Written by 16:15 Decamerone di Hai sentito che musica

Può una storia d’amore salvare il mondo?

Tempo di Lettura: 4 minuti Una storia d’amore tra un uomo e una donna, le difficoltà di una crisi. Il ritrovarsi. Oggi Hai sentito che musica affonda le mani nei sentimenti umani.

Storia d'amore - credit by: Artlynow.com

Il racconto di una storia d’amore parte sempre con tanti cuori e dolcezza. Il mio purtroppo non è così. I problemi tra di noi erano precedenti a questo periodo nero. Quando la quarantena fu estesa a tutta l’Italia eravamo già pronti all’idea di dover trascorrere 24h insieme in una casa di 65 mq. Ma un conto è pensarlo, un altro è metterlo in pratica. Io e Josephine eravamo sposati da 6 anni ed eravamo in crisi piena da 6 mesi. Non si sa mai la vera ragione di una crisi, ma quei difetti che prima tanto amavi di una persona diventano fastidiosi, quelle sue caratteristiche che la rendevano unica ti sembrano la cosa più irritante del mondo. E diventa difficile anche mangiare una pizza insieme.

Lei iniziò ad uscire sempre di più con le proprie amiche, io a giocare a calcetto. Entrambi sospettavamo un amante, nessuno dei due però aveva il coraggio di chiederlo. Era finita probabilmente, ma nessuno dei due riusciva a dirlo.

La rassegnazione in una storia d’amore

Quella sera ci guardammo e capimmo subito entrambi che la situazione non avrebbe permesso a nessuno dei due di fuggire dall’altro. Era una prigione d’orata dalla quale non potevamo uscire fino al 3 aprile. O forse anche per più tempo. Josephine esordì dicendo: “ok, cerchiamo di organizzarci per la spesa. Cerco delle mascherine online e se le trovo le ordino. Io posso continuare a lavorare da casa, tu sarebbe meglio non uscissi”. Amavo la pragmaticità di Josephine, era una delle cose che amavo di più di lei. O che avevo amato, non lo sapevo più. Le dissi che avrei capito come organizzarmi solo l’indomani mattina, adesso avevo le idee confuse. Ed era vero. Mentre lei aveva organizzato già 1000 pensieri per poter tenere tutto sotto controllo, io non sapevo cosa fare. Lei era una giornalista-scrittrice freelance, io un matematico. Ma tra i due quella più logica era decisamente lei.

Onestà

Non so come feci, forse per onestà di quell’amore che ci aveva legato presi coraggio e iniziai a parlare: “Forse sarebbe meglio dividerci gli spazi della casa, per evitare di sentirci oppressi.”

Lei mi spiazzò: “mi sembra un’ottima idea. Tu vuoi la camera da letto?”

“No, puoi tenerla tu. Io starò nell’ufficio” le risposi.

Per la prima volta avevamo avuto il coraggio di rispettarci.

I giorni passavano lenti, tra il lavoro, la casa da tenere pulita, il cane da portare giù e la spesa da fare. La notte si dormiva poco, lei per lo più vedeva serie tv su Netflix, io leggevo un po’ o vedevo qualche film degli anni ’80. Eravamo molto preoccupati, la situazione non stava migliorando e non sapevamo cosa aspettarci. Nei romanzi con una grande storia d’amore come protagonista c’è sempre un evento che cambia tutte le carte in tavola. Io pensavo che il nostro evento fosse la quarantena che aveva dato ad entrambi il coraggio di guardarci negli occhi e dirci “è finita”. In realtà mi stavo sbagliando completamente.

Conoscersi

La decima notte di quarantena Josephine si alzò dal letto e venne nel salone dove ero io. Passò oltre senza salutarmi e andò in cucina. Iniziò a cucinare un dolce. La vedevo sbattere le uova alle 3 di notte nel suo pigiama di cotone bianco e potevo avvertire la sua inquietudine dai suoi movimenti, dalla linea del suo viso, dai suoi capelli legati. Non so perchè lo feci, a volte certe cose accadono senza un motivo, ma di botto la raggiunsi e le passai lo zucchero “un dolce senza zucchero non è molto commestibile”. Lei mi sorrise, cucinammo insieme per le successive 2 ore.

