Donna con studi post-laurea e quasi nessun aumento salariale: il profilo di un’impiegata culturale

Artepreneur, azienda di consulenza nel campo delle risorse umane rivolta al settore artistico, operante in Spagna e America Latina e fondata due anni fa da María Gracia de Pedro, ha reso noti i risultati della sua prima indagine sulle condizioni di lavoro nel panorama dell’arte e della cultura nel nostro contesto.

Questo studio ha analizzato profili professionali, tipologie di organizzazioni, livelli di esperienza, modalità di lavoro, condizioni economiche e retributive, oltre a offrire spunti su opportunità di crescita e mobilità interna all’interno del settore. L’obiettivo a lungo termine è contribuire a definire i presupposti per un ambiente lavorativo più equilibrato in questo campo.

Non è una novità evidente, ma è significativo che l’80% delle risposte provenga da donne. La maggioranza dei partecipanti (68%) possiede una laurea o un master, mentre solo il 7% vanta un dottorato; poco meno della metà (57%) lavora in presenza, il 35% adotta un modello ibrido e soltanto l’8% svolge interamente il proprio lavoro da remoto. In questo modo, nel settore culturale nel suo insieme, il lavoro online si sta consolidando come modalità sia occasionale sia permanente, fatta eccezione per le professioni che prevedono contatto diretto con il pubblico: l’85% dei dipendenti delle gallerie d’arte svolge la propria attività in presenza.

La stabilità lavorativa nel mondo culturale resta un ambito da approfondire: il 42% degli intervistati è alla ricerca di nuove opportunità, ma l’esperienza di questa ricerca non risulta soddisfacente (punteggio pari a 1 su una scala di 5). Inoltre, il 57% non ha mai lavorato al di fuori della Spagna; in altre parole, una quota considerevole del campione conosce il settore anche a livello internazionale.

Quando si parla di aspirazioni verso impieghi diversi, la maggioranza di chi vorrebbe cambiare posizione non prevede trasformazioni drastiche: il 49% si orienta verso il mercato dell’arte, il 32% verso l’istruzione formale o non regolamentata, il 24% verso la consulenza, il 20% verso il lusso, la moda o il design, e il 5% verso la tecnologia; solo l’1% vorrebbe intraprendere una nuova direzione in settori differenti. Se potesse scegliere, il 38% dichiara di non avere alcuna fiducia nelle condizioni del mercato del lavoro spagnolo.

L’età dei partecipanti va dai 22 ai 78 anni (le donne sono più presenti tra i soggetti più giovani, gli uomini tra i più maturi), e la maggior parte risiede a Madrid, in Catalogna, nel País Vasco e in Andalusia, regioni che coincidono anche con la maggiore attività culturale e artistica. Il 58% dei consultati lavora in microimprese, la quota più ampia in questo ambito; solo il 18% è impiegato in aziende di medie o grandi dimensioni. Come sottolinea lo studio, tali dati incidono chiaramente sulla carenza di stabilità lavorativa e sulla difficoltà di offrire contratti a tempo indeterminato. Inoltre, all’interno della molteplicità di ruoli, i lavoratori autonomi risultano in certa misura tagliati fuori da questa analisi.

Per quanto riguarda gli stipendi, il 45% degli intervistati non ha mai visto alcuna revisione delle retribuzioni, mentre il 21% ha un aggiornamento annuale. In termini di livello di reddito, le retribuzioni tendono a essere più basse nelle aziende di dimensioni minori.

I numeri continuano a raccontarci di un settore caratterizzato da volatilità permanente.

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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