Come non farcela in America a Summerhall – Recensione del Fringe di Edimburgo

Jono Darby, foto di Andrew Perry

C’è una nostalgia latente, ante smartphone, che resta aggrappata all’acuta satira di How Not to Make It in America di Emily Steel, uno spettacolo che cattura il caotico timore di riuscire a farsi strada come artista all’inizio del millennio.

Ambientato a New York tra la fine del 2000 e l’inizio del 2001, il testo segue un attore australiano estremamente ambizioso e leggermente presuntuoso che si muove sul margine instabile del Sogno Americano. Senza soldi, squattrinato, e ospitato sul divano di amici dopo una rottura amorosa, paga l’affitto con un impiego che spezza l’anima presso Kim’s Video (non la filiale principale, attenzione) mentre continua a cercare un lavoro “profondo” – il tipo di ruoli che si trova solo nel circuito off-off-Broadway dove si condividono le quote di profitto. La narrazione non lineare di Steel incornicia con astuzia l’ombra dell’11 settembre, trattando la tragedia non come spettacolo esplicito, ma come sfondo imminente e inquietante all’ansia collettiva di quell’epoca.

Ci sono echi palpabili del Tick, tick… Boom! di Jonathan Larson nel ritratto della disperazione creativa. Entrando nel ruolo a metà della tournée, Jono Darby offre una performance straordinariamente amichevole. Ancorando l’angoscia millennial del protagonista con un fascino delicato e ingenuo che mantiene il pubblico dalla sua parte, anche quando la sua vita privata va completamente in pezzi.

È un’ora di teatro notevolmente godibile, brillantemente osservata. Steel trova un equilibrio delicato tra romanticizzare l’eccitante brivido del Manhattan dei primi anni 2000, l’incontrare uno sceneggiatore che hai ammirato da tempo, e smascherare l’isolamento brutale della rincorsa a un sogno senza una rete di sicurezza. Per chiunque sia stato costretto a barcamenarsi tra sogni creativi e realtà finanziarie, questo pezzo magnificamente scritto arriva dritto al cuore.

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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