Espiazione al Chichester Festival Theatre: recensione

Miriam Petche e Jasper Talbot in Atonement, © Manuel Harlan

Il romanzo estremamente popolare del 2001 di Ian McEwan racconta una storia di amore, menzogne e ingiustizia con un’intensità passionale che ha trovato un effetto devastante sul grande schermo nel 2007, grazie a una sceneggiatura di Christopher Hampton e a un’interpretazione da protagonista di Keira Knightley. In questa prima mondiale a Chichester, Hampton torna a occuparsi dell’adattamento teatrale, ma, purtroppo, ciò che ne è uscito è un affare traballante e impacciato.

La storia inizia nel 1935, quando Briony, una ragazza di 13 anni (Isabella Dempster), assiste a un’aggressione sessuale e accusa un uomo di cui sa non essere colpevole. Una sequenza vertiginosa di vignette piuttosto pesanti compone l’adattamento di Hampton in una produzione che non riesce mai a ingranare sotto la regia di Adam Penford. Un set stilizzato ma ingombrante di Anthony Ward non aiuta: un livello diviso che racchiude scena dopo scena troppo in alto sul palcoscenico, da farci sentire come se guardassimo da una distanza abissale.

La prima passione febbrile tra i protagonisti Robbie e Cecilia è quasi tanto ardente quanto l’acqua fredda della fontana del giardino, che in un momento appare da sotto il palcoscenico. È una relazione che non sembra mai accendersi davvero, nonostante le interpretazioni di Jasper Talbot e Miriam Petche siano entrambe piuttosto solide.

Nel secondo atto, si salta nel tempo un po’, grazie al lavoro di proiezione di Andrzej Goulding che tiene il passo con i luoghi e i tempi. Vengono anche mostrati sottotitoli per le battute in lingue straniere, e si vedono le lettere scriversi sulla scena — provocando sussulti di orrore nel pubblico di Chichester quando alcune espressioni volgari scorrono da una pagina. Così spesso il salto nel tempo e nel luogo viene mostrato sul palcoscenico in modo da risultare invasivo anziché utile.

La Francia durante la guerra salta avanti e indietro, culminando in una postfazione del 1999 in cui Briony, ormai malata (con Jessica Turner che subentra dopo la repentina partenza di Siân Phillips), cerca di espiare le azioni che commise da adolescente. Le svolte della storia, così avvincenti nel romanzo, qui appaiono pesanti e per lo più anticlimatiche, mentre nessuno dei personaggi è stato delineato con sufficiente forma o profondità per farci amare o detestare qualcuno in modo significativo.

Isabella Dempster and Jasper Talbot in Atonement
Isabella Dempster e Jasper Talbot in Atonement, © Manuel Harlan

È particolarmente ironico che questa apertura avvenga nello stesso giorno nel Regno Unito in cui un violentatore è stato incarcerato a seguito della detenzione ingiusta di Andrew Malkinson 17 anni fa. Il dolore di essere dichiarati colpevoli di un crimine che non si è commesso è inimmaginabile, eppure qui c’è poco di tutto ciò.

La sceneggiatura di Hampton sembra più un lavoro in corso e manca dei sottotitoli necessari per esprimere la tensione e il dramma ad alto rischio. Le scene sul campo di battaglia non sono disseminate di pericoli, ma di turpiloquio che sembrano un tentativo di spostare la narrazione e, in definitiva, sembrano fuori luogo e poco veritiere.

The cast of Atonement
Il cast di Atonement, © Manuel Harlan

Ci sono dei momenti di pregio. Le interpretazioni sono sincere e l’iconico vestito verde rende spettacolare su Petche. C’è un buon accompagnamento da parte di Alexandra Faye Braithwaite che cerca di modulare il ritmo, ma la mancanza di azione e di sentimento insieme a una sceneggiatura inerte lasciano tutto piuttosto fiacco e privo di passione.

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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