Che l’asino che vola sia un locale pieno di sorprese ormai lo abbiamo capito un po’ tutti, ma quel giovedi sera la sorpresa è stata doppia. Si perchè era un concerto di Francesco Maria Tricarico quello che mi aspettavo e mi sono ritrovata trasportata nel mondo surreale di un artista con tante cose da raccontare. Potrei scrivere un articolo intero sull’emozione e la bellezza di quella serata, e magari uscirà prossimamente, ma ad oggi, lascio la parola allo stesso Francesco Tricarico che ha voluto concedermi dei minuti preziosi per scambiare quattro chiacchiere canatautorali.

Nel tuo percorso artistico qual è la canzone che ti rappresenta di più e che ti emoziona di più?

Tutte, sono affezionato a tutte le canzoni che ho scritto. Ce ne sono alcune che sono più viscerali, sono la mia storia. Alcune sono riflessioni, altre sono sogni però tutte sono miei momenti di vita. Da Francesco a Paradiso e anche le ultime, sono passati 18 anni tra una e l’altra, ma tra tutte quelle che sono più sincere, c’è sempre qualcosa di viscerale. Sono come dei film, mi mette in difficoltà e non riesco a dire la preferita perchè tutte sono belle. Anche quelle apparentemente stupide sono frutto di un amore. Poi alcune hanno più successo, hanno più compassione (compassione: dal greco συμπἀθεια significa provare delle emozioni insieme) e ascoltate maggiormente dagli altri, magari semplicemente perchè vengono proposte dai media e ascoltate. A queste forse sono affezionato di più perchè mi hanno permesso di continuare a scrivere, di essere qui e talvolta di avere una complicità mediatica. Ma sono davvero affezionato a tutte.

Come sei cambiato tu nel tuo percorso artistico in questi 20 anni di carriera, se pensi sia cambiato qualcosa ovviamente

No è cambiato tutto, è cambiata la musica, è cambiata la vita, è cambiata la discografia. Quando inizia io non c’era neanche internet, non avevo il cellulare. E’ cambiato radicalmente tutto, io già intuivo che potesse essere un momento di grandi cambiamenti. Purchè però non cambi nulla perchè nell’animo alla fine rimaniamo sempre umani. Apparentemente tante tecnologie e tanti modi rendono tutto molto superficiale, ti permettono di non pensare. Vado in Metrò a Milano e sono tutti con i cellulari, anche io, però non c’è mai un momento di solitudine, di riflessione, cosa che in altri anni era più spiccato. In quella solitudine prendevi un album te lo ascoltavi, leggevi. Quello che sembra un di più è diventato una sottrazione a te, a me, alla propria integrita, alla cura di sè. Però penso che impareremo a gestire anche questo, questa grande novità. In 18 anni ho visto cambiare apparentemente tante cose, ma poi, come diceva il Gattopardo, non cambia nulla. Alla fine tutti ci renderemo che la vita non è in un messaggio e non è Facebook, ma è in uno sguardo, in un contatto, in una vicinanza umana, in una compassione trainante che è il nostro essere animali, è il nostro essere viventi.

Pensi che la musica possa aiutare a ritornare a questa “intimità” perduta?

La musica è pericolosa (lo dice sorridendo), socialmente è un luogo di aggregazione, di scambio, di parole. In questo momento, mi sembra che tutto debba essere superficiale nel senso meno profondo del termine. Un momento di Dividi et Impera (lett: dividi e comanda, segno della facilità di una tirannide a comandare quando il popolo è diviso), quasi medievale. Mi sembra un momento molto buio, ma penso sia finito perchè sono ormai 10 anni che tutti i luoghi importanti sono in mano a persone poco illuminate. O forse lo sono a tal punto da fare in modo che tutto appaia oscuro. La musica in questo è meravigliosa perchè può unire. E’ stata negli anni ’70 pericolosa perchè ha creato coscienza, ha creato confronto e ha creato unione. Credo ci si sia resi conto che può essere un’arma forte e si è cercato di renderla inoffensiva. E ci sono riusciti molto bene.

Tu che musica ascolti? Oltre te stesso ovviamente..

Io ascolto poco me, solo quando sto lavorando ad un disco ascolto me sennò no. Io ascolta Bach, Mozart, ho ascoltato molto jazz quando avevo 20 anni, mi piace molto ascoltare musica del ‘500. Ascolto di tutto però anche la canzonetta, anche se non mi piace ascoltare le cose nuove. Se devo ascoltare qualcosa ascolto De Gregori, Dalla, i Clash, cose della mia adolescenza. Oramai con la musica non riesco più a lasciarmi andare è quasi non dico “lavoro”, ma non è più il tempo in cui sono coinvolto emotivamente.

Anche quando canti? Perchè la cosa più bella di oggi è stata che sei riuscito a distruggere la barriera tra cantante e pubblico e quando cantavi arrivava tanto l’emozione. E’ stata la cosa più bella del concerto.

No io mi emoziono molto quando canto. Rispetto a quello che ascolto, sento cose che forse mi emozionavano come te quando ero ragazzo. Ad oggi non c’è qualcosa che mi emozioni, non ho più tempo di emozionarmi.

Mai dire mai, potrebbe arrivare un nuovo artista giovane che può sbaragliare le convinzioni…

Si ma è difficile, lo potrei ascoltare in un altro modo, ma non con l’innocenza dell’ascoltatore di 20 anni. Le mie cose forse le ascolto ancora con innocenza e stupore. Non ho più questa attenzione per gli altri.

Ultima domanda: Come mai avete deciso di fare il concerto piano e voce con assenza di altri strumenti?

Inizialmente è nato come esigenza di uscire a “poco”, però poi è diventata una cosa estremamente bella. E’ difficile trovare in un trio o in un quartetto un’intesa così grande da interrompere una canzone e comunicare. Con Michele (Michele Fazio) sono 10 anni ormai che siamo amici e so cosa passa in testa a lui e possiamo gestire qualsiasi situazione. Quello che noi sentiamo arriva e chi è sul palco lo vive e arriva.

Grazie a Francesco Maria Tricarico per l’intervista e a L’asino che vola.

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