C’era chi voleva chiamarlo l’italiano Andy Warhol ma la fase in cui Mimmo Rotella subì l’influenza della Pop Art fu solo uno dei molti volti che compongono il complesso percorso di questo artista calabrese, diventato figura emblematica del Nuovo Realismo in Francia e riconosciuto a livello internazionale per i suoi collage, da lui definiti doppio décollage e realizzati a partire dai tanti manifesti logori che ha strappato dai muri del centro storico di Roma.
Ci aveva lavorato fin dagli anni Cinquanta, e non era un pioniere nella realizzazione di opere di quel tipo (Hains e Villegle, entrambi francesi, avevano già avviato progetti simili in collaborazione), ma non mostrava nelle gallerie quelle carte così come le aveva estratte – strappate e senza intervento da parte sua, come facevano quei contemporanei – ma applicava materiali pittorici a questi frammenti superstiti della frenesia urbana e, in alcune occasioni, strappava altri frammenti. I tre autori, insieme a François Dufrene, sarebbero diventati noti come Gli Affichistiper convertire tale sostegno nella base della sua produzione.
Il frutto di quel processo di lavoro, e i suoi dipinti iniziali, erano fondamentalmente astratti, ma il corso di Rotella cambiò quando negli anni Sessanta iniziò a incorporare immagini di oggetti di consumo e attori e attrici nel suo lavoro, sperimentando con la fotografia, tecniche audiovisive e metodi di produzione visiva. Era interessato ai mass media e rifletteva sul loro potere crescente dopo la seconda guerra mondiale, motivo per cui Pierre Restany lo invitò ad unirsi a questi nuovi realisti francesi, un gruppo in cui nel 1960 erano già coinvolti altri creatori che lavoravano con i manifesti, come Tinguely, Yves Klein, Spoerri o Arman, tutti esploratori delle possibilità artistiche degli strumenti quotidiani.
Rotella, inoltre, non fu solo pittore: coltivò una poesia sperimentale basata sul potere dei fonemi che chiamò “epistaltica”.
Dal prossimo 24 aprile fino a settembre, il Palazzo Ducale di Genova vi propone una mostra retrospettiva che ripercorre, attraverso un centinaio di opere, più di sessant’anni di carriera dell’artista, da quel periodo del secondo dopoguerra fino alla sua Nuove icone finale.
A due decenni dalla morte avvenuta a Milano dell’autore nato a Catanzaro, la mostra, curata da Alberto Fiz e organizzata in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella, si propone di restituire complessità, coerenza interna e validità alle creazioni di un artista molto spesso incasellato, ma che ha avuto la capacità di intercettare e interpretare radicalmente le trasformazioni della società dell’immagine e di evidenziare il profondissimo rapporto tra arte, comunicazione visiva e consumo nella fase finale del XX secolo.
Il percorso espositivo si basa, come abbiamo detto, sulla sua ricerca degli anni Quaranta e Cinquanta, quando Rotella si confrontava con l’astrazione e le proposte surrealiste, sperimentando soluzioni formali che già rivelavano la sua volontà di superare i limiti tradizionali della pittura. È in questi anni che emerge in lui un atteggiamento critico nei confronti dell’immagine e della materia, che raggiungerà la sua piena espressione negli anni successivi.
Il cuore della mostra sarà dedicato, come previsto, a décollage quel gesto che, più di ogni altro, fece di Rotella una figura rilevante dell’avanguardia europea. Ha trasformato lo strappo dei manifesti pubblicitari prelevati dalla strada in un atto estetico e, allo stesso tempo, politico; in un’azione capace di scardinare il significato originario dell’immagine e di trasformare in materia artistica ciò che era concepito per il consumo senza digestione. Come sottolinea il curatore Fiz, “ciò che conta non è più ciò che è in superficie, ma l’aspetto frammentario e frammentato di una dimensione reale destinata a mutare sotto lo sguardo complice dell’osservatore”.
La mostra comprende anche alcune delle opere più emblematiche dell’artista, che segnano le tappe fondamentali della sua ricerca. Tra questi possiamo citare Naturalisticodel 1953, un collage su tela con specchi e vetri che attesta le sue vibranti sperimentazioni materiche; La tigre dal 1962 e Il punto e il mezzo dal 1963, due dei suoi primi interventi diretti nel mondo della pubblicità; E Tenera è la nottedel 1962. Particolare attenzione è riservata anche alle opere dedicate a Marilyn Monroe, icona per eccellenza dell’immaginario mediatico dell’epoca, la cui immagine viene ribadita, lacerata ed esaltata come simbolo della cultura di massa, anche da Rotella.
L’antologia prosegue con una selezione di opere degli anni successivi, che attestano la costante capacità di questo autore di rinnovare il proprio linguaggio senza mai rinunciare alla coerenza. Tra i suoi ultimi pezzi a Genova ce n’è uno di grandi dimensioni décollage senza titolo su lamiera degli anni Novanta, che rivendica la monumentalità e la forza fisica del gesto; E Attentila sua ultima produzione di quel tipo, testimonianza estrema di una pratica che mantenne viva fino alla fine.
Insieme a questo procedimento, la mostra esplorerà quelle altre tecniche dirompenti sviluppate da Rotella nel corso della sua carriera: artypo al effetto del frottage alle tele emulsionate, dai trascinamenti fotografici alle estroflessioni. Queste avventure, lungi dall’essere mere variazioni formali, rivelano il suo continuo interesse per la materia, il frammento e i processi di trasformazione dell’immagine, e confermano il suo ruolo di lucido testimone della rivoluzione tecnologica e mediatica legata al benessere sociale.
Negli anni Ottanta, questa tensione tecnica porta l’artista a sovraverniciaturache sviluppò parallelamente, ma in autonomia, al ritorno alla pittura promosso da correnti come la Transavanguardia. Anche in questo periodo Rotella mantenne un ruolo autonomo, senza impegnarsi programmaticamente in alcun movimento; Il suo interesse per i graffiti dimostra infatti una continuità con l’amore per la strada e i linguaggi urbani che aveva già dominato nei suoi primi anni.
Il percorso sarà completato da materiali d’archivio e audiovisivi che metteranno a fuoco i legami vitali tra l’opera di Rotella e il periodo storico in cui si sviluppò.
Per il Palazzo Ducale di Genova, commemorare la sua figura a vent’anni dalla morte implica la possibilità di ripensare il ruolo delle immagini nella società contemporanea e la loro capacità di influenzare la percezione collettiva. In un’epoca dominata dai social network e dalla circolazione infinita di contenuti visivi, la sua eredità continua a fornirci strumenti critici per interpretare la realtà, comprendere la fragilità della memoria, il potere del frammento e la possibilità di trasformare il disordine in una valida forma estetica.

“Mimmo Rotella 1945 – 2005”
PALAZZO DUCALE
Piazza Matteotti9
Genova
Dal 24 aprile al 13 settembre 2026
