A TE CHE SE TI CHIAMANO RAGAZZA TI FA UN PO’ MALE IL CUORE

Ci sono articoli che nascono dopo aver conosciuto un particolare artista, altri per l’entusiasmo di una band e altri ancora perchè delle canzoni ti hanno trafitto il cuore e senti il bisogno di scrivere su di loro. Questo è uno di quegli articoli che si scrivono per esigenza. L’esigenza di scrivere un pezzo di quello che è la mia vita che mi ha portata anche qui, su questo blog, ad ascoltare tantissimi album a settimana di persone emergenti che lottano quotidianamente per portare avanti il loro sogno. Il mio è sempre stato solo quello di guardare uno spicchio più in là, dove spesso non si arriva, per scovare l’essenza delle cose. In questo viaggio talvolta difficile, si sono susseguite varie colonne sonore, negli ultimi mesi, una delle più ricorrenti, aveva la voce di Francesco Motta.

Se con il suo precedente album, La fine dei vent’anni, il giovane livornese aveva dato vita a sonorità più chiuse che ben accompagnavano testi in cui era tangibile una sorta di fragile insicurezza da parte dell’artista, il nuovo album, Vivere o Morire, ha dentro di sè un’ampienza nelle melodie che sembrano raccontare il secondo tempo di un film che aveva la necessità di essere espresso con sonorità differenti. Punto di unione tra i due “tempi” è sicuramente la prima track del nuovo album Ed è quasi come essere felice. Il testo, composto solo da una strofa e un ritornello che ha una frase ripetuta ben 15 volte (frase che da anche il titolo anche alla canzone), riprende la “magrezza” del testo Prenditi quello che vuoi. Ma come una nave trasporta i suoi passeggeri da una terra ad un’altra, Ed è quasi come essere felice è il mezzo di trasporto che Motta ha utilizzato per portarci nel suo nuovo mondo musicale che ha presentato a tutti noi con il suo secondo singolo estratto, La nostra ultima canzone.

Ed è un po’ un racconto quello che il nostro polistrumentista ci propone, mostrarsi con la voglia di scrivere qualcosa di personale e intimo. La chiave di tutto questo si trova sicuramente negli arrangiamenti, che hanno dentro di sè un respiro che ben si sposa con i testi talvolta malinconici, ma mai eccessivamente tristi, che sembrano quasi un sospiro tra due momenti della propria esistenza. La volontà è quella di affermare che infondo, ce l’abbiamo fatta ancora. Il connubio è talmente ben posato da far venire voglia di cantare insieme a lui, trasportati in questo nuovo mondo “Mottiano” che può essere anche un po’ quello di ognuno di noi. La firma di Taketo Gohara è forte e non delude mai.

Sicuramente l’elemento migliore per conoscerlo è ascoltarlo e capire perchè, in fondo, E’ quasi come essere felice.

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per acquistare l’album :

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Ps: Grazie a Chiara e Flavia per condividere questa passione insieme 🙂

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