Per fortuite coincidenze, siamo venute a conoscenza di questo ambizioso progetto di volontariato Officine Buone.

Se per l’aggettivo Buone potete capire da soli l’accezione, è proprio il sotantivo Officine che disegna quello che si propone di fare il nostro progetto: creare una squadra che porti un volontariato di qualità nelle corsie di ospedale.

E’ bello immaginarli così: laboriosi operai di un’officina di artigiani che creano idee e progetti per portare un sorriso la dove è difficile trovare sprazi di felicità. Ma la vita è strana e spesso ci si ritrova coinvolti in situazioni che mai avremmo pensato avrebbero colpito noi, i nostri cari e la nostra famiglia. Poter godere di iniziative come questa significa aumentare la qualità della vita di pazienti piccoli e grandi che vorrebbero solo poter vivere una vita normale.

Vi lasciamo alle parole di Francesco Domenico che ci ha trasportate in questo mondo fatto essenzialmente di amore per l’altro.

Il tuo progetto di volontariato è molto particolare, come è nata questa idea?

La storia è in realtà molto antica, nasce 15 anni fa in un paesino del sud. E’ fondamentalmente una storia di grande amicizia tra me e il mio migliore amico Ugo Vivone, attuale presidente di Officine Buone. Entrambi eravamo musicisti e da questa passione per la musica è nata un’ associazione che per anni ha sponsorizzato il talento dei giovani fin quando nel 2007 abbiamo deciso di utilizzare questo talento e network che si era creato per metterci al servizio del sociale. Abbiamo quindi fatto la nostra prima visita all’Istituto Nazionale dei Tumori, c’era Niccolò Fabi come testimone del nostro operato. Successivamente, 4 anni fa, il progeyyo è diventato il “talent” per ritarare quello che era il campo di applicazione. Con l’avvio del nostro talent siamo diventati, ovviamente, più nazional-popolari e abbiamo portato negli ospedali quello che in realtà è noto al grande pubblico. Ovviamente la competizione è bonaria poichè quello che viene donato è il proprio talento. Tutti i nostri artisti sanno che si simula una competizione nell’ospedale e stanno al gioco, soprattutto quando ci sono i bambini con la scheda in mano a votare. La media non è mai scientifica e matematica, ma riusciamo ad attirare l’attenzione dei piccoli e dei grandi. A fine anno invece c’è la finale che vuole premiare il talento, ma anche la partecipazione al sociale dei gruppi. Come è successo per Gli Stag quest’anno che sono stati al Quirinetta a Roma e alla finalissima a Milano.

Come venite accolti negli ospedali?

C’è una premessa da fare: noi teniamo molto alla qualità che portiamo. Io stesso sono un musicista ma non ho la forza di esibirmi davanti a quel tipo di pubblico. Operiamo dunque una selezione che porta poi ad avere musica di grande livello. Quando arriva una band con trombe, chitarre, due voci ci si rende conto che si è davanti a professionisti e quindi tutti sono attratti e stupiti dalla qualtà portata a titolo gratuito da noi volontari e musicisti. Dopo questo evento noi ci intratteniamo sempre con il pubblico quindi si crea un rapporto con il “pubblico” che è sempre molto entusiata.

Vi piacerebbe portare questo progetto sul grande schermo?

Noi non abbiamo mai cercato una visibilità Mainstream, la conoscenza è avvenuta sempre tramite il passa parola. Noi sappiamo che il mainstream sarebbe un passaggio importante, ma noi lavoriamo nell’ambito dell’ONLUS quindi è più difficile portare questi temi sul grande schermo. Nonostante questo, ringraziamo un amico come Dario Brunori (in arte: Brunori Sas) che ha riservato uno spazio nel suo programma alla nostra iniziativa, così come siamo stati al TG2 nell’ambito di LAVORI IN CORSO. Questo ci fa capire che qualcosa stiamo raccogliendo. Interviste come queste ci permettono di far conoscere la nostra iniziativa perchè noi abbiamo sempre bisogno di volontari che ci aiutino a portare avanti il nostro progetto.

Come si riesce a coinciliare la propria vita con il volontariato?

