Fino a luglio prossimo, l’Alcalá 31 della comunità di Madrid ospiterà un’immensa tessitura di lana realizzata con pezzi di quel materiale che Sonia Navarro ha recuperato da una delle antiche fabbriche di Lorca, in seguito al terremoto del 2011. Sopra di essa, grandi blocchi di sparto pesante si sollevano simbolicamente, acquisendo leggerezza quando vengono organizzati sui muri e non più adagiate a terra.
Tra le opere più impressionanti presenti in questa esposizione, spiccano due delle creazioni tratte dalla sezione “Confini e Territori”, parte di una mostra che ripercorre il percorso artistico di questa artista murciana sin dal 2000. La curatela di questa esposizione è affidata a María de Corral e Lorena Martínez de Corral. Il territorio in cui Navarro è nata, Puerto Lumbreras, le sue radici familiari e le tecniche artigianali del passato a cui si impegna a mantenere viva, costituiscono il fondamento del suo lavoro. In questa esperienza artistica, le procedure manuali e le tradizioni dei laboratori si intrecciano costantemente con il linguaggio della scultura contemporanea. In relazione a questa pratica dell’Esparto, l’artista ha spiegato che la sua attrazione deriva dall’uomo che va in campagna a raccoglierlo: Per farlo bisogna possedere una saggezza impressionante, perché se un anno non viene raccolto, l’anno seguente non cresce e la terra diventa deserta. E prosegue descrivendo il lavoro di coloro che lo macchiano, lo bagnano e lo cucinano, così come quello delle donne – ormai sempre meno numerose e di età sempre più avanzata – che lo cuciono. Da queste parole, si evince come sono questi processi in cui mi sento di potermi adattare.
Insieme all’Esparto e alla lana, nelle opere raccolte qui, troviamo vari elementi riciclati che vengono reintrodotti con una nuova vita, come il feltro e le protezioni di gomma. Soprattutto, spiccano numerosi riferimenti alle donne della sua famiglia: le loro nonne erano ricamatrici, e per loro, il lavoro con i tessuti non rappresentava soltanto un mestiere, ma un aspetto fondamentale della loro vita, un’attività a cui dedicavano sacrificio e dedizione. Questo patrimonio viene ricordato anche nelle opere che trattano temi come la tetraplegia e l’impossibilità di muoversi, la cui memoria si riflette in diverse creazioni che esplorano l’incapacità di movimento o la necessità di rivestimenti protettivi. In sostanza, queste proposte artistiche celano più strati di lettura: combinano la memoria personale, un aspetto talvolta autobiografico e altre volte collettivo, con elementi di modernità.
Uno dei suoi primi riconoscimenti, il premio dei circuiti delle arti plastiche della comunità di Madrid (oppure una borsa di studio della Real Accademia di Spagna a Roma, che arriverà più avanti), le consentì di acquistare, circa venti anni fa, una macchina da cucire industriale che avrebbe aperto una nuova era nel suo percorso artistico. Quando vinse quella borsa di studio a Roma, nel 2011-2012, non poté portarla in Italia, ma fu allora che decise di interrompere la rappresentazione della città con fili ricamati a mano, come ancora si può ammirare a Alcalá 31.
Al centro del piano inferiore dell’allestimento, sono stati collocati i vestiti chiamati “Jaula”, che si rifanno a donne che, a causa delle loro condizioni di povertà o di ricchezza, sono passate secoli fa alla vita religiosa. Le alte 기colle di tali abiti richiamano anche l’impossibilità di movimento delle donne, e si allontanano simbolicamente da altre realtà più statiche o immutabili in cui le donne sono confinato.
Particolarmente affascinanti sono le interpretazioni delle “jarapas”, tradizionali tappeti di colore vivace, realizzati artigianalmente con resti di lana o tessuti usati, su telai familiari. Navarro ha utilizzato i scarti di cotone: non poteva intervenire sui colori o sulle dimensioni dei materiali, e, come le sue nonne, ha impiegato ciò che aveva a disposizione senza sprechi, riuscendo a trasformare questi materiali in vere e proprie opere di bellezza.

