Educating Rita, di Willy Russell, è una pièce che esplora la scelta, il cambiamento e gli scontri di classe. La storia segue Rita, una vivace parrucchiera della classe operaia di Liverpool, 26 anni, che si iscrive a un corso dell’Open University per prendere in mano la propria vita e plasmare un futuro a propria misura, e Frank, un professore di mezza età cinico e disilluso, intrappolato in un ciclo di apatia accademica e alcolismo.
Mentre Rita si lancia nella vita da studentessa, la loro relazione diventa sempre più complicata, e la trasformazione di Rita ha un effetto profondo su entrambi. Sebbene la produzione di Cara Nolan al Curve descriva la meccanica di quel percorso, essa non riesce a catturare la profondità emotiva della relazione che sostiene lo spettacolo.
Alexandra Mardell nei panni di Rita e Dominic Mafham in quelli di Frank affrontano con fiducia il vasto dialogo di Russell, ma l’esecuzione risulta spesso problematica. Nella prima metà, le battute scorrono con una velocità tale da far perdere all’umorismo la sua incisività. Le battute arrivano dove ci si aspetta invece di nascere organicamente dalla situazione. Troppe volte abbiamo l’impressione di assistere a una recita piuttosto che di immedesionarci nelle vite che si susseguono sul palco.
Mardell non appare a suo agio appieno nel ruolo di Rita. Con un limitato ventaglio di espressioni facciali e fisiche, risulta arduo registrare i sottili cambiamenti di fiducia e di punto di vista che definiscono lo sviluppo del personaggio. Di conseguenza, Rita non sembra mai realmente compiuta. Tuttavia, nella seconda parte l’attrice entra nel personaggio in modo più convincente, mentre Rita diventa sempre più sicura della sua nuova identità. Il suo aspetto in evoluzione segnala efficacemente l’accoglimento crescente della vita universitaria e delle opportunità che le si aprono.
Il Frank di Mafham è altrettanto poco delineato. La sua dipendenza dall’alcol è resa evidente attraverso il dialogo e, sporadicamente, il gesto di versarsi da bere, ma a parte una scena palesemente ubriaca, non c’è molto senso di un uomo che si sgretola progressivamente. Rimane per lo più lucido e misurato per tutta la durata.

La scrittura di Russell è così vivida che i ricordi detti possono risultare immediati ed emotivamente coinvolgenti quanto gli eventi che si svolgono davanti ai nostri occhi. In questa lettura, però, alcuni dei passaggi più toccanti scivolano via troppo in fretta per avere tutto l’impatto che meriterebbero. Le narrazioni di Rita sulla sofferenza della madre, il crescere della sensazione di trovarsi tra due mondi, l’overdose di un’amica e il crollo del suo matrimonio avrebbero dovuto portare un peso emotivo considerevole. Invece, sono sorvolate, lasciando poco spazio alla riflessione.
Il design di Michael Taylor ci tiene saldamente all’interno dell’ufficio accademico di Frank. Se lo spazio si fosse adattato per rispecchiare il viaggio di Frank, avrebbe acquisito una maggiore importanza drammatica. Invece, la scenografia resta sostanzialmente invariata per tutta la durata. L’abbigliamento e l’aspetto di Rita suggeriscono efficacemente il trascorrere del tempo, ma Frank subisce pochi cambiamenti visibili.
Le luci di Katy Morison si abbassano periodicamente in momenti che sembrano voler portare significato, sebbene lo scopo esatto non sia sempre chiaro. La musica di transizione di Jack Baxter, vivace e sbarazzina, sembra poco in sintonia con la storia. Rimane per lo più costante nell’intera produzione, offrendo poco senso del fatto che ogni incontro rappresenti una tappa distinta nelle vite dei personaggi in evoluzione.
La brillantezza di Educating Rita risiede nella precisione del dialogo di Russell e nelle dinamiche che mutano tra i due protagonisti. Questa produzione ha le parole ma raramente la verità emotiva che le sostiene. Soprattutto, manca una connessione convincente tra Rita e Frank. Il loro rapporto manca del calore e dell’autenticità necessari per far risultare credibile il loro allontanarsi dall’attrazione alla frizione, e infine a un distacco agrodolce. Non riusciamo davvero a comprendere cosa costi questa trasformazione a ciascun personaggio. Di conseguenza, la comicità e la tenerezza della pièce di Russell non raggiungono l’impatto che promettono.
