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Dopo aver varcato Saragozza, la mostra “Soñar el Espacio” ha approdato a Madrid, aprendo la prima sala del Centro Cultural Conde Duque, organizzata dalla Fondazione Ibercaja per celebrare il centenario di Eduardo Chillida. Il percorso espositivo riunisce circa un centinaio di pezzi emblematici della produzione dell’artista e della sua ricerca di equilibrio e di comunione con la natura e l’universo: si tratta di una ventina di sculture realizzate in diversi materiali e di opere su carta.

L’allestimento delle opere iniziali è stato pensato per facilitare l’approccio dello spettatore; tali pezzi testimoniano la varietà degli elementi modellati da Chillida: dal gesso (Forma) all’alabastro (Il profondo è l’aria XXI Progetto per Monumento alla Tolleranza, Topos, Il profondo è l’aria, Stela V o Elogio all’orizzonte), al cemento armato oppure alla terra di chamotte, presente nelle celebri Lurrak – blocchi d’argilla compatti e solidi maneggiati dall’autore e capaci di assumere tonalità differenti a seconda del tempo trascorso nel forno a legna.

Le composizioni di dimensioni più contenute permettono un contatto più intimo e immediato con chi osserva; le opere più imponenti, talvolta alte fino a due metri, instaurano un legame potente con l’architettura e l’ambiente: Chillida ha voluto esplorare, a partire da queste opere e dalle loro cavità, la gestione della luce e dello spazio. In tali creazioni i materiali sembrano esprimersi in modo autonomo; talvolta trasmettono una sensazione di spettacolarità, anche al di là delle loro dimensioni.

architetto del vuoto; la sua attenzione è particolarmente evidente nelle opere in alabastro: forme solide con finestre incavate da cui penetra la luce. L’illuminazione diffusa che trapassa questo varco provocatorio orienta lo sguardo dello spettatore verso lo spazio scolpito e stabilisce un chiaro contrasto con la solidità della forma che lo circonda. Per l’artista, insomma, lo spazio e l’aria erano elementi importanti quanto la pietra stessa.

Eduardo Chilldia. Spazio da sogno. Conte Duca. Courtesy of Ibercaja Foundation
Eduardo Chilldia. Spazio da sogno. Conte Duca. Courtesy of Ibercaja Foundation

Per quanto riguarda l’opera grafica in mostra, si rende chiaro che essa riunisce le chiavi del pensiero plastico di Chillida, risultando quindi fondamentale per comprendere il resto della sua produzione. A differenza di molti, lo Chillida di San Sebastián non utilizzò la carta solo nei bozzetti preparatori, ma ne concesse una singolarità e un’autonomia del tutto proprie.

Oltre a pezzi molto rappresentativi, come Fueros di Vittoria o gabbia della libertà, possiamo vedere a Conde Duque una selezione dei suoi disegni geometrici o incisioni eseguite con inchiostro, carboncino o sanguigna. Vedremo che i suoi principi estetici coincidono in molti casi con quelli delle sculture; in altre occasioni costituiscono rappresentazioni delle proprie mani, aperte o chiuse, come esercizi per catturare volume e spazio, e anche come simbolo dell’energia del lavoro che quelle mani mettono in opera. Le sue creazioni su carta, chiaramente figurative, saranno i suoi ritratti espressivi, che dedicherà a sua moglie e ai suoi figli, oltre che a se stesso.

Insieme a queste immagini, troviamo i collage realizzati ritagliando e incollando carte e la serie delle gravità, bianco e inchiostro, che avvia nel 1985. Sono strettamente legati alle sue sculture, perché contengono, nonostante i materiali, una terza dimensione introdotta dai tagli che li compongono.

“Soñar el Espacio” è visitabile fino al 21 giugno ed è curata da Alicia Vallina.

Eduardo Chilldia. Spazio da sogno. Conte Duca. Courtesy of Ibercaja Foundation

Eduardo Chilldia. Spazio da sogno. Conte Duca. Courtesy of Ibercaja Foundation
Eduardo Chilldia. Spazio da sogno. Conte Duca. Courtesy of Ibercaja Foundation

Eduardo Chilldia. “Spazio da sogno”

C/ Conde Duque 9, 11

Madrid

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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