Al quarto piano dell’Edificio Sabatini del Museo Reina Sofía è ospitata oggi una nuova presentazione delle collezioni del centro risalenti al 1975. È composta da circa quattrocento pezzi, realizzati da una quantità di autori pari a circa la metà di quelli presenti, tra i quali, inoltre, quasi duecento opere inedite esposte sulle pareti del museo diretto da Manuel Segade.
Anche questa volta non si tratta di un progetto con una vocazione né univoca né statica, ma, come ha sottolineato lo stesso Segade, permanentemente rivedibile e aperto: Compito del museo non è rileggere il passato cercando uno specchio per la società odierna, ma lasciare che le preoccupazioni del presente trovino in esso una moltitudine di risposte che permettano di comprendere che l’oggi non è qualcosa di dato, ma piuttosto un divenire, necessariamente costruito collettivamente. In tempi incerti come questi, non si tratta di immaginare il futuro, ma di cercare di riconoscere nel presente quei futuri desiderabili che erano già qui.
Tali raccolte si configurano oggi lungo un percorso lineare, non sempre cronologico, che si articola in tre itinerari e ventuno capitoli. Verranno incontrati personaggi essenziali della seconda metà del XX secolo, per lo più spagnoli (Picasso, Miró, Dalí, Juan Genovés, Juan Muñoz, Cristina Iglesias, Susana Solano, Juan Navarro Baldeweg, Esther Ferrer, Cristina García Rodero, Richard Serra o Andy Warhol), insieme ad opere di autori strettamente legati alla Transizione e alla Movida (Guillermo Pérez Villalta, Ocaña, Ouka Leele, Ceesepe, Nazario, Iván Zulueta o Alberto García-Alix), alle questioni di genere (Judy Chicago, Barbara Hammer, Eulàlia Grau, David Wojnarowicz, Pilar Albarracín o Cabello/Carceller), alla lotta alla crisi dell’AIDS e alle sue conseguenze (Pepe Espaliú e Pepe Miralles), alla critica della rappresentanza (Joan Fontcuberta o Dora García) o alle identità afroamericane. (Pocho Guimaraes, Agnes Essonti o Rubén H. Bermúdez).
Rispetto alle precedenti edizioni della raccolta, quasi l’80% degli autori rappresentati sono spagnoli e, tra quelli internazionali, circa un terzo sono latinoamericani. Spazio è dato anche alle recenti acquisizioni e integrazioni delle collezioni MNCARS e a giovani artiste: Laia Abril, Mònica Planes, June Crespo, Teresa Solar, Elena Alonso, Sahatsa Jauregi e Nora Aurrekoetxea ci aspettano nelle sale, molte delle quali responsabili di forme di scultura più organiche e pluripremiate negli ultimi anni.


Nei tre percorsi in cui è stata strutturata questa sezione della collezione, tempi che spesso ritornano agli anni Settanta si intersecano e le stesse geografie sono studiate come confluenza di percorsi e non come compartimenti stagni. Il primo è Una storia degli affetti nell’arte contemporaneadove viene loro attribuito un ruolo politico e sociale che trascende la sfera privata e viene dato risalto ai creatori concettuali e agli autori legati all’ondata femminista. Il secondo, I poteri della finzione: scultura, nuovi materialismi ed estetica relazionaleavvicina fisicamente un insieme di sculture al visitatore, approfondendo così pezzi che propongono nuove modalità di relazione tra corpi e oggetti; e il terzo, L’istituzione, il mercato e l’arte che li supera entrambielabora una genealogia della collezione Reina Sofía, dalla prima videoarte alle proposte più recenti, passando per la nuova figurazione e la fotografia degli anni Ottanta. Buona parte delle creazioni raccolte in quest’ultimo capitolo hanno a che fare con l’impulso dato, sia al museo che agli artisti negli ultimi decenni, da Carmen Giménez, María Corral e dalle galleriste Elvira González o Juana de Aizpuru; Vedremo come, andando avanti negli anni 2000, i giovani autori raramente si attengono a singole discipline.
Responsabili della progettazione dell’insieme, in cui si è lavorato con gli spazi interni delle stanze e non solo con le loro pareti, sono stati l’artista Xabier Salaberría e l’architetto Patxi Eguiluz, e maggiore rilevanza è stata assegnata ai testi, destinati a contestualizzare opere, stanze e spazi.
La prossima presentazione delle collezioni che il Reina Sofía offrirà corrisponderà alle sue collezioni risalenti agli anni Cinquanta e Settanta e sarà visitabile al terzo piano a partire dal 2027. Infine, nel 2028, il MNCARS riorganizzerà le sue opere d’avanguardia, al secondo piano.
Una volta completata questa riorganizzazione, qualcosa cambierà nelle mostre temporanee del museo: le visiteremo solo ai piani inferiori di Palazzo Sabatini e Palazzo Nouvel.


MUSEO NAZIONALE CENTRO D’ARTE REINA SOFÍA. MNCARS
C/ Santa Isabel, 52
Madrid