Da lì si instaurò una sorta di normalità, una nostra normalità confinata nelle 4 mura di casa. La sera uno dei due cucinava piatti particolari per l’altro, talvolta buoni, altri immangiabili. A quel punto si ordinava una pizza o si mangiavano le patate nella busta che avevamo nella credenza. Iniziammo a vedere i film insieme, litigando sempre sul titolo da scegliere. Alla fine vinceva sempre lei, forse perché io di cinema non capivo davvero nulla. Una notte uscimmo insieme sul terrazzo. Erano le 2:30 di notte e vedemmo quasi tutte le luci degli appartamenti dei palazzi intorno a noi ancora accese. Ci fece sentire meno soli. Quella notte ci addormentammo sul divano abbracciati mentre vedevamo Irishman.

Cambiare prospettiva

I giorni successivi passarono veloci, tra chiacchiere sul balcone e notti passate insieme a scoprirci. Il 3 aprile arrivò e ci colse così di sorpresa da non accorgermi che il ciliegio davanti casa nostra era fiorito. La verità è che avevamo paura di quello che sarebbe successo usciti da quella dimensione. Era pazzesco come la quarantena che avrebbe dovuto distruggerci ci aveva fatto effettivamente ritrovare.

Il 4 aprile decidemmo di fare una piccola passeggiata al parco, la prima dopo la fine del decreto. Si consigliava ancora di evitare posti affollati, ma le restrizioni erano molto meno rigide. Mentre Ringo, il nostro cane, correva Josephine mi guardò negli occhi e mi disse: “ho una relazione con un uomo da due mesi. Credevo di amarlo”. Il mio mondo andò in frantumi alla velocità di un respiro.

Una storia d’amore. Un anno dopo.

Eravamo io e Ringo al solito parco per una passeggiata. Un sole splendente illuminava Roma e l’anno passato sembrava ormai un ricordo. Quel 4 aprile di un anno prima era il nostro primo giorno di libertà dopo uno dei periodi più duri della storia italiana degli ultimi anni. La forza degli italiani era proprio nel riuscire a ritrovare la spinta per andare avanti. Eravamo tutti dei sopravvissuti e ora ci guardavamo gli uni con gli altri con un senso di gratitudine. Il sacrificio di tutti aveva salvato la comunità. Forse era questa la più grande storia d’amore mai scritta. Mi distesi sull’erba per qualche minuto e chiusi gli occhi. Mi risveglia con la mano di Josephine tra i capelli e la sua voce allegra che mi confessava “senti non ti arrabbiare, ma ho comprato un vaso pazzesco per la casa nuova!”. Pensai che avevamo tanti di quegli aggeggi per casa che un altro vaso non sapevamo davvero dove metterlo, ma era così bella quando era felice che la spinsi sul prato accanto a me le sussurri un Ti amo.

Quella mattina di un anno prima capii che il male che ci eravamo fatti entrambi era tale che le scelte erano due: o perdonare e ricominciare o lasciarsi per sempre. E’ vero Josephine mi aveva tradito, ma pur non avendo fatto lo stesso, anche io l’avevo fatta soffrire. Ero arrabbiato e molto. Ma per la prima volta davanti a me vidi una donna, imperfetta e fragile, ma che amavo più di me stesso. Capii che il matrimonio non sancisce una proprietà sull’altro, ma un percorso da costruire insieme passo passo. Noi quella strada avevamo deciso di percorrerla ancora insieme.

Ringo continuava a scodinzolare in giro per il parco mentre Josephine mi descriveva questo nuovo vaso per la nostra casa. L’inquietudine era scomparsa dai suoi occhi, vedevo solo amore. Forse è davvero questa la felicità.

 

 

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Tag:, , , , Ultima modifica: 13 Marzo 2020
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