Di Arianna Giuliani

Questa volta si parla con un musicista – scienziato che ci farà entrare nel suo mondo speciale fatto di musica e ci introdurrà il suo progetto musicale :    “CrazyChemyLab”.                                  Non perdetevi l’intervista fatta a Giorgio Cataldo, un ragazzo di 22 anni che ama tutto l’universo musicale e vuole vivere di questo. Grazie a Giorgio per la disponibilità e simpatia dimostrata verso di noi. 😃🎸🎶🎤

Ciao Giorgio, come prima domanda vorrei chiederti: sei un musicista? 

Da quanto suoni e come è nata la tua passione per la musica?

Ciao Ragazze, mi piace molto definirmi musicista, diciamo che sto studiando e mi sto impegnando molto per diventarlo a tutti gli effetti.                                                                        E’ da quando avevo circa una decina di anni che suono la chitarra, ho iniziato a studiarla più seriamente intorno ai 13/14, ed è proprio intorno a quell’età che ho capito che volevo intraprendere questa strada. Non so bene come sia nata questa mia passione, in casa mia si è sempre ascoltata tantissima musica, di ogni tipo, credo sia nata così.

Tu affermi di sentire la “necessità” di fare musica.
Da dove viene questa tua necessità e come riesci a gestirla?

Si, è una sorta di “necessità” perché trovo bellissimo quello che la musica ci regala a livello emozionale, e mi sono sempre ripromesso di provare a regalare le stesse emozioni a un sacco di ragazzi che come me sognano solo mettendosi nelle orecchie delle cuffie. Una sorta di passaggio di testimone.                                                                                        Quello che faccio ora per riuscire in tutto ciò è capire come dare una forma sonora alle emozioni, è una ricerca che sto ancora compiendo, e la cosa bella è che le emozioni cambiano con il passare degli anni e si crea così un loop infinito.

Hai già 22 anni e già tanti progetti in atto. Vuoi raccontarcene qualcuno?

Attualmente all’età di 22 anni mi giostro in 3 band, oltre a CrazyChemyLab intendo.
Una band in cui suono da diversi anni e con cui sono cresciuto si chiama Mistakes, abbiamo fatto bellissime cose, abbiamo inciso 2 EP pop-punk, di cui l’ultimo ci ha permesso di calcare palchi importanti a Milano come quello dei Magazzini Generali o quello del TunnelClub quando abbiamo aperto il tour agli SWMRS.
Un progetto nuovo in cui sono entrato da poco si chiama Sem e le Visioni Distorte, stiamo iniziando a portare in giro il nuovo disco della band, è sano RocknRoll, davvero molto bello!
E infine suono in un duo acustico chiamato Giocano i Koala, non abbiamo fatto molte date ancora, ma non vediamo l’ora di portare in giro un po’ della nostra musica.

Hai un piano B o nella tua vita la musica è al primo posto ?
Pensi che nel mondo attuale sia possibile vivere esclusivamente di musica?

Con un po’ di arroganza dico che non voglio avere piani B.                                                         Voglio vivere di musica in tutte le sue forme, che sia suonare live, lavorare come session musician per concerti live o in studi di registrazione, insegnare, scrivere, comporre etcetcetc . Davanti a me ho esempi che mi hanno insegnato che con una grande apertura mentale e con tantissima voglia di fare e di mettersi in gioco questa cosa diventa possibile.

Studi musica professionalmente? Dove?
Raccontaci la tua formazione musicale.

Si in questo momento sto studiando al CPM Music Institute di Milano, dove sto crescendo molto, sia grazie agli insegnanti sia grazie al confronto con tutti i ragazzi che come hanno deciso di intraprendere questa strada.
Ho iniziato a suonare per i motivi che dicevo all’inizio e ho preso in mano la chitarra perché era uno strumento che avevo in casa.                                                                                  Ho iniziato a studiare seriamente intorno ai 14 anni per poi decidere di iscrivermi al CPM per concretizzare i miei studi in un percorso accademico.                                                  Sono tutt’ora dell’idea che però oltre all’aver studiato lo strumento in se, quello che mi ha aiutato molto è l’avere sempre suonato con tanti ragazzi.

Oltre a suonare, ti dedichi alla composizione di brani o alla scrittura?

Qualche canzone l’ho scritta in passato, brani che non sono mai stati pubblicati ufficialmente, ma che sono felice di aver suonato in giro con progetti diversi.                     Poi in realtà per quanto sia raro che mi metta a comporre mi piace comunque fornire un punto di partenza per la scrittura di brani nuovi nei vari progetti in cui suono, o adattare le idee che mi vengono presentate sullo strumento.
Non sono un autore o un compositore, però mi piace aiutare quando posso.

Io ti ho contattato perchè sono rimasta molto colpita dal tuo nuovo progetto ” Crazy Chemy Lab”. Ce lo vuoi raccontare? Com’è nata l’idea del progetto?

