Written by 18:04 Decamerone di Hai sentito che musica

L’amore ai tempi del Corona Virus: appuntamenti al buio

Tempo di Lettura: 5 minuti Nuova storia per il Decamerone di Hai sentito che musica! Gaia e Marco e il loro appuntamento al buio sono i protagonisti della nostra storia. Come andrà a finire la loro storia? Leggete qui per saperne di più!

Appuntamenti al buio

Non avevo mai capito bene come funzionasse questa storia degli appuntamenti al buio, ma dopo l’ennesima uscita solo uomini mi ero convinto a iscrivermi a uno di quei siti di incontri. Dopo Manuela non c’era stata più nessuna, e questo non andava bene. Era arrivato il momento di buttarsi.

Non so perché proprio quella domenica mattina avevo deciso di scaricare quell’app. Dopo mesi di indecisioni e perplessità mi ero convito. Pochi clic e il profilo era creato. Ma io mi sentivo un cretino. Non sapevo come comportarmi e dopo pochi minuti pensai fosse stata l’idea più stupida della mia vita. Non avevo mai pensato di potermi infilare in questa storia degli “appuntamenti al buio”. Chiusi l’app e non ci pensai più per qualche giorno.

Appuntamenti al buio

Quella notte però proprio non riuscivo a dormire. Pensavo a Manuela e non riuscivo a prendere sonno. In quel momento decisi di riaprire l’app che avevo scaricato qualche tempo prima. Mi sentivo solo. Così inizia a guardare profili di ragazze mai viste: alcune sembravano uscite dalle copertine di Vogue, altre da un libro di letteratura, altre dal profilo Instagram di Chiara Ferragni. Dopo tante risate e nulla di concreto mi soffermai sul profilo di una biondina più realistica delle altre. Si chiamava Gaia.

Iniziammo a parlare dopo esserci scambiati qualche like e la conversazione non era niente male. I giorni successivi trascorsero normalmente tra lavoro, studio per il master e amici. Ma c’era sempre lei la sera con cui parlare. Cercavo di ritagliarmi sempre qualche minuto in più per parlare con lei, i 10 minuti diventarono 20 fino a diventare serate insieme. Era arrivato il momento di incontrarci.

Il decreto

Non so bene chi dei due prese l’iniziativa, ma entrambi eravamo convinti di volerci vedere. Forse il termine felice era troppo da usare, ma ero contento dopo tanto tempo. Gaia mi interessava e non vedevo l’ora di vederla.

Il decreto arrivò sabato notte e la domenica a pranzo io e Gaia ci saremmo dovuti vedere. Quella sera ero a cena a casa di un amico e quando lessi le disposizioni fu come una doccia fredda. Tutti erano preoccupati per il virus che si stava dilagando in Italia, io lo ero perché capì che non avrei visto Gaia il giorno dopo. Lei fu la prima a mandare il messaggio, perfettamente nel suo stile. “Mi sa che dobbiamo rimandare l’uscita..”. Non mi sembrava vero.

La domenica la passai nel letto, sentivo scorrere le notizie sul Corona Virus dal TG, ma niente poteva distrarmi dal pensiero che sarei dovuto essere a pranzo con Gaia e invece ero lì. Sarei dovuto scendere a fare un po’ di spesa, ma non ne avevo voglia. Ero incazzato, molto incazzato. Per una volta che conoscevo una ragazza che mi interessava dopo Manuela il mondo aveva deciso di venirmi contro. Ora ci si metteva il Virus asiatico a rovinarmi tutti i piani. Odiavo tutti, nessuno escluso. Era la mia vita che si stava rovinando e sentivo il tempo scorrere senza uno scopo.

