Luce barocca tra generazioni: oltre i confini

Senza la luce nella pittura e la sua compagna ombra non saremmo in grado di riconoscere gli oggetti, le loro forme e dimensioni né di determinare la loro posizione nello spazio: apparirebbero superfici monocrome prive di volume e di profondità. Se mancherebbe il contrasto e le sfumature tra chiaro e scuro, la visione stessa non potrebbe avere luogo. Ma questo è solo uno dei poteri della luce, il più elementare, e in tutte le fasi della storia dell’arte, soprattutto nel Barocco, la luce e la luminosità evocano il soprannaturale, ciò che va oltre la realtà tangibile, e, quando accendono volti o oggetti, assumono simbolismi particolari e suscitano emozioni; poche risorse permettono, in tal senso, di spostarsi.

“Il viaggio della luce: da Guido Reni a Murillo” è il titolo della mostra che il Centro Culturale Fondazione Unicaja di Malaga ha da poco presentato al pubblico, con il sostegno della Real Academia de Bellas Artes de San Fernando. Attraverso ottanta dipinti barocchi provenienti dai fondi dell’ultima istituzione, l’esposizione propone un percorso su come la luce e l’ombra trasformassero tutto in quel periodo, in Europa intera, attraversando opere spagnole, italiane e fiamminghe e contemplando tutti i generi della pittura: ritratti, paesaggi, nature morte e scene religiose e mitologiche.

Curata da Mercedes González de Amezúa, che fino a circa dieci anni fa è stata conservatrice presso la Royal Academy, la mostra permette di affrontare anche questioni tecniche: tra diverse generazioni di autori è stata operata una selezione mirata per mostrare come ciascuno abbia risolto l’uso e il trattamento della luminosità, adattando ai differenti linguaggi — precedenti o avanzati, mediterranei o settentrionali — la gestione della luce, talvolta morbida e armoniosa, talvolta energica e tenebrosa.

Il viaggio della luce: da Guido Reni a Murillo. Il viaggio della luce: da Guido Reni a Murillo. Centro Culturale Fondazione Unicaja di Malaga, 2026

Quattro sezioni strutturano la mostra, che prende avvio con un capitolo manierista, legato al tardo Rinascimento, dove l’illusione ottica del movimento era importante così come la generazione di profondità attraverso la luce. In questa prima parte incontreremo opere di Jacopo Bassano, pioniere nel creare scene costruite con marcati effetti chiaroscurali, realizzati grazie a fonti di luce artificiali; Tintoretto, la cui produzione religiosa procede attraverso il colore, la luce e l’angolo di ripresa; o Vicente Carducho, che ha modulato il trattamento luminoso al servizio dell’equilibrio della composizione e della moderazione della tavolozza.

Inizio del Barocco e del Caravaggismo ci propone grandi figure italiane e spagnole, come Guido Reni, che lavorò la luce per collegare terreno e divino, bellezza e trasmissione della fede, o José de Ribera, esponente di rilievo del naturalismo barocco, celebre per l’uso del chiaroscuro con intento drammatico e monumentale.

Una terza sezione comprende un Barocco diverso, che pone al primo posto il colore rispetto al disegno, qui rappresentato da Alonso Cano, che a Siviglia scopri la tenebra come effetto caratteristico dell’influenza italiana e fiamminga; Juan Carreño de Miranda, alla ricerca di sobrietà e mancanza di artifici; Murillo, anche lui attento alla luce, dalla quale trae espressività marcata per suscitare fervore; Juan de Arellano, che la impiega per evidenziare la bellezza dei suoi fiori; o Luigi Amidani, pittore parmense meno noto che accompagnò Velázquez nel suo primo viaggio in Italia.

Infine l’epigrafe Luminosità ospita Luca Giordano, molto versatile ma capace di oscurità; Antonio Palomino, che illuminò il suo decorativismo; Claudio Coello, che utilizzò la luce per esaltare il senso scenografico delle sue composizioni; oppure Salvator Rosa, autore peculiare, molto espressivo e quasi fantastico.

Il viaggio della luce: da Guido Reni a Murillo. Il viaggio della luce: da Guido Reni a Murillo. Centro Culturale Fondazione Unicaja di Malaga, 2026
Il viaggio della luce: da Guido Reni a Murillo. Centro Culturale Fondazione Unicaja di Malaga, 2026

Molte di queste opere visitano l’Andalusia per la prima volta, e un consistente numero è stato restaurato appositamente per l’occasione: ad esempio La battaglia di Clavijo di Orazio Borgianni; Priamo e Tisbe di Matías Jimeno; Santa Teresa di Andrea Vaccaro; Vestizione dell’abito del Beato Orozco di Bartolomé González; oppure Immacolata Concezione di Palomino, a cui si ricorda quest’anno il terzo centenario.

Tra le opere esposte, spiccano quella Cupcake di Murillo, che non lasciò la Spagna nel 1779 grazie a un decreto reale di Carlo III che vietava la vendita all’estero di dipinti di autori defunti; i tessuti di Alonso Cano, Martín de Vos, Pedro de Orrente o Luca Giordano che facevano parte della collezione di Manuel Godoy, uno dei nobili più importanti del XIX secolo; oppure Cristo risorto che abbraccia la croce di Reni, uno dei pochi a salvarsi dall’incendio dell’Alcázar di Madrid nel 1734.

Questa mostra nasce da un accordo tra la Fondazione Unicaja e l’Accademia Real de San Fernando per promuovere esposizioni temporanee congiunte a Madrid e a Malaga, motivo per cui nel 2027 potrà essere allestita anche nella capitale. Nell’attuale sede andalusa è accompagnata da conferenze, spettacoli teatrali e visite guidate o concerti.

Martin de Vos. Abbondanza, 158. Reale Accademia di Belle Arti di San Fernando
Bartolomé Esteban Murillo. La Magdalena, intorno al 1650. Accademia reale di belle arti di San Fernando
Ciro Ferri. Visione di Santa Maddalena del Pazzi, 1669-1689. Reale Accademia di Belle Arti di San Fernando

«Il viaggio della luce: da Guido Reni a Murillo»

CENTRO CULTURALE FONDAZIONE UNICAJA

Piazza Vescovile, 6

Malaga

Dal 18 febbraio al 5 luglio 2026

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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