L’artigianato, il folklore popolare, i giochi, l’insegnamento, la natura e persino il cielo stesso sono fonti di interesse per Antonio Ballester Moreno, artista che definisce paesaggi astratti dai colori puri, concepiti inizialmente come collage realizzati con cartone e colla. Nelle sue tele emergono simboli che, grazie all’uso dei colori primari e all’essenzialità delle forme, richiamano chiaramente gli elementi vitali della campagna—sole, acqua e piante. Ballester Moreno è convinto che, al di là di qualsiasi lettura intellettuale, l’arte debba stimolare i nostri sensi e coinvolgere dunque chi la osserva. In passato ha sperimentato materiali come la juta grezza o l’argilla, impiegati in installazioni che rimandano a stelle e a una gravitazione che si proietta sui campi cromatici.
Ha concepito anche progetti pedagogici, esplorando ciò che l’atto artistico comporta sul piano manuale e le potenzialità scenografiche. Entrambi gli aspetti si incontrano in “El cielo y la tierra”, la mostra che il CA2M di Móstoles propone fino al prossimo settembre.
Si tratta di una rilettura di una selezione delle collezioni di questa istituzione: circa una trentina di opere di autori nazionali e internazionali, di generazioni diverse e con mezzi e finalità eterogenei; tra gli interpreti figurano Ibon Aranberri, José Luis Alexanco, John Baldessari, James Bishop, June Crespo, Ángela de la Cruz, Equipo 57, Sahatsa Jauregi, Mike Kelley, Leopold Kessler, Sol LeWitt, Ángeles Marco, Ana Mendieta, Itziar Okariz, Alberto Sánchez, Jordi Teixidor e Isabel Villar.

Proprio l’eterogeneità delle proposte favorisce l’intento di Ballester Moreno: mettere in discussione le tendenze museografiche consolidate, rivendicare una creatività non gerarchica e rivedere le potenzialità del paesaggio come genere artistico dotato anche di implicazioni geologiche, antropologiche e sociali, permettendo di esaminarlo da prospettive non univoche.
Per questa iniziativa Ballester Moreno ha lavorato con famiglie e studenti del CEIP Federico García Lorca di Móstoles in una serie di laboratori collettivi. In queste sessioni, i partecipanti hanno realizzato insieme opere ispirate a paesaggi stagionali e agli elementi naturali, come il sole o la luna—motivi, come già ricordato, costanti nel loro percorso. Sia l’arte che il paesaggio stesso sono considerati dai madrileni come punti di partenza per l’incontro tra persone diverse e per azioni didattiche.


Il frutto di questi laboratori è visibile al CA2M, accanto a quasi trenta pezzi provenienti dalle collezioni del museo: in tal modo, le creazioni di quella comunità educativa, realizzate con materiali poveri come la carta, convivono strettamente con opere di artisti affermati. Piuttosto che metterle sullo stesso piano, l’obiettivo è mettere in discussione le classificazioni tradizionali e proporre un ampliamento delle modalità di avvicinamento all’impulso creativo, senza temere il confronto con visioni apparentemente distanti quando hanno in comune la creatività. Si parte dal presupposto che siamo tutti creativi e che qualsiasi opera d’arte, più della conoscenza, possa ampliare e arricchire le nostre esperienze di vita.
La scenografia della mostra è stata concepita come un paesaggio interiore, centrato sull’impatto dell’ambiente sulle esperienze fisiche personali e sulla comprensione politica in relazione alla natura. In questa lettura, la fusione di elementi opposti—il cielo e la terra, il giorno e la notte, l’alto e il basso—viene assunta come simbolo di ulteriori dualità su cui intervenire, richiamando i riferimenti di John Dewey e la tradizione che ha storicamente separato l’arte elevata da quella popolare o la paternità individuale da quella collettiva. Queste dicotomie possono essere discutere attraverso la contemplazione, in dialogo, delle opere realizzate nei laboratori e dei pezzi della collezione.




Antonio Ballester Moreno. “Cielo e Terra”
CA2M. CENTRO D’ARTE DOS DE MAYO
Avenida Costituzione, 23
Mostoles, Madrid
Dall’11 aprile al 27 settembre 2026
