Se anche gli applausi scroscianti di un pubblico innamorato diventano musica all’interno della sala Santa Cecilia dell’Auditorium vuol dire che l’uomo è riuscito davvero a creare un tempio dell’acustica. Vuol dire che Renzo Piano ha davvero creato qualcosa di unico.

Entrare in questa sala è sempre un’esperienza mistica per chi come me ama la musica. Mi ricordo ancora la prima volta che la vidi: avevo 10 anni e i miei mi portarono a visitare questo nuovo Auditorium appena costruito. La Santa Cecilia mi fece innamorare di lei immediatamente: il suo tetto a vele, il profumo di legno, quell’acustica talmente perfetta da sembrare irreale.

La ristudia all’università come gioiello ingegneristico e ora mi ritrovo a viverla non solo da spettatrice, ma da invitata. È come essere invitati a casa propria senza però avere le chiavi e per le emozioni che mi riporta alla mente e la sua straordinaria perfezione, la sala Santa Cecilia davvero mi fa sentire sempre a casa.

L’unicità della serata è scandita da un artista unico nel suo genere: David Crosby. Chitarrista e cantautore statunitense, ha 12 album all’attivo e 3 libri oltre a varie collaborazioni per film. I gruppi con cui ha suonato girando il mondo prima di affermarsi con la sua carriera da solista sono The Byrds; Crosby, Stills, Nash & Young; Crosby & Nash. A questi si aggiunge l’ultimo: CPR. E’ stato menzionato due volte nella Rock and Roll Hall of Fame.

David Crosby ricrea un’atmosfera talmente familiare da dare l’idea di essere da stati invitati ad un concerto privato nella sua casa in America.
Tutto parte già dalla scenografia: un tappeto a terra a delimitare l’area del nostro musicista e tutto intorno, disposti a semicerchio, i suoi talentuosissimi musicisti che non fanno da cornice bensì sono protagonisti quanto David di questo spettacolo.

Nonostante la differenza di lingua, David Crosby non si risparmi nel raccontare la storia delle sue canzoni, della sua vita, interloquisce con il pubblico che riesce a fargli da spalla fino a lanciarsi in commenti contro il presidente della Repubblica americano chiedendo scusa all’umanità per averlo reso presidente. Come sottolinea anche lui, anche noi abbiamo i nostri “asshole” nel governo (per i puritani: una parolaccia non è una parolaccia se detta in un’altra lingua). Meritiamo tutti qualcosa di migliore.

La protagonista indiscussa è senza dubbio la musica: un connubio perfetto quello creato tra armonie e testi amplificati e resi ancora più magnifici dalla spettacolare acustica della nostra sala Santa Cecilia che gode con noi di questo spettacolo. Lei sembra guardarci soddisfatta e dirci “guardate cosa sto rendendo possibile!”. Noi non possiamo che sentirci debitori con lei e con questo regalo che David Grosby e la sua band ci stanno donando.

Se ogni membro della sua band risulta essere un tutt’uno con il proprio strumento e un insieme perfettamente armonizzato, David Crosby con la sua voce e il suo tocco sulle chitarre è la punta di diamante di un quadro già perfettamente realizzato. Lui è l’orecchino di perla del quadro di Vermeer. L’amore per il suo mestiere è tale da trasparire in ogni nota suonata e cantata.

Per concludere, David Grosby fa scuola nella voglia di portare musica di qualità su un palco come quello dell’Auditorium. Come lui stesso ha detto, speriamo che sia solo la prima di tante date italiane.

Scaletta del concerto:

  1. In my dreams
  2. Morrison
  3. Naked in the Rain
  4. Thousands Road
  5. At the Edge
  6. Guinnevere
  7. What are their names
  8. Long Time Gone 
  9. Déjà Vu
  10. The Lee Shore 
  11. Homeward Through the Haze
  12. Sky Trails
  13. Delta
  14. Janet
  15. Eight Miles HIgh
  16. Wooden Ships
  17. Almost Cut My Hair
  18. Ohio
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