Crazy Chemy Lab è un progetto che è nato un po’ per caso come frutto di una serie di ragionamenti e poi ha preso una forma molto precisa.
Mi sono reso conto che non esisteva un progetto che portasse il mio nome, a differenza di molti miei coetanei che invece iniziavano ad aprire le loro pagine “artista”.                    Però non volevo creare una “semplice pagina artista”, ma qualcosa di particolare, per cui il mio nome o comunque la mia immagine potesse essere associata a qualcosa di specifico, di alternativo e di artistico.
Un altro pensiero che mi ronzava in testa era che suonando molto in giro mi sono reso conto come sempre meno gente vada ai concerti di band emergenti e quindi mi sono posto l’obbiettivo di portare lo show direttamente negli smartphone e nei social dei miei coetanei.
Ho pensato che non volevo fare tutto questo da solo, da qui quindi l’idea di coinvolgere circa una ventina di ragazzi che ho conosciuto al CPM e suonando in giro, provenienti da tutta Italia e di diverse età.                                                                                                                   Ho selezionato dei brani che abbiamo ascoltato in radio per tutta l’estate e li abbiamo riarrangiati unendo le nostre idee e i nostri generi e per ogni brano ho scritto degli storyboard per realizzare dei video molto semplici ma credo anche molto simpatici e accattivanti.

– Perchè si chiama Crazy Chemy Lab? Qual è il suo legame con la chimica?

Uso la parola chimica in sostituzione della parola musica, perché credo che la musica sia composta da tantissimi elementi che combinati tra di loro in modo (in)consapevole possano dar vita a qualcosa di sempre nuovo, esattamente come nel mondo della chimica si studia il rapporto degli elementi e di come le relative combinazioni diano vita a tutto quello che ci circonda.                                                                                                              Da qui anche l’idea dello scienziato pazzo a capo del laboratorio, che usa i musicisti come se fossero preziose materie prime da combinare per creare qualcosa di diverso.                  Da questo concetto deriva l’idea di arrangiare cover, brani che sono conosciuti ma non nella forma in cui le presenteremo.

– Hai già dei progetti per il futuro o anticipazioni musicali da regalarci?

E’ un periodo molto particolare e molto bello della mia vita, in cui sento di avere tante energie da incanalare nei progetti in cui suono ma anche di voler sperimentare nuovi generi.
Per quanto riguarda CrazyChemyLab, sicuramente non lo vedo come un progetto che avrà una fine, lo vedo come un lungo viaggio fatto di sperimentazioni, di musicisti nuovi e di una ricerca costante per proporre a livello mediatico i nostri lavori.                               A tal proposito sto già pensando a nuovi brani, a nuove persone da coinvolgere e anche a nuovi video, però credo sarà tutto svelato a tempo debito (eheheh)

Qual è il tuo genere musicale? A quali musicisti ti ispiri?

Non credo di avere un genere musicale che prevale su altri, ho sempre ascoltato qualunque cosa così come ho sempre cercato di studiare tutto con estremo interesse e curiosità.
Nella mia adolescenza c’era tanto rock e punk e in parallelo c’era il jazz di mia mamma  e la musica classica che mi faceva da sottofondo mentre studiavo.                                         Oggi ascolto davvero tutto, adoro accendere la radio e ascoltare quello che succede nel mondo, che sia pop, indie, musica leggera, italiana o straniera, hard rock, classica, funk… Mi piace tutta la musica e se c’è qualcosa che mi appassiona cerco di farlo mio così da poter essere estremamente plastico in quello che andrò a fare.

Farai dei live in qualche località d’Italia? Noi di Hai sentito che musica ti aspettiamo a Roma.

Per il momento ho sempre suonato tantissimo a Milano e in provincia, ma ho sempre sognato di uscire dalla mia regione.                                                                                                Mi è capitato di recente di andare a suonare vicino a Bologna e sarà che c’era la magia della prima volta, ma è stato fantastico e non vedo l’ora di continuare a viaggiare per suonare.                                                                                                                                                Spero un giorno anche di arrivare a poter fare dei tour fuori dall’Italia, in Europa e poi nel mondo. Se voi mi aspettate a Roma farò in modo di organizzare qualcosa il prima possibile, non potrà che essere fantastico!

– Infine voglio concludere con una domanda che può sembrare banale, ma che chiedo sempre nelle mie interviste: Che cos’è per te la musica?

Credo che questa sia la domanda più difficile di tutte in realtà.                                                  La musica è un po’ tutto, non l’unica cosa di me, ma la maggior parte.                                    Fin da piccolo ho sempre trovato interesse per questo straordinario universo, era qualcosa di magico che mi permetteva di volare via con la testa e creare fantasie. Tutt’ora dopo tantissimi anni rimane qualcosa di fascinoso e per certi versi di inspiegabile.                                                                                                                                             La studio, la suono, ci lavoro, la elaboro, però rimane sempre qualcosa di inafferrabile e veramente indescrivibile. Onestamente non so bene cosa potrei essere senza musica.

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