Un’anima in controluce si riconosce sempre: si vede ogni sfaccettatura, ogni angolo. E’ felice Ermal e si vede. Proprio perchè la sua anima in controluce difficilmente – mente. Difficilmente sa mostrare qualcosa di diverso da ciò che è.

E’ un clima amichevole quello che si respira nella sala del Circolo Artistico di Arezzo dove si tiene l’intervista-chiacchierata tra Ermal Meta e Drigo de I Negrita. Non sono soli, ci sono le loro chitarre con loro, sembra un quartetto più che un incontro tra due persone. Questo fa capire quanta musica è presente tra loro, quanto è importante per loro.

Si inizia l’intervista in medias res, parlando da subito della vita del cantautore e di come due canzoni gliel’abbiano cambiata: Vietato morire e Non mi avete fatto niente. La prima viene intonata subito dai due musicisti. Drigo si conferma un chitarrista eccezionale. Ma questa in fondo non è una novità.

Si parla di ispirazioni delle canzoni di Ermal, alla domanda “chi è la tua musa” la risposta è “la verità è che non lo so nemmeno io, per questo spesso non si capisce!”. Forse non è neanche così importante, la bellezza sta nel prodotto finale, e la magia si crea subito non appena si suonano le prime note di Piccola Anima “uno dei pezzi più belli che hai scritto” afferma Drigo poco prima di iniziare a suonare. Non gli si può dare torto. L’intera sala non vorrebbe più smettere di applaudire. C’è una chimica tra Ermal e il pubblico difficile da spiegare.

Drigo è bravo nell’entrare in quella che è la parte più profonda del cantautore, si arriva a discutere delle due anime di Ermal: sarà lui stesso a definirsi totalmente italiano e totalmente albanese allo stesso tempo. La bellezza di veder coesistere due nazionalità in un patto di “non belligeranza” tra l’adulto e il bambino. Non esisterebbe questo adulto se non ci fosse stato quel bambino.

Continuando nel racconto della sua vita, è sempre più forte la sensazione che sia da sempre stato predestinato alla musica. Come nelle trame di un film in cui il destino del protagonista si intravede dalle prime battute, così accade nel percorso del musicista italo-albanese. La musica lo ha scelto da subito. Lo si vede dall’amore con cui parla dei suoi inizi con il pianoforte, dalla passione che trasmette nel cantare alcuni suoi brani in acustico.

E’ forte e chiaro il messaggio che Ermal Meta vuole lanciare, lo si evince dalla sua frase “Accendete più luci possibili” riferendosi alla -breve memoria- del nostro paese. La memoria, la cultura sono coloro che accendono le luci laddove c’è buio. Ed è bello sentirlo dire, è bello non aver paura di portare avanti degli ideali che vengono talvolta scambiati per obsoleti.

Si conclude con Non mi avete fatto niente e i progetti del cantante: Il tour nei Teatri con lo GnuQuartet per il quale si stanno componendo delle cose “che mi stanno mandando fuori di testa” afferma il cantante. E vista l’emozione che trapela nel dirlo, siamo certi che spiazzerà anche noi. Non mancano nuovi pezzi in composizione “ma di questo non dico niente sennò mi ammazzano”.

E’ bravo Ermal a rimanere un tutt’uno con quello che sembra essere un amore talmente forte da superare ogni difficoltà: quello con la sua musica. Bellissimo l’accompagnamento di Drigo in questo viaggio intimo e allo stesso tempo molto signficativo. La stima tra i due riesce a creare un’armonia nel dialogo difficile da simulare.

Conclusioni? Ne viene in mente una, forse sempre la stessa quando si viene a contatto con Ermal: non bisogna mai smettere di lottare per ciò che si ama perchè il risultato è sotto gli occhi di tutti. E’ Ermal Meta.

RIngraziamo il Sudwave-ArezzoWave per aver organizzato l’incontro e tutto il festival in maniera unica.

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