Autore, cantautore, ma soprattutto un uomo a cui piace scrivere, come lui stesso si definisce. Scoprire un artista con più di 30 anni di carriera musicale alle spalle è un privilegio oltre che un regalo.

Luca Bonaffini sarà in scena con uno spettacolo teatrale che parlerà di Umanità, Pianeta, Il diritto alla ricerca della bellezza e Il cosmo.

Il tour Unplugged è partito il 2 novembre a Milano dal Teatro della Memoria con un’omaggio alla Madre Terra, proseguirà domenica 10 novembre al Teatro Lo Spazio a Roma con il tema dell’identità, mercoledì 13 novembre presso L’Officina della Musica con il Potere Personale, sabato 16 novembre al Teatro Domus Pacis di Pavia, giovedì 21 novembre al Teatro Campogalliani, il 3 dicembre al Teatro Ratti di Legnano, per finire il 7 dicembre a Padova presso il Fistomba Social Park.

Com’è nata l’idea de  Il Cavaliere degli Asini Volanti?

Il Cavaliere degli Asini Volanti nasce come idea nel 2016 come un incontro musicale mio e di Roberto Padovan. Io fin da ragazzo mi ero appassionato alle discipline relative alla meditazione, le vivevo come una cosa che mi faceva stare bene e che soprattutto era positiva per me. Nel 2016 dopo una serie di trasformazioni particolari che stavo attraversando, ho deciso di realizzare un album di inediti contemporaneamente all’album che stavo già realizzando. Ho deciso di fare questo disco di passaggio, non che non fosse importante, ma che fosse diverso: monotematico che magari potesse uscire in poche copie. In questo momento ho proposto a Roberto questa idea che avevo ispirandomi ai 7 Chakra e ad un percorso che fosse mirato a solleticare tutte quelle che sono le sensibilità mistiche e spirituali, viste sempre nell’ottica migliore. In realtà è successa una cosa straordinaria: Quando abbiamo cominciato a scrivere (non era mia successo che scrivessimo insieme, anche se ci conosciamo da una decina di anni) è accaduto che lui mi mandava alcune idee, io le sviluppavo e alla fine è saltato fuori un album che davvero è strutturato secondo il discorso dei Chakra. Gli argomenti affrontati sono molto molto diversi, molto più vicini all’uomo che al cosmo. Non si è persa però quella componente cantautorale con una strizzatina d’occhio all’electro-pop e electro-folk d’autore. La cosa incredibile è che quello che doveva essere un album rivoluzionario è stato un album vero e proprio.

Hai scritto tantissimo nella tua vita realizzando tantissime collaborazioni, solo per citarne alcune Pierangelo Bertoli, Claudio Lolli. Volevo un po’ capire da dove prendi ispirazione per i tuoi nuovi lavori

In realtà l’ispirazione è una cosa assodata nel senso che sono ispirato proprio di DNA. Non ho mai momenti di vuoto, per cui quando non scrivo canzoni ad esempio scrivo libri, quando non scrivo libri scrivo spettacoli. Sono sempre in attivo. Scrivere è sempre un modo per mantenermi vivo. Io più che un musicista, più che un autore, più che un regista mi ritengo uno che ama scrivere. Leggere e scrivere. Leggere significa tutto: leggere musica, film mettersi sempre in una posizione di ascolto. Per me quando si crea con le orecchie, si crea con gli occhi, si crea con la propria sensibilità e dopo è quasi facile trovare gli strumenti tecnici per passare agli altri quello che hai imparato. Che è poi una cosa bellissima.

Nella tua carriera, qual è la più grande soddisfazione che ha vissuto?

Io divido sempre tra carriera a percorso. Ci sono le soddisfazioni di percorso e le soddisfazioni di carriera. Il mio percorso dura dal 1977 quando ho iniziato a suonare la chitarra ed è ancora in attivo. Se ti dovessi elencare le soddisfazioni grandissime che ho avuto durante questo percorso staremmo qui fino al 2025! E’ stato davvero un viaggio meraviglioso, pieno di incontri produttivi che mi hanno aiutato a crescere, ma soprattutto ho avuto modo di rafforzare la mia autostima. Ho capito davvero che da noi dipende tanto, non tutto, ma tanto. La nostra volontà, il nostro impegno, il nostro coraggio, la nostra determinazione e perseveranza è tutto ciò che ci serve per conseguire degli obiettivi che ci fanno comunque star bene indipendentemente dal successo. Dall’altra parte, io ho sempre detto che la carriera è una cosa un po’ diversa perché è più la carriera professionale, il successo della propria abilità. Ma il successo è participio passato del verbo succedere e io ho sempre preferito il succederà. Mi sono sempre proiettato in avanti perché è vero che la memoria serve, ma la memoria deve essere attiva e deve servire per “stare con un piede nel passato e lo sguardo sempre dritto verso il futuro” (cit. Pierangelo Bertoli). Diciamo che nella carriera il momento più importante è stato quello con Bertoli, dal 1985 al 1995. Gli anni della mia carriera di autore, musicista, compositore e anche qualche soddisfazione come solista. Dopo di che è andato avanti il mio percorso che anche oggi continua ad andare avanti. Adesso sto sviluppando questo mio progetto, una SRL di edizioni musicali dove scrivo attraverso gli altri. L’idea di promuovere e produrre le canzoni di altri è un’altra forma di arte. Cliccate qui per conoscere la SRL di Luca Bonaffini

Chi viene al suo spettacolo che cosa si deve aspettare?

Si deve aspettare quel ragazzo che agli inizi degli anni ’80 e invitava i suoi amici a casa e con una chitarra in mano si condividevano delle emozioni. La mia idea infatti non è quella di avere una scaletta, piuttosto un repertorio. Rimetto una parte della serata proprio agli spettatori presenti che potranno fare richieste. E’ importante che lo spettacolo sia anche loro, tra me e il pubblico devono esserci solo le canzoni, deve crearsi quel luogo emozionale dove incontrarsi. E questo accadrà.

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