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Mina, Orione e Cassiopea: un nuovo viaggio nella musica italiana

Tempo di Lettura: 2 minuti Mina torna dono due anni di stop con 30 brani divisi in due album: Orione e Cassiopea. Un viaggio tra le galassie della musica.

Mina - foto inedite Mauro Balletti

Mina lo ha fatto di nuovo. Come nel 2018 con il repertorio di Lucio Battisti, anche quest’anno ha rimesso mano ai suoi archivi, analogici e digitali, per riproporre 30 brani divisi in due album distribuiti Sony e Warner e prodotti dalla sua PDU. Cassiopea e Orione sono i primi due capitoli di un’antologia di sei raccolte, ognuna fatta di cover, successi e qualche inedito che Mina ha cantato in più di sessant’anni di carriera.

Non si tratta di greatest hits. Cassiopea e Orione propongono in una veste nuova, con sound rimasterizzati e in alcuni casi totalmente restaurati partendo dai nastri magnetici e rimaneggiando, dove necessario, contributi strumentali prima inesistenti o poco valorizzati. La stessa voce di Mina ne esce differente, in alcuni casi addirittura migliorata, rendendo così i 28 brani già editi diversi da come eravamo abituati ad ascoltarli. I due inediti veri e propri sono “Un tempo piccolo” di Franco Califano (una delle interpretazioni più sentite della cantante) e “Nel cielo dei bars”, perla nascosta della discografia di Fred Buscaglione che qui viene riproposta in chiave jazz accrescendone l’atmosfera sofisticata.

Mina: I cinque titoli storici

I titoli su cui si è intervenuti di più – al punto di essere delle vere e proprie seconde versioni alternative – sono cinque: “Almeno tu nell’universo”, “Il cielo in una stanza” (nell’incisione del 1988), “Una lunga storia d’amore”, “Canzoni stonate” e “Io, domani”. Quest’ultima nello specifico, grande successo di Marcella Bella, si presenta come perfetto biglietto da visita musicale di Mina, la cui voce risulta essere incredibilmente pulita, espressiva e potente in un’interpretazione da manuale. “Portati via”, invece, contiene un piccolo Easter egg: alla messa in risalto dell’arpa si aggiunge il cameo di una voce maschile diversa dall’originale con cui dialoga l’artista.

L’importante è finire e Anche un uomo

Un’altra cosa colpisce: i due brani più storici – “L’importante è finire” (1975) e “Anche un uomo” (1979) – sono quelli che hanno ricevuto minori interventi significativi, soltanto un aggiustamento dei bassi. Per il resto, le due canzoni si presentano nella loro solita identità, prova del fatto che con molta probabilità alla conservazione di questi nastri si sia dedicata una grande attenzione e molta cura. In attesa che il prossimo anno ci porti il consueto nuovo album  (a cui Mina sta già lavorando), prepariamoci ascoltando queste prime due raccolte di brani editi in forma inedita e andiamo a riscoprire i dischi da cui sono stati scelti.

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Tag:, , , , , Ultima modifica: 7 Dicembre 2020
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