Igshaan Adams: il simbolo del movimento

Nel marzo 2025, il Museo Guggenheim Bilbao ha inaugurato un ciclo espositivo denominato Sul posto, che invita artisti internazionali a concepire progetti inediti e su misura, pensati per essere esposti all’interno di questo centro, in dialogo con l’architettura di Gehry. Dopo Refik Anadol e Mark Leckey, il terzo autore a unirsi a questa iniziativa è Igshaan Adams, artista sudafricano nato nel 1982 a Città del Capo, la cui presenza nelle mostre delle istituzioni americane ed europee si protrae da quasi sette anni.

Sotto la guida curatoriale di Lekha Hileman, fino al prossimo novembre si può visitare a Bilbao «Raising the Dust: The Archive of the Body», un progetto articolato in opere realizzate con diverse tecniche (scultura, installazione, arte tessile) che hanno in comune l’utilizzo di materiali semplici o di reperti, come fili, perline o corde, capaci di evocare forme di sensorialità estremamente specifiche e riferimenti culturali, ricordi o legami simbolici legati a religione, razza o sessualità.

Questa proposta intende essere al contempo intima e avvolgente, suggerendo la possibilità di tradurre in materia concetti non immediatamente tangibili, come i ricordi o l’empatia verso l’altro, principalmente attraverso il lavoro a maglia, atto storicamente sviluppatosi sia a livello individuale sia collettivo, con implicazioni molto precise in entrambi i casi.

Sul posto: Igshaan Adams. Guggenheim Museum Bilbao, 2026. Per gentile concessione dell'artista, Thomas Dane Gallery e progetti vuoti

«Raising the Dust» è strettamente intrecciato con la biografia di Adams: cresciuto a Bonteheuwel, sobborgo di Città del Capo teatro di una marcata segregazione durante l’apartheid e con reinsediamenti forzati frequenti. Osservando come l’ideologia e quel sistema discriminatorio abbiano plasmato sia l’esistenza individuale sia la pianificazione urbanistica di quel contesto, Adams ha scelto di riflettere su come la memoria del razzismo, insieme all’omofobia, produca effetti duraturi sulle credenze, sulle modalità di vita e sugli oggetti che si creano, proprio attraverso opere realizzate con elementi strettamente collegati alla sua infanzia e giovinezza, capaci di dare sviluppo a intrecci molto complessi.

I primi esperimenti di Adams si basavano su oggetti domestici scartati trovati per caso e sui pavimenti in linoleum con motivi tipici degli interiors di Cape Town: le loro geometrie, familiari ai sudafricani, venivano tradotte dall’artista in astrazioni intime. Col tempo la sua produzione si è ampliata verso ciò che lui definisce linee del desiderio: traiettorie segnate dal movimento ripetuto e continuo dei corpi nello spazio, talvolta contro percorsi consolidati. In questi lavori l’idea di movimento non è solo una traccia: implica una negoziazione fisica e anche collettiva con il nostro modo di relazionarci con l’ambiente e di appropriarcene.

Più recentemente, Adams ha continuato a esplorare il movimento, inteso ora come processo e come forma. In collaborazione con il Garage Dance Ensemble a O’okiep, luogo di origine di parte della sua famiglia, ha ideato opere nate dall’incontro tra tessitura e danza: ha invitato un gruppo di danzatori a muoversi su linoleum dipinto, stampando quelle che definisce stampe di danza; si tratta di monotipi ricchi di strati che fissano gesti di contatto con la pelle e con la materia, il ritmo e la libertà dei partecipanti. Secondo l’artista, tali movimenti possono trasformarsi in strumenti di guarigione dei traumi, soprattutto se vissuti in chiave collettiva.

Le opere portate al Guggenheim nascono dal frutto di performance che Adams ha diretto ad Atene lungo lo stesso itinerario: danzatori africani e greci si sono uniti a loro e le impronte dei loro movimenti sono state usate come modelli trasferiti su una nuova serie di arazzi tessili di grandi dimensioni che ora possiamo vedere a Bilbao, sospesi per permettere al pubblico di muoversi attorno ad essi.

Alcuni di essi sono sospesi da supporti curvi, così da consentire di osservare entrambi i lati; altri, invece, sono accompagnati da forme più piccole, simili a nuvole, come se frammenti di colore e movimento si fossero staccati e scorressero liberamente.

Pertanto, sia nelle opere sia nello spettatore, il movimento diventa contemporaneamente registrazione dell’esperienza e strumento di trasformazione, tracciando percorsi che invitano a rivedere o a riparare storie passate di divisione.

Igshaan Adams. Melding into me (dettaglio), 2025. © Igshaan Adams, Bilbao 2026 Courtesy dell'artista, Thomas Dane Gallery e Blank Projects
Sul posto: Igshaan Adams. Guggenheim Museum Bilbao, 2026. Per gentile concessione dell'artista, Thomas Dane Gallery e progetti vuoti
Sul posto: Igshaan Adams. Guggenheim Museum Bilbao, 2026. Per gentile concessione dell'artista, Thomas Dane Gallery e progetti vuoti

“in situ: Igshaan Adams. Sollevare la polvere: l’archivio del corpo”

MUSEO GUGGENHEIM BILBAO

Viale Abandoibarra, 2

Bilbao

Dal 5 maggio al 1 novembre 2026

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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