Scritto da Simona Noemi Esposito

A poco più di un mese dall’inizio del tour estivo di Prisoner 709, vorrei soffermarmi un attimo a parlare di un artista che non ha né precedenti, né qualcosa di simile, Caparezza.

Michele Salvemini, conosciuto da tutti come Caparezza è un cantante italiano, uno che scrive per il gusto di farlo e non per vendere, uno che fa della musica per dire quello che pensa, che tratta le tematiche più disparate e non si basa su canoni pre impostati.
Non mi soffermerò sulla parentesi “Mikimix” dal punto di vista musicale, ma mi ci soffermo soltanto per dire che a volte la passione per qualcosa non ci fa fermare mai, nonostante i fallimenti nei quali possiamo incappare.

Caparezza è un artista che si fa conoscere principalmente per il suo modo di scrivere e per il suo modo di cantare, ovvero in un modo quasi “parlato” e molto veloce.
L’ultimo suo album, Prisoner 709 è molto diverso dai precedenti, poiché più che parlare di cose riguardanti la comunità, come le abitudini dei giovani, delle persone in generale, le difficoltà dei lavoratori e cose di questo tipo, è un album molto introspettivo, in cui l’artista ci parla di sé stesso, dello stress di essere ciò che è e della difficoltà di riconoscersi ancora per chi è davvero ( Sogno di potere, Prosopagnosia ). Affronta tematiche di qualsivoglia genere, mettendo in discussione tutto della sua vita, persino del continuo bivio con cui si rapporta, ovvero quello di essere Michele (7) o Caparezza (9) (da qui Prisoner Seven o Nine).

Ma soprattutto questo album, ci racconta una storia, la storia di una malattia che ha reso quasi impossibile la carriera di questo artista, l’effetto Larsen.

Con Larsen infatti, Caparezza racconta con cosa deve convivere sin dal 2015, ovvero con un fischio alle orecchie continuo, l’acufene, che gli rende impossibile dormire, ascoltare musica e concentrarsi nel suo lavoro.
Un brano davvero inusuale poiché l’artista tende a parlare sempre molto poco di sé, della sua vita privata o cose di questo tipo.

Questo brano, per quanto mi riguarda è il più bello dell’album, e sinceramente mi fa capire quanto Caparezza tenga allo scrivere testi e alla musica, a quanta passione ci mette in quello che fa e quanta dedizione, poiché nemmeno un problema così serio è riuscito a fermare la sua voglia di scrivere, la sua voglia di fare musica e la sua voglia di saltare su tutti i palchi.

È un album che a me, personalmente, trasmette forza, il coraggio di non arrendersi mai, che le difficoltà ci possono essere ma bisogna sempre saperle affrontare e fare ciò che ti fa stare bene perché non è vero che non sei capace, che non c’è una chiave.

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