Luis Paltré è un artista la cui carriera è lunga, anche se resta poco sonoro nel panorama: ha saputo coniugare la creazione delle sue opere con l’insegnamento nello stesso ambito del disegno e delle arti plastiche, costruendo una produzione solida e mai stridente, e negli ultimi anni ha ricevuto premi dalla Biennale di Arti Plastiche della Città di Albacete o dal Comune di Tomelloso (che porta il nome di Antonio López).
Il Museo del Realismo spagnolo contemporaneo. A partire da questo fine settimana, il MUREC di Almería le dedica la mostra “La Realtà del Tangibile”, curata da Juan Manuel Martín Robles e che comprende una selezione di opere degli ultimi anni, viste nella mostra come manifestazioni dell’atteggiamento oggettivo con cui Paltré si avvicina al suo mestiere. Non si intende suscitare emozioni nello spettatore, ma piuttosto offrirgli i frutti di uno sguardo attento e rigoroso su ciò che è visibile, né più né meno.
Nato a Cabra alla fine degli anni Cinquanta, questo autore ha acquisito solide basi nella gestione del disegno, del colore e della composizione presso la Facoltà di Belle Arti di Siviglia, e fin dai suoi esordi è rimasto fedele alla figurazione, non al desiderio di copiare. Paltré non cerca tanto di ricreare ciò che vede quanto di dare forma alla sua interpretazione, ma per farlo non è mai caduto in linguaggi ibridi o percorsi astratti o concettuali.

Conosce bene la tradizione dei generi che ha scelto (ha esaminato soprattutto Morandi, Filippo de Pisis ed Edita Broglio), ma non la porta al presente per malinconia, bensì attualizzandone i codici: dipinge sempre dall’osservazione diretta, cercando equilibrio e dando molta importanza alla luce, e da questi procedimenti non rivoluzionari riesce a fare del suo realismo uno stile attuale e valido senza alibi. Le sue immagini sono diafane, pulite e insistenti su un ristretto numero di temi: nature morte, interni, paesaggi e architettura.
Nemmeno i suoi formati medi trasmettono magniloquenza, e gli spazi in cui si concentra sono estremamente quotidiani, privi di figure umane, ma non delle loro tracce come oggetti: sono il suo laboratorio e i luoghi in cui si svolge la vita di Paltré.
Senza distaccarsi dal verismo, a volte lavora, in via prioritaria, con piani di colore in cui esamina sfumature e profondità di toni e dando anche il primato al frammento, sia negli interni che negli immediati dintorni della sua casa: un’altra prova del suo desiderio di spogliatura e semplicità. Parlando di outdoor, dove si sviluppa sempre all’aria aperta cavalletto alla mano, quelle che vedremo nel MUREC corrispondono soprattutto a vedute delle zone industriali di Fabero e delle case coloniche dell’Almería rurale. La Paltré è interessata alle aree lontane dalle aree urbane, ma il suo modo di lavorare non è separato da quello impiegato negli interni: mezzi equi, finiture molto misurate, una tavolozza austera nella diversità e nelle sfumature.
Non lascia spazio alla spontaneità; optare per la cura del piano, della linea e del volume. La modernità liquida è esclusa dai suoi tessuti.




Luis Paltre. “La realtà del tangibile”
MUSEO DEL REALISMO SPAGNOLO CONTEMPORANEO. MUREC
Paseo de San Luis, s/n
Almeria
Dal 31 gennaio al 5 aprile 2026
