Horace Silver e il suo classico The Tokyo Blues: in uscita il vinile nella serie Tone Poet di Blue Note Records
Il capolavoro di Horace Silver, The Tokyo Blues, sta per essere rilasciato in formato vinile come parte della rinomata serie Tone Poet di Blue Note Records. Originariamente pubblicato nel 1962, quest’album è ormai considerato un vero e proprio gioiello nell’ambito della ricca e prolifica carriera del pianista. La sua importanza nella storia del jazz è indiscussa, e l’uscita in vinile permette a nuovi e vecchi ascoltatori di riscoprirlo in tutta la sua autenticità e qualità sonora.
Le registrazioni e il tour in Giappone
Silver e il suo quintetto — formato da Blue Mitchell alla tromba, Junior Cook al sassofono tenore, Gene Taylor al contrabbasso e John Harris Jr alla batteria — hanno realizzato queste registrazioni subito dopo un tour in Giappone che si rivelò fonte di grande ispirazione. Secondo le note sul retro della copertina originale, Silver dedicò questo album a “tutti i nostri numerosi fan in Giappone e a tutto il popolo giapponese che si dimostrò così gentile con noi durante il nostro tour concertistico nel Paese”. Silver continuava affermando: “Durante il soggiorno in Giappone, ho notato quanto i Giapponesi amassero la musica latina, che io stesso adoro. Nel comporre alcune di queste tracce, ho cercato di fondere il sentimento giapponese nelle melodie con il ritmo latino nelle strutture ritmiche.”
La produzione e l’edizione in vinile
La versione stereo del vinile Tone Poet è stata curata dal produttore Joe Harley, con mastering affidato a Kevin Gray, che ha utilizzato le bobine originali in formato analogico. La stampa è avvenuta su vinile da 180 grammi presso RTI, e l’intera confezione è completata da un elegante involucro a doppia piega con copertina in stile tip-on di alta qualità, rendendo questa edizione un vero e proprio oggetto da collezione.
Le origini di Horace Silver e il suo contributo al jazz
Horace Silver è principalmente conosciuto come uno dei fondatori dei The Jazz Messengers, insieme ad Art Blakey. Con il suo gruppo, Silver si affermò per aver contribuito alla definizione del hard bop, un sottogenere del bebop che incorporava elementi di blues e gospel. Negli anni ‘50, Silver decise di formare il suo quintetto personale, con cui pubblicò il suo primo album, Finger Poppin’, nel 1959. Questo quintetto continuò a incidere fino al suo sesto e ultimo album, Silver’s Serenade, nel 1963. Questo periodo ha rappresentato un punto di svolta importante nel suo percorso artistico, con sonorità sempre più personali e innovative.
Un’evoluzione con Song For My Father e altri lavori
Un’ulteriore evoluzione del suo suono si può ascoltare in Song For My Father, album che si distingue per il ritmo di bossa nova inserito nel jazz, introducendo un tocco esotico e raffinato. La traccia dal titolo omonimo divenne, con il tempo, un vero e proprio standard jazz, apprezzato e reinterpretato da molti musicisti. Successivamente, Silver pubblicò Cape Verdean Blues, album che vedeva tra i suoi ospiti illustri il trombettista Woody Shaw, il trombonista JJ Johnson, il sassofonista Joe Henderson, il bassista Bob Cranshaw e il batterista Roger Humphries. Questa produzione segnò un’altra tappa importante nel suo percorso musicale, caratterizzata da sonorità ricche e composizioni profonde, che ancora oggi vengono studiate e applaudite.
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