Antigone al Minerva Theatre di Chichester: recensione

Nina Cassells and the cast of Antigone Exits, © Andy Paradise

Come si fa a rendere una pièce di 2.500 anni ancora pertinente per un pubblico del XXI secolo? Beh, sicuramente serve molto più di vestire i tuoi attori con una valanga di Adidas e di lanciare ovunque la parolaccia F.

Il riadattamento della tragedia di Sofocle di Nina Segal, purtroppo, possiede la sottigliezza di un Minotauro furioso e, invece di guidare la narrazione nell’era contemporanea, infligge all’opera la brutale attualità del nostro tempo in modo totalmente ingombrante. La regia energica di Jeff James spesso fa arrestare bruscamente l’azione, mentre gli attori si allontanano dalla storia per raccontare racconti odierni di morte e perdita.

Esplorare i temi di questa tragedia greca vede una compagnia di interpreti talentuosi che intreccia narrazioni moderne con una rivisitazione vigorosa e dinamica della storia di Antigone. Ma invece di arricchire, restano appese lì come bucato steso senza mollette, incapaci di trovare una coesione.

Segal ci dice che anche se un solo corpo non viene pianto, allora noi [società] siamo condannati. È una filosofia ragionevole e viene resa eloquente dall’uso della vernice nera sulla scena nuda, bagnata dal sole, che si diffonde come veleno tra i protagonisti chiave della storia. Ma tutto risulta scomodo piuttosto che stimolante.

Max Bennett and the cast of Antigone Exits
Max Bennett and the cast of Antigone Exits, © Andy Paradise

Antigone seppellisce e piange suo fratello contro gli ordini dello zio, il nuovo re. Creonte ha decretato che il corpo resti esposto e visibile mentre si decompone senza alcuna sepoltura. Disobbedendo a suo zio, Antigone non può restare a guardare e accetta la propria sorte morale come prezzo giusto da pagare. Interroga il potere dello zio e combatte contro la legge per fare ciò che è giusto.

Sofocle era un grande narratore e il materiale è tutto lì per una serata fine e impegnativa. Un piccolo cast di sette attori è impegnato e lavora con chiarezza e vigore istintivo. La durata di 75 minuti senza intervallo offre un’occasione potente e focalizzata per penetrare nel cuore della tragedia e del dramma. Ma ogni volta che le luci si accendono e uno degli interpreti afferra il microfono portatile che pende dal soffitto, ti stacca immediatamente.

Ogni vignetta interruttiva è ben raccontata a sé stante, in particolare il monologo di Melody Chikakane Brown (Tiresia) sull’eutanasia assistita del marito e quello di Max Bennett (Creonte) sulla perdita della figlia, ma non si amalgamano mai in un insieme coeso.

Potrebbe essere tutto straziante, ma non nasce un legame emotivo mentre passiamo da una storia all’altra. Detto questo, Nina Cassells è un’Antigone forte e vivida, mentre Anushka Chakravarti è altrettanto determinata e vigorosa come la sorella Ismene. Il design scenico di Alex Lowde è anche molto incisivo. Pur offrendo molte cose da apprezzare, purtroppo nel complesso l’allestimento non riesce a eguagliare la somma delle sue parti, rendendo questa una chiusura deludente della stagione Minerva di quest’anno a Chichester.

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

Lascia un commento

5 × due =