LA TUA ESISTENZA UN CAPOLAVORO, LA PIU’ BELLA DELLE POESIE.

Quando abbiamo pensato a queste “chiacchiere” con Alberto, il suo nuovo album ancora non era uscito, ma già una cosa era chiara: Bianco ama la musica. Sembra una banalità, ma in realtà è proprio da questo amore che nascono cose belle. Non importa se già conoscete Bianco come cantautore oppure no perché ascoltando il suo nuovo progetto, Quattro, è chiaro che Bianco è Quattro. Questo per una serie di motivi: i testi scritti che richiamano spesso la sua Torino, le sonorità che ricordano questa città industriale del nord (soprattutto nella prima parte dell’album) e il nome, Quattro, che fa diventare Bianco -> Bi4nco, un po’ come dire “Quattro è me e io sono Quattro”. L’autenticità e l’onestà di questo lavoro sono le cose che più colpiscono dopo l’ascolto, il coraggio di voler mostrare come si è e cosa si ama senza maschere ed orpelli. Non servono molte altre parole dunque per descrivere e vi lasciamo alle nostre “Chiacchiere Cantautorali” che in questo caso non potrebbero avere titolo più adeguato!

CONSIGLI DI LETTURA: Ascoltando il suo nuovo album rigorosamente con cuffie o auricolari (noi amiamo anche il vinile, ma questa sappiamo essere scelta per pochi!)

Come inizia la passione per la musica per Bianco?

Inizia da bambino, quando ancora non decidevo io che cosa ascoltare. A casa mia si ascoltava parecchia musica anche se in macchina le cassette erano sempre le solite…Battisti, Vasco degli anni 90 e pochi altri.

Quali sono gli artisti a cui ti ispiri?

Mi piacciono molto i folk singer americani tipo Father John Misty o band tipo Dr. Dog. Nei miei ascolti anche tanti italiani.

Hai tre album all’attivo: qual è stata l’evoluzione artistica di Bianco nel realizzare questi tre progetti?

Sicuramente cercare di crearmi un gusto musicale ed esplorarlo per creare musica personale ed autentica. Quindi ascoltare, frequentare e capire tanti musicisti e artisti.
Durante questi anni hai realizzato numerose collaborazioni (solo per citare: Niccolò Fabi, Linea 77, Levante…) quale ti ha lasciato un segno maggiore?
Difficile dirlo perché tutti loro mi hanno insegnato qualcosa di molto prezioso e con tutti è avvenuta quella cosa magica che si chiama scambio.
La cosa più bella è che con tutti loro mi piacerebbe continuare a lavorare e collaborare.
L’esperienza come musicista nel tour di Niccolò Fabi nel 2016: com’è stato calcare il palco in abiti differenti dal solito?
Devo dire che cambia poco fare il musicista o essere il frontman. La responsabilità di suonare le note giuste con la giusta attitudine è la stessa.
Se dovessi scegliere un brano tra i tuoi qual è quello che ti sta più a cuore?
Mi piace molto cantare una canzone che si chiama Drago dell’album Guardare per aria. Il testo mi coinvolge sempre tantissimo e musicalmente ha alti e bassi che mi fanno viaggiare.
Passiamo al tuo ultimo singolo, 30-40-50: com’è nato questo brano e cosa hai voluto raccontare?
È una canzone nata in 10 minuti. Era un periodo in cui mi interrogavo spesso sui miei comportamenti e su quelli dei miei genitori e sul fatto che a volte rinunciamo alla possibilità di sentirci bene a causa di regole sociali che in fondo poco ci interessano. Eppure a volte non abbiamo la forza di fare diversamente.

Riprendendo proprio il tuo brano, quand’è che si smette di fare danni secondo te ed è giusto smettere?

Spero di non smettere mai.

Parliamo del tuo nuovo album Quattro uscito il 19/01. Com’è nato questo nuovo progetto?

È un disco suonato e pensato da musicisti. Le regole di mercato abbiamo cercato di tenerle fuori dallo studio e di inventarci una strategia di marketing a mix finito. Ultimamente mi sembra che funzioni al contrario.

Spotify:

Bianco
Bianco e Fabi
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