Io sono un veterano, ormai ho proprio difficoltà ad avere tempo libero nella mia vita, ma nonostante tutto spendo il tempo che ho nell’associazionismo. Noi cerchiamo sempre di rivolgerci ai giovani poichè sono coloro che hanno più flessibilità rispetto ad un adulto che ha impegni più pressanti come una famiglia, ad esempio. Diciamo che tutti noi patriarchi fondatori abbiamo sdoppiato la nostra vita vivendo il nostro lavoro nel giorno e lavorando all’associazionismo nottetempo (nota dell’autrice: lo sappiamo bene anche noi del blog!). Ad oggi ci sono a Milano due ragazzi che riescono a lavorare solo per l’associazione e questo è un grande traguardo. Fare volontariato significa anche vivere una vita alternativa rispetto a quella che è la normalità, cercare di far coincidere la propria vita con la propria passione.

Avete un pubblico sia adulto fino ad arrivare ai bambini.

Si, per quanto riguarda Roma siamo molto presenti all’ospedale San Camillo, al Gemelli, all’Umberto Primo e al Bambino Gesù. A livello nazionale abbiamo un pubblico eterogeneo, spesso malati oncologici, che vanno dal bambino di pochi mesi all’anziano. Questo poichè, purtroppo, si tratta di una malattia che colpisce a tutte le età. Quello che vogliamo fare, in quelle 4 ore, è proprio distrarre i malati. Quando ci sono i bambini poi, il tutto diventa più interattivo poichè facciamo una rappresentazione de “Il Mago Mantello” che è la storia di questo mago con delle attrici che recitano queste storie e i bambini ne fanno poi dei disegni.

Riuscite a coinvolgere i più piccoli nel vostro progetto in questo modo.

Esatto, questo è un progetto a cui tengo moltissimo poichè unisce il mio essere maestro al mio essere volontario in corsia quindi ho voluto scrivere davvero con il cuore queste storie in due anni vedendo un po’ due mondi a confronto: quello dei bambini “sani” e quello dei bambini che vivono la realtà della corsia.

Sono due mondi molto diversi immagino.

Io cerco sempre di portare l’esperienza dell’ospedale in classe, sempre tutelando la privacy dei bambini, per cercare di seminare qualcosa fin da piccoli perchè magari potrebbero diventare volontari o comunque avere una sensibilità maggiore. Anche per dare loro la consapevolezza che quelle storie che si inventano anche insieme finisco poi negli ospedali.

C’è tanta adesione da parte dei giovani cantauori o da parte di cantanti più affermati?

Guarda la nostra politica è quella di tenere i cantanti più affermati come testimoni del nostro lavoro, così come le giovani attrici. Nostro obiettivo è cercare di portare Jovanotti visto che abbiamo fatto una versione stupenda di Bella in occasione del 21 giugno per la festa della musica e questa performance è arrivata anche a lui che l’ha condiviso sul suo facebook e ha chiesto di poter partecipare! Ma il cuore pulsante sono sicuramente i giovani artisti che possono candidarsi tramite form online o tramite suggerimento di altri artisti che hanno partecipato al nostro talent. Io li richiamo poi personalmente per capire se hanno l’animo di poter affrontare un’esperienza del genere, avere talento non sempre significa avere la forza di esibirsi davanti ad un corridoio del Gemelli o di altri ospedali con bambini nelle loro stanze e venire a contatto con questo tipo di sofferenza. L’impatto emotivo è forte. Devo dire però che da un anno a questa parte faccio fatica a rispondere a tutte le candidature poichè sono davvero tante.

Ringraziamo Francesco Domenico per il tempo prezioso che ci ha regalato, Marco Guazzone de Gli Stag per averci messe in contatto con lui. A tutti coloro che sono interessati a conoscere in modo più approfondito questo progetto lasciamo il sito internet di Officine Buone.

Ricordiamoci sempre che la più grande forma di amore è quello che siamo in grado di donare agli altri.

Sito Internet: www.officinebuone.it

Facebook: https://www.facebook.com/OfficineBuone/

Twitter: https://twitter.com/officinebuone

Instagram: https://www.instagram.com/officinebuone/

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