Le Prove di Magnus Coffinkey a Summerhall – Recensione Fringe di Edimburgo

Foto di Harry Elletson

Le prove di Magnus Coffinkey, di Malcolm e Angéle Galea, iniziano in un luogo strano — una terra di giocattoli rotti, dove una cittadina stravagante procede in modo curioso. Volutamente astratto e giocoso, in questo mondo fa ingresso Magnus, incaricato di riparare la campana rotta di una chiesa, un’impresa apparentemente impossibile e che potrebbe finire in pericolo mortale. Magus ci prova, con conseguenze mortali.

Interpretato da Joseph Zammit e Rebecca Camilleri, la cittadina prende vita man mano che le tribolazioni di Magnus proseguono — Camilleri, in particolare, si destreggia tra un numero sorprendente di ruoli nella vita di Magnus (e nell’aldilà), lungo tutta la durata della pièce. Man mano che la saga avanza, emergono rivelazioni e Coffinkey, interpretato da Zammit, arriva a comprendere il proprio senso della felicità, mentre affronta la disperazione e una realtà spezzata dal dolore.

La produzione, di per sé, è piuttosto convenzionale, roba standard, con una messa in scena poco ambiziosa che raramente rende giustizia ai ricchi concetti della Galea che danno slancio al nucleo dello spettacolo. Zammit e Camilleri offrono interpretazioni sincere e affettuose, ma si resta con la sensazione che manchi una chiusura finale più marcata per davvero impressionare.

Metafora estesa, domande sull’evitamento deliberato e una cornice narrativa che esplora come si affronta il lutto — potrebbe non essere opportuno rivelare il «colpo di scena» dello spettacolo, sebbene segnali su dove stia andando siano presentati piuttosto presto — conferiscono a tutto una tessitura ricca e stimolante. È certamente uno spettacolo toccante da vedere, ma intriso di una nota di speranza.

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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