Una donna qualsiasi con Anne-Marie Duff al National Theatre di Londra: recensione

Anne-Marie Duff con Hannah Onslow e Tobi King-Bakare in Some Woman, © Ellie Kurttz

Una donna è su una piattaforma della stazione, in attesa del treno. Un bullo della scuola le si avvicina, le chiede l’ora e la insulta. È scossa e scioccata e decide di lamentarsi. Ciò che accade dopo sconvolge la sua vita.

Il parere di Helen Edmundson è una nuova pièce dall’impostazione molto semplice. Le sue svolte, però, lasciano il pubblico a bocca aperta, mentre Julie, interpretata da Anne-Marie Duff, una donna comune che conduce una vita ordinaria, si ritrova improvvisamente al centro di un vortice legale ed emotivo.

La trama è parte del suo fascino, quindi è un peccato spoilerare troppo, ma basta dire che Julie passa rapidamente dal ruolo di vittima a quello di imputata in un sistema giudiziario che permette che la manipolazione e l’ingiustizia prosperino. In questo, la scrittura di Edmundson ha qualcosa in comune con Prima Facie e Inter Alia di Suzie Miller, opere che hanno messo in luce l’iniquità della legge quando si applica alle donne.

Ciò che dà a Some Woman la sua peculiarità è però l’interesse di Edmundson per il modo in cui le donne di una certa età diventano ignorate. La reazione di Julie a quanto le accade nasce anche dal fatto che è stanca di essere invisibile, di mettere i propri bisogni all’ultimo posto. Vuole, come dice, che la gente la guardi e la veda.

Il personaggio è una creazione incredibilmente sfaccettata, interpretato con grande convinzione da Duff. A un certo punto ella esclama: «Non posso credere che questa sia la mia vita» e sia la scrittura che la regia sottolineano la sua ordinarietà. Il design versatilis di Robert Jones rievoca la cucina suburbana, caotica, della casa di famiglia che Julie è costretta a vendere dopo il divorzio dal marito spavaldo Richard (un Geoffrey Streatfeild magnifico), tra sneakers firmate e la sua ostentazione.

Ioanna Kimbook and Anne-Marie Duff in Some Woman
Ioanna Kimbook e Anne-Marie Duff in Some Woman, © Ellie Kurttz

Lui se ne va con la sua nuova compagna e progetta una nuova famiglia, mentre Julie si prende cura della loro giovane e vulnerabile figlia Ginny (Grace Doherty), mantiene un lavoro senza sbocchi e assorbe l’aggressività della figlia maggiore Kate (una pungente e focosa Hannah Onslow) che disprezza la madre e la sua vita.

Sono proprio queste circostanze, suggerite con maestria in una serie di scene taglienti e d’impatto, a far sentire Julie così impotente e così trascurata. Vuole prendere posizione su qualcosa e, man mano che la sua denuncia sul comportamento del ragazzo farà crollare la sua vita, anche i suoi rapporti con la famiglia diventano sempre più al centro dei riflettori.

Vi è una scena di confronto con Streatfeild in cui, sotto la regia tesa di Blanche McIntrye, entrambi gli attori restano quasi immobili, di fronte l’uno all’altro, mentre un intero mondo di tristezza nera e incomprensione attraversa i loro volti. In un altro momento, con l’illuminazione di Natasha Chivers e la colonna sonora di Ben e Max Ringham che evocano un giardino invernale, Julie siede cupa accanto a Kate, finalmente parlano, ma restano distanti, il disprezzo della figlia per le scelte della madre che sovrasta l’amore che entrambe provano. Sconfitta dalla vita, Duff restituisce una miscela estremamente convincente di ritirarsi in sé stessa e al contempo trovare la forza per combattere; sembra crescere ai nostri occhi.

Nel solido cast, Tobi King-Bakare sa trarre molto da poco nei panni del fidanzato gentile e incontenibile, e Stephen Wight compie un intervento incredibilmente fluido e inquietante man mano che la narrazione giunge a una conclusione sorprendente ed efficace.

Alcuni incontri terminano bruscamente e altri virano verso il melodramma. Tuttavia è una serata tesa e avvincente e una gioia trascorrerla insieme a Duff, quel tipo di attrice che si potrebbe guardare per sempre.

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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