L’Esparto ha accompagnato la sua produzione artistica fin dall’inizio e contribuisce enormemente alla sua estetica: il suo odore e un legame di base con il passato di tutti noi. Già ai tempi dei Romani, si utilizzavano i suoi bastoni per trasportare cereali, e questa usanza è sopravvissuta fino agli anni Sessanta del secolo scorso. Dagli anni ’90, l’artista ha riscoperto questa fibra attraverso tendenze decorative, ma ha voluto anche rivendicarne il valore nel suo lavoro di grandi composizioni murali dedicati alle donne che continuano a lavorare nonostante le avversità (senza l’uso delle macchine). Inoltre, intende evocare le donne ajuare che decoravano le case dei villaggi tradizionali.
Quest’opera la presenta su una cornice, a terra, e con la collaborazione del materiale chiamato FOD, valutando come la condizione di umidità del materiale influenzi i risultati estetici e le pieghe evocative, ricordando le tecniche della pittura spagnola, come si vede nei ritratti di Zurbarán.
Le esperienze del fratello dell’artista vengono rappresentate anche tramite strutture elaborate con materiali morbidi o attraverso manichini con bracci di metallo di grandi dimensioni.
Al piano superiore di Alcalá 31, si attendono nuove opere ricche e innovative, realizzate con materiali diversi, e riflessi sulle proprie influenze artistiche e sulla volontà di collaborazioni con artigiani provenienti dalla Spagna e dal Portogallo — forse non ultime nel loro percorso artistico.
Per questa esposizione, sono stati creati due pezzi tessili in cui sono state incorporate cinghie realizzate dalle talabarteras della sua terra, dato che l’artista ha preferito usare materiali che non impliassero l’uccisione di animali. Questi pezzi sono delle protezioni per i bauli degli alberi e delle collane di iuta per le capre. Circondate da lana, proveniente sia dalla Spagna che dal Portogallo, queste creazioni, intitolate La vita tranquilla e La vita irrequieta, fanno riferimento a due celebri opere di Zurbarán e riflettono il dualismo tra calma e tumulto.


Nel suo lavoro si possono trovare anche interventi su piastrelle con scene tratte da Roma e Madrid, immagini che spesso trovava sulla stampa o durante le sue passeggiate per le città, diventando così il suo modo di ricostruire e ricordare quegli ambienti. La precisa opera intitolata Flâneur è realizzata con ricami in seta ispirati a Lorca; attraverso i seminari, Navarro cerca di collaborare e condividere il suo sapere, consapevole che una volta chiusi i progetti, raramente si riaprono. La sua attività artistica si mantiene viva, almeno in parte, grazie anche alla richiesta di lavori per le celebrazioni della Settimana Santa.
In questo campo, la difficoltà di ricamare seguendo linee rette crea un’energia particolare nelle opere come questa, i cui bordi richiamano le ringhiere dei balconi o i parapetti delle città. La precisione richiede un’attenzione particolare e una sensibilità che si traduce in una vibrazione unica nelle sue creazioni.


Altre opere sono state realizzate con PVC, richiamando le astrazioni dei coloristi José Guerrero e Miguel Ángel Campano, oppure utilizzando ancora pezzi di gomma e feltro sulla lana dei territori italiani e portoghesi. Frammenti di attività manuale, anche con fili appesi, continueranno a emergere lungo il percorso espositivo, come, ad esempio, un trittico ispirato a un testo della galleria T20 di Nacho Ruiz, dedicato al tema “mistico”. I toni di queste opere richiamano i grandi maestri come Velázquez, Zurbarán e Goya, sempre con un omaggio ai rifiuti tessili, alle scorie che vengono recuperate e riadattate come materiali di valore. Per uno di questi lavori, Navarro ha ricevuto il Premio BMW Painting, un riconoscimento che riconosce che non sempre è necessario usare un pennello tradizionale.
In molte delle sue linee artistiche, come nei ricami o nei motivi tratti dall’attività delle talabarteras, Navarro trova “le forme dei miei modelli, i miei percorsi, i miei confini e le mie memorie”.



