Marco Guazzone ci racconta chi sono i Stag

Perchè vi chiamate Stag?

Nasce dall’immagine, noi eravamo alla ricerca del nome ma il logo già esisteva, mio fratello ha curato l’immagine di entrambi i dischi, quindi abbiamo deciso di chiamarci stag.

Com’è nato il progetto?

Inizialmente ho suonato da solo per un anno. Dopo un paio di mesi a Londra, vedendo diverse band suonare ho capito cosa volevo. Sono tornato in Italia a cercare la band. Noi ci siamo conosciuti tutti in questo ambiente. Stefano è stato il primo, Giosuè il secondo mentre Edoardo è l’ultimo arrivato, in precedenza la band aveva un’altro bassista. Inizialmente durante le audizioni per cercarne uno pensavamo si chiamasse Emanuele, poi quando lo abbiamo scelto abbiamo scoperto il suo vero nome.

Ho notato che scrivete anche molti pezzi in inglese

Si, in generale è una lingua che ho ascoltato tanto in musica, poi ho una parte della famiglia in Inghilterra quindi per me è stato semplice approcciarmi alla lingua.

I pezzi li scrivete tutti insieme?

Si è una collaborazione, spesso uno di noi arriva con un’idea e poi la sviluppiamo completandola insieme. Ultimamente ciò sta accadendo anche per quanto riguarda i testi, mentre nel primo disco li scrivevo tutti io.

Com’è stato fare gli autori?

Un’esperienza speciale. Una delle più belle è stata la collaborazione fatta con Marianne Mirage per la canzone utilizzata nel film The Place di Genovese come titoli di coda. Sentirlo cantato da una voce come quella di Marianne è come vedere un figlio crescere e diventare grande.

Quando scrivete per altri principalmente pensate alla persona alla quale dovete donarlo, oppure scrivete per voi e successivamente decidete?

Fino a poco tempo fa abbiamo scritto per noi stessi e abbiamo deciso dopo, ma ultimamente abbiamo iniziato un percorso autorale mirato.

Adesso che ci stiamo avvicinando sempre più a Sanremo, che ricordi avete?

Bellissimi e confusi, dieci giorni di delirio puro. Tornati a Roma ho avuto la febbre alta per tre giorni. Un’esperienza così forte ti destabilizza completamente.

Il panorama musicale sta cambiando parecchio, ciò si nota anche ad esempio da Diodato, o dallo Stato sociale che sono arrivati sul grande palco.

Questo fa ben sperare in un cambiamento, già è un buon inizio. Il momento è molto particolare, Sanremo che dovrebbe essere lo specchio di ciò che accade musicalmente in Italia ma da qualche anno a questa parte non sempre è così, perchè dopo anni dove i social hanno mangiato tutti gli spazi adesso si è arrivato all’Indie, che non lascia spazio a ciò che non rientra in questa categoria. Il problema principale è che noi italiani tendiamo a settorializzare.

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