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Bardamù: musica Stray Bop tra New York e l’Italia

Tempo di Lettura: 2 minuti I Bardamù attraversano l’Italia arrivando a Brooklyn dove hanno prodotto il loro nuovo album, Stray Bop. Qui le nostre chiacchiere sul loro ultimo progetto.

Bardamú in Brooklyn - Credit by Carlos Colón

I Bardamù sono Alfonso Tramontana e Ginaski Wop, un duo rappresentate dello Stray Bop in Italia. Ma cos’è lo Stray Bop? E’ sicuramente il termine ideale per definire la loro musica! Bop come il movimento artistico-sociale del BeBop anni ’30 e Stray come randagio, termine inglese che hanno voluto utilizzare per indicare una persona che vaga e incontra il mondo sotto tutti i suoi punti di vista. Lo Stray Bop è vintage, ma contemporaneo così come coloro che lo hanno coniato.

Percorrendo tutte le note della musica, i Bardamù regalano a noi tutti un album unico, assolutamente da ascoltare e assaporare.

Iniziamo dal principio, come mai “Bardamù?”

Alfonso: È il nome di un personaggio di un romanzo.

Ginaski: Bardamù è il nome del protagonista del romanzo Viaggio al termine della notte dell’autore francese Céline. È un libro che amiamo molto entrambi e ci ritroviamo emotivamente nelle sfumature caratteriali del protagonista.

I vostri spostamenti hanno influito sulla vostra musica? In che modo?

Ginaski: Viaggiare apre sempre nuovi orizzonti. Il viaggio offre sempre un regalo e accresce il livello di conoscenza principalmente di sé stessi. Ci sono vari tipi di viaggio chiaramente, ed esiste anche il viaggio consumato nell’immobilismo: sempre citando Céline: “Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza.”

Alfonso: I luoghi in cui abbiamo vissuto ci hanno influenzato, nel bene e nel male, con i loro colori, i loro suoni e con la maniera in cui la gente del luogo interpreta, più o meno consapevolmente, la vita.

Bardamú in Brooklyn – Farandula OFFicine

Raccontatemi del progetto Stay pop

Alfonso: È nato in una maniera molto naturale e spontanea, è il nostro modo di intendere il jazz.

Ginaski: Stray Bop è un modo di vivere la vita e di pensare. Si fonda sull’idea del “randagismo”. Essere Stray Bop significa assimilare le sfumature acquisite nel corso dei viaggi o delle migrazioni e svelarle pian piano all’interno di un unico stile musicale e di vita. L’album in questione è il naturale riassunto di nostre personali esperienze e sperimentazioni frutto di oltre 20 anni di lavoro.

Cosa volete comunicare a chi ascolta i vostri pezzi?

Ginaski: Credo sia più importante comunicare innanzitutto qualcosa a sé stessi, intendo dire: essere sinceri e leali con sé stessi. Poi qualsivoglia messaggio arrivi all’ascoltatore è degno di rispetto e considerazione. La percezione delle cose è sempre soggettiva e non sarebbe corretto offrirne una sorta di “traduzione” a priori.

Alfonso: Vorrei comunicare quello che sono, ed è la forma comunicativa che sento più mia.

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Tag: Ultima modifica: 20 Gennaio 2020
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