Cézanne e Jas de Bouffan: il luogo dove l’arte ha avuto inizio in Provenza

Esplorando i legami di Cézanne con il suo territorio: il Jas de Bouffan e oltre

Per chi visita Aix-en-Provence, immergersi nell’atmosfera che ha ispirato Paul Cézanne è un’esperienza naturale: basta dirigersi verso il suo storico laboratorio a Lauves, situato appena fuori dal centro cittadino, o esplorare i suoi dipinti nel Musée Granet, per sentirsi parte di quel mondo. Non meno affascinante è la montagna di Sainte-Victoire, una maestosa presenza che Cézanne ha spesso contemplato, sotto la pioggia o sotto il sole, durante le sue passeggiate e i suoi studi sul paesaggio. Nell’ambito della stagione Cézanne 2025, la città di Aix-en-Provence intende mettere in luce i vari e proficui legami tra l’artista e alcuni luoghi significativi che lo hanno accompagnato durante tutta la vita, tra i quali spiccano le cave di Jas de Bouffan e Bibémus.

Jas de Bouffan: il laboratorio e il nido creativo di Cézanne

Il primo di questi luoghi, il Jas de Bouffan, rappresenta un vero e proprio scrigno di sperimentazioni e di sviluppi artistici. Sullo sfondo delle sue prime opere, questa vasta proprietà agricola offriva a Cézanne un campo di prova e di ispirazione, dal quale traeva spunti per i suoi dipinti. Prima di ritrarla, Cézanne dipinse sulle pareti del suo stesso salotto, lasciando emergere l’intensa relazione con questa terra. Sono stati i contorni di questa proprietà, confinante con la città di Aix, a diventare un soggetto ricorrente, stretto tra una casa di campagna, una fattoria, una serra, un parco e uno stagno. È qui che il pittore vide con i suoi occhi il potenziale che avrebbe poi sviluppato con i suoi pennelli e le sue tecniche innovative.

Il nome di questa proprietà ha origini nel dialetto provenzale: veniva chiamata Jas, termine utilizzato per indicare le case di campagna di lusso in cui le famiglie benestanti si rifugiavano durante le calde estati o per sfuggire alle epidemie. Louis-Auguste Cézanne, padre dell’artista, alla professione di cappellaio, riuscì a migliorare la propria posizione sociale diventando banchiere, e nel 1859 acquistò questa tenuta. Con il passare del tempo, dette il nome all’intera zona, creando un legame strettissimo tra questa proprietà e la famiglia Cézanne.

La mostra al Musée Granet e le radici di Cézanne

Fino ad ottobre 2025, il Musée Granet ospita la mostra “Cézanne in the Jas de Bouffan”, un’esposizione che approfondisce il rapporto tra l’artista e questa residenza, e che tra le attrazioni principali presenta numerosi autoritratti in cui Cézanne, da giovane, si raffigura come un vero artista in erba. Questo luogo è stato fondamentale per le sue origini artistiche: dal 1857 al 1862 Cézanne frequentò una scuola di disegno gratuita situata nell’ex Palazzo di Malta, che ospitava anche le collezioni del Museo di Aix, oggi diventato Museo Granet. Questi ambienti rappresentarono le fondamenta della sua formazione, con influenze di antichità e di modelli classici.

Le prime esplorazioni artistiche nel Jas de Bouffan

Il luogo che Cézanne chiamava affettuosamente Couillarde – termine che lui stesso usava per le sue prime opere – fu la sua prima vera palestra artistica. Sebbene la famiglia si fosse stabilita definitivamente a Jas de Bouffan solo nel 1870, Cézanne iniziò già dieci anni prima a lavorare sulle pareti e sulle superfici di questa dimora. A soli 21 anni, dipinse con ardore gli ambienti di questa proprietà, sperimentando vari stili e temi. Nei primi anni, le sue opere furono caratterizzate da un approccio decorativo molto tipico delle case di campagna provenzali, con dipinti come Le quattro stagioni nella camera da letto e una serie di paesaggi monumentali sui muri est e ovest della casa. Tuttavia, già nel 1865, Cézanne decise di avventurarsi oltre, abbandonando le sue prime composizioni per esplorare nuovi soggetti e tecniche.

Il crescendo creativo e il rapporto con la vita rurale

La proprietà di Jas de Bouffan, pur temporaneamente venduta e soggetta a mutamenti di proprietà, si rivelò un terreno fertile per lo sviluppo artistico di Cézanne. Dal 1907, infatti, molte delle opere create all’interno della tenuta furono sottoposte a variazioni: alcune vennero rivestite di carta da parati, altre tagliate e ricomposte su tele per essere destinate al mercato. I proprietari successivi, tra il 1912 e il 1960, trovarono pezzi di queste opere, attualmente conservati in alcune ricostruzioni storiche dell’ambiente di Cézanne. La storica ricostruzione di questi ambienti, in grande sala, evoca gli spazi di Jas de Bouffan, rendendo omaggio al luogo tanto caro al pittore.

Cézanne si riferiva spesso a questo spazio come Couillarde, luogo in cui le sue opere apparivano oscure e tormentate, riflettendo un volto intensamente espressivo e sorprendente. La sua tecnica, altamente personale, trasmetteva un senso di inquietudine, con pennellate dense e spatolate, spesso con soggetti di familiari e amici. Tra questi, il padre e lo zio Dominique ricorrevano frequentemente come modelli, così come alcuni amici diventati personaggi di rilievo, tra cui Baptiste Baille, Antoine-Fortuné Marion, Anthony Valabrègue, Gustave Boyer, Achille Entraire e Émile Zola. Lo scrittore, che abitò ad Aix in un periodo del suo soggiorno, fu uno dei critici più entusiasti delle opere di Cézanne e mantenne un’amicizia intellettuale con lui.

Il volto della Provenza e l’evoluzione stilistica di Cézanne

Fino all’inizio degli anni 1870, le opere di Cézanne all’interno di Jas de Bouffan mantennero uno spirito oscuro, influenzate dai modelli di artisti come Gustave Courbet e Honoré Daumier, e anche dall’atmosfera del conflitto franco-prussiano. La Provenza rappresentava comunque un rifugio, lontano dal caos e dalla complessità della vita urbana di Parigi. Tuttavia, le cose cambiarono quando Cézanne, attraverso il soggiorno parigino e l’incontro con Camille Pissarro, iniziò a sperimentare la pittura en plein air, abbracciando l’impressionismo pur rimanendo profondamente radicato nel territorio provenzale. Qui, iniziò a sviluppare uno stile più personale: le sue opere si caratterizzarono per colori caldi e vibranti, con pennellate rigorose e fluide, capaci di trasmettere un’impressione di solidità e movimento simultaneamente.

Lo studio di Lauves e la poetica dell’oggetto

Col passare del tempo, i paesaggi di Jas de Bouffan si imposero come soggetti principali: disegni a matita