Anders Zorn: dalla terra al mondo

I più anziani e con una buona memoria ricorderanno che, nel 1992, il Museo Sorolla ha abbinato in una mostra il luminista valenciano e Anders Zorn, sicuramente il pittore svedese più internazionale del XIX secolo. Né l’uno né l’altro possono essere considerati del tutto impressionisti, poiché entrambi la gestione della luce, la rappresentazione dell’acqua e degli effetti atmosferici furono fondamentali, ed entrambi ebbero un successo internazionale, ma non sfuggirono mai né vollero alle loro origini.

La prima retrospettiva completa di Zorn in Spagna può ora essere visitata presso la Fondazione Mapfre. Organizzata insieme all’Hamburger Kunsthalle e curata da Casilda Ybarra Satrústegui, propone un viaggio a metà tra il tematico e il cronologico: si concentra sui suoi viaggi e sui suoi ritorni, sui suoi spostamenti internazionali e sul suo sguardo continuo alla sua regione natale, la Dalecarlia, famosa per i suoi costumi popolari. Merito anche della sua versatilità: talentuoso ritrattista di personaggi influenti – superbe le sue opere dedicate a Grover Cleveland e alla moglie Frances – fu anche uno straordinario pittore di paesaggi, nudi e scene quotidiane legate alla vita rurale svedese.

Anders Zorn. Grover Cleveland, 1899. National Portrait Gallery, Washington

Esperto nell’intaglio del legno e nel disegno fin dall’infanzia, Zorn entrò all’Accademia di Belle Arti di Stoccolma con l’obiettivo di formarsi come scultore, ma durante gli studi preferì dedicarsi all’acquerello. Giovanissimo viaggiò molto, anche in Spagna fino a nove volte: Velázquez fu uno dei suoi riferimenti, ma mantenne contatti con il già citato Sorolla e con Ramón Casas, al quale diede composizioni. Ha interpretato anche il primo.

Si trasferì nel nostro Paese attratto, in un primo momento, dai tipicismi romantici, e sotto quel prisma ritrasse bambini e donne; mentre nel Regno Unito, dove interagisce con la colonia di artisti di St. Ives, inizia a dipingere ad olio, che privilegia nella sua opera la cattura della luce e degli effetti cromatici senza artificio, dal desiderio di verità.

Anders Zorn. L'Alhambra, 1887. Zornmuseet, Mora
Anders Zorn. Al Palazzo Topkapi, 1885. Svezia, LF Dalarnas

Nel 1888 si stabilì a Parigi, dove raggiunse presto il successo grazie a uno stile basato su una tavolozza contenuta e pennellate vivaci e diagonali. Rimase lì per otto anni e fu protagonista di una retrospettiva alla galleria Durand – Ruel, affermandosi come autore cosmopolita con i suoi ritratti di attori o baritoni immersi nei loro ambienti professionali. Ottenne il Gran Premio all’Esposizione Internazionale del 1900 e la Legione d’Onore.

La capitale francese era allora un laboratorio della vita moderna e Zorn si lasciò sedurre dalla sua frenesia, ma continuò a viaggiare per il mondo: andò in Germania, Russia, Algeria, America Latina e in sette occasioni negli Stati Uniti, dove ritrasse alcuni dei personaggi più importanti della fine del secolo e strinse amicizie durature. Questo artista sapeva muoversi come un pesce nell’acqua negli ambienti sociali, ottenne vendite elevate e all’epoca seppe incarnare la sogno americano se l’espressione fosse esistita allora; Giocarono a suo favore anche il matrimonio con Emma Lamm, di famiglia benestante, e l’amicizia con Isabella Stewart Gardner. Ma il suo grande punto di forza, quando si trattava di piacere ai suoi modelli, era la naturalezza: individuava i suoi soggetti e si avvicinava a loro con una spontaneità più accentuata di quella dell’elegante Sargent o del un po’ fatuo Boldini. Quell’audacia, alla lunga, non sarebbe stata del tutto ben interpretata.

Anders Zorn. Cristina Morphy, 1884. Museo Nazionale del Prado
Anders Zorn. Piacere estivo, 1886. Collezione privata

Ovunque si trovasse, non mancò di tornare spesso nella sua provincia natale, dove coltivò due dei suoi soggetti più amati: i paesaggi e le bagnanti. Apparteneva a una generazione di artisti svedesi che promossero la riconsiderazione delle ricchezze naturali di quel paese e realizzarono molte scene potenti di usi e tradizioni, oltre a rappresentare tipologie femminili robuste, lontane dall’idealizzazione della pittura accademica (e vicine ai valori moderni di salute, forza e armonia con la natura). In alcuni casi ha presentato scene intime e familiari, piene di tenerezza, con pennellate ancora una volta spontanee.

Tornò definitivamente a Mora, la cittadina dove era nato nel 1896: si stabilì in una grande casa nella foresta, da lui stesso progettata, dove convocò, come nella sua pittura, le tradizioni architettoniche di questo luogo ma anche le comodità del mondo moderno. Impegnato nei confronti dei suoi vicini, organizzò concorsi di danza e musica, creò un museo all’aperto e una scuola, raccolse tessuti e donò la sua produzione allo Stato svedese. Dalecarlia era ormai un emblema delle eredità rurali in Svezia.

Negli ultimi anni della sua vita, la sua produzione (dipinti ad olio, sculture e numerose incisioni, oltre agli acquerelli) fu in gran parte relegata alle avanguardie, come accaduto con Raimundo de Madrazo, recentemente recensito alla fondazione. La sua riscoperta, qualche decennio fa, ci ha rivelato un autore che, quanto più viaggiava, tanto più rimaneva profondamente radicato nella sua terra; un gentiluomo contadino.

Anders Zorn. La gonna rossa, 1894. Collezione privata
Anders Zorn. Merlettaie, 1894. Collezione privata
Anders Zorn. Mezzanotte, 1891. Mora, Zornmuseet

Anders Zorn. “Viaggia per il mondo, ricorda la terra”

FONDAZIONE MAPFRE

Paseo de Recoletos, 23

Madrid

Dal 19 febbraio al 17 maggio 2026

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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