Cambio di prospettiva

Fu sempre Gaia ad avere l’idea, fu sempre lei a scivermi per prima un semplice “Ci sei?”. Certo che ero lì, ero dentro casa mia da ore senza sapere cosa fare né pensare. Volevo solo vederla. Le risposi un secco “Si”. Non volevo essere scortese, ma la delusione bruciava ancora e non era colpa di nessuno, se non del fato. Lei mi rispose uno smile e con una naturalezza infinita mi disse “Ti va di cenare insieme stasera?”. E’ matta pensai. Tutti si raccomandavano di rimanere a casa, che la situazione era difficile e pericolosa, che i posti in terapia intensiva stavano terminando e lei mi chiede di cenare insieme. Sbigottito e anche un po’ innervosito le risposi un “MA STAI SCHERZANDO?!”. Lei continuò con una serenità incredibile: “Certo che no, non possiamo incontrarci, ma possiamo vederci su Skype. Tu cucini il tuo piatto preferito, io il mio e ci vediamo alle 20:30 su Skype. Cosi iniziamo a conoscerci!”. In quel momento mi sentii un cretino. Era un’idea geniale e non capii come avevo fatto a non comprendere subito il suo piano. Inutile dire come la giornata migliorò immediatamente. Le risposi ok e corsi a fare una doccia.

Gli appuntamenti al buio e la paura di sembrare un cretino

Non avevo idea di cosa fosse idoneo indossare per gli appuntamenti al buio, in realtà non avevo proprio idea di cosa aspettarmi! Dopo aver scelto i vestiti,  iniziai a pensare a cosa potevo preparare per cena. Il menù richiedeva il mio piatto preferito “Carbonara” pensai. E mi misi all’opera. Cucinavo e canticchiavo, non mi sentivo da tempo così felice.

Arrivarono le 20:30, mi posizionai davanti al computer e accesi Skype. Avevo paura di essere impacciato, di non sapere cosa dire. Ma appena lei si collegò mi sorrise mi salutò con un “Ciao!”, come se stessimo facendo la cosa più naturale del mondo. Da lì tutto fu in discesa.

Quella fu solo la prima cena, ne seguirono altre. Ogni sera sceglievamo un’attività diversa da fare insieme via Skype. Era un modo per conoscerci, per stare insieme in un momento in cui era vietato ogni rapporto umano. Una sera lei si addormentò mentre vedevamo un film, mi sembrò un momento magico. Si fidava di me pensai e capii quanto il sapore di quelle sere stava migliorando ogni giorno le mie giornate. Mi sentivo il protagonista di quel film con Tom Hanks e Meg Ryan, C’è posta per te. Il nostro amore stava nascendo via Skype e noi eravamo sempre più vicini.

Il Corona Virus

Le prime settimane in Italia furono difficili, le notizie dei contagi aumentavano e tutti avevamo paura. Ogni giorno arrivavano messaggi da personaggi più o meno famosi per chiedere a tutti di restare a casa per evitare che l’epidemia si espandesse ulteriormente. La tristezza era tanta, l’economia rallentava ogni giorno di più. Intere famiglie avevano problemi a pagare il mutuo, le rate della macchina. Il paese era stato messo a dura prova e la rabbia maggiore la provavo per tutte quelle persone che nonostante il pericolo continuavano ad uscire e frequentare posti affollati nonostante le disposizioni dicessero tutt’altro. Io avevo rinunciato al contatto con Gaia per il bene di tutti, non riuscivo a capire come molte persone non afferrassero questo semplice concetto.

Ma ad ogni momento di buio, per quanto difficile, lungo e complicato corrisponde sempre un periodo di luce. Dopo quasi due mesi di isolamento, l’epidemia regredì, il trend si invertì e la lista delle persone infettate diventò sempre più piccola. A fine maggio gli infettati erano 15 e tutti in via di guarigione.

La vita riprese per tutti e il caldo sole di Roma aiutò a far tornare il buon umore. Tornarono le passeggiate al mare, le grigliate con gli amici, i gelati a San Pietro e le nottate tra Piazza Trilussa e Monti. La vita non si può fermare perchè è come un fiume che scorre, trova sempre una strada per raggiungere il mare.

Io e Gaia ci incontrammo una mattina sul lungomare di Sabaudia. Appena la vidi riconobbi tutto di lei: le lentiggini sul naso, i grandi occhi azzurri, i capelli rossi arruffati sulla fronte e il suo sorriso. Quanto avevo sognato di vederlo dal vivo quel sorriso. Lei mi salutò come quella sera su Skype, con la stessa gioia negli occhi, come se tutto fosse normale, come se non avessimo mai smesso di vederci, toccarci, amarci.

“Ciao!”.

Io le sorrisi.

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Ultima modifica: 9 Marzo 2020
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