Sinatra il musical: recensione del West End – vola con la musica, ma non aspettarti fuochi d’artificio

Joel Harper-Jackson in Sinatra The Musical, © Brinkhoff-Mögenburg

Gli amanti del sound Swingin’ Big Band troveranno molto da godere in questo musical brillante, a tratti esuberante, approdato nel West End in parte rielaborato e rifinito dopo la première al Birmingham Rep del 2023. Il punto di forza indiscutibile di Sinatra è la band di 17 elementi sul palco diretta da Gareth Valentine, che ripetutamente emana un irresistibile sblocco di ottoni e la sensualità travolgente di archi e percussioni che si innalzano e si rincorrono attraverso l’Aldwych.

Le orchestrazioni di Larry Blank e gli arrangiamenti di Valentine e Ian Eisendrath infondono alcune delle canzoni pop more rilassate ma amate del metà del XX secolo con una vitalità fresca e rinvigorente. Come opportunità per rivedere i più grandi successi di Ol’ Blue Eyes, da “All of Me” a “My Way” fino al finale obbligatorio di “New York, New York”, lo spettacolo è un successo travolgente. Tuttavia chi cerca una tensione drammatica e una qualità autentica della stella potrebbe rimanere un po’ deluso.

Sinatra propone nostalgia da era boomer con un lusso di showbiz e un pizzico di grit, ma offre poco più di quanto si possa ricavare osservando velocemente Wikipedia. Il libro di Joe DiPietro, sintetico, racconta Frank, il celebre “Jersey Boy”, dall’inizio della notorietà fino al crollo del primo matrimonio, al burrascoso secondo con Ava Gardner, le infedeltà, la paternità gravata dal senso di colpa e l’acclamazione derivata da una carriera cinematografica fiorente e da una vittoria agli Oscar. Si muove veloce, quasi come una di quelle biopic hollywoodiane d’antan (solo molto più rozze), ma è più efficiente che illuminante. I suoi legami con la criminalità organizzata sono alluditi ma quasi mai esplorati, come pure il suo impegno per i diritti civili.

Joel Harper-Jackson nel ruolo titolare può ora essere definito con precisione una quadrupla minaccia: non solo canta, danza e recita, ma offre anche un’impressione vocale incredibilmente fedele del grande Frank. Al momento, tuttavia, sembra vincolato dall’obbligo di replicare ossessivamente il suono iconico di Sinatra, e appare un po’ troppo solare e, si potrebbe dire, troppo gentile per convincere nel ritratto dell’italo-americano duro e determinato, la cui carisma e talento innegabile lo hanno elevato dalla middle class del New Jersey al superstardom internazionale. È una performance centrale sorprendentemente passiva che si accende davvero solo quando canta.

Le contemporanee celebri di Sinatra – Lana Turner, Nat King Cole, Marlene Dietrich, Judy Garland – compaiono in modo superficiale durante la messa in scena molto lucida di Kathleen Marshall, ma aggiungono poco oltre a fornire utili punti di riferimento. Alcune delle canzoni celebri sono utilizzate in modo diegetico (vi sono moltissime scene ambientate in nightclub e studi di registrazione), mentre altre sono infilate con più fascino che maestria: potrebbe risultare imbarazzante far cantare Frank alla figlia giovane nel suo primo vestito serale con “The Way You Look Tonight”, ma la sincerità del momento e la qualità della musica si rivelano grandi rimedi. Lo stesso vale nel trasformare “You Make Me Feel So Young” in un numero di soft-shoe dal sapore teneramente retrò per i genitori di Sinatra.

La sceneggiatura di DiPietro presenta l’infedeltà seriale di Sinatra senza giudizio e, lodevolmente, anche se in modo leggermente goffo, attribuisce alle donne della sua vita una notevole autonomia. La prima moglie Nancy (interpretata con tocco sensibile e vibrante da Phoebe Panaretos) prende le redini nei suoi primi anni di carriera e la facciata di donnaiolo di Ava Gardner (Ana Villafañe, sul Broadway, autorevole e magnetica) è una glamazon liberata sia economicamente sia sessualmente, mentre la mamma di Frank (Jenna Russell in un cameo comico da protagonista) è una belva old-school che regna su Sinatra Sr (Marty Maguire) con la mano di ferro e uno sguardo fosco.

Vi è un lavoro fine e divertente di Lee Zarrett nel ruolo del pubblicista la cui devozione a Frank gli costa la salute, e Helen Colby, splendida come la chiacchierona vanagloriosa Hedda Hopper. Melissa Nettleford offre una ripresa visiva e uditiva impeccabile dell’iconica cantante Billie Holiday, che fornisce una spalla compassionevole quando la vita privata di Frank si rompe.

I costumi in stile d’epoca di Jon Morrell sono eleganti e sontuosi, e il progetto scenico di Peter McKintosh, sebbene leggermente spento, si muove cinematicamente tra gli scenari ed è spesso magnificamente illuminato da Bruno Poet. Il design del suono di Jonathan Deans è magnificamente corposo, e la coreografia di Marshall riempie il palcoscenico di una know-how di Broadway ad alto contenuto energetico, anche se la produzione potrebbe idealmente beneficiare di un ulteriore gruppo di sei membri dell’ensemble.

In quanto musical biografico, questo non raggiunge l’invenzione di Jersey Boys né la potenza drammatica di Tina, ma è un vero e proprio piacere per il pubblico. Drammaticamente inerte ma musicalmente magnifico, è un tributo solido a un talento singolare e, senza dubbio, si rivelerà un successo estivo infuocato; e, se chiudete gli occhi mentre ascoltate Harper-Jackson, sembra che Frank sia nella stanza.

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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