in Thailandia, durante il quale nasce un forte fascino per la vita marina. Pellicole da 8 mm, acquerelli, pastelli e sculture quali Pesce balestra I (1970) mostrano forme ambigue tra organismo biologico e artefatto meccanico. In esse risuona anche una preoccupazione tipica dell’epoca: il rapporto tra natura, tecnologia e esplorazione scientifica nel contesto della Guerra Fredda.


La mostra si conclude con una terza spinta, forse la più intima e meno corporea di tutte. Negli ultimi anni della sua vita Marisol ha dovuto confrontarsi con l’Alzheimer, una malattia che ha progressivamente eroso memoria e linguaggio. Eppure ha continuato a disegnare fino all’ultima fase. Quando la memoria ha cominciato a sfaldarsi, la sua produzione si è progressivamente orientata verso la quotidianità: il suo studio, gli oggetti intorno o la presenza della sua badante.
Alla sua morte, avvenuta il 30 aprile 2016, Marisol ha lasciato in eredità l’archivio, la biblioteca, le opere e l’appartamento di New York al Buffalo AKG Art Museum, che ha potuto così proseguire l’ampliamento dello studio sull’opera dell’artista.
Uno degli aspetti più sorprendenti di questa mostra, curata da Laura Vallés Vilchéz, è la misura in cui molti temi attraversati lungo tutta la sua carriera restano incredibilmente attuali: la costruzione dell’identità, la rappresentazione pubblica delle donne, il legame tra immagine e maschera, l’attenzione alla cura e persino la sfida della malattia e la fragilità della memoria.
“Marisol: Quando tutto sta per iniziare”
CENTRO BOTTINO
Giardini Pereda
Santander
Dal 23 maggio al 25 ottobre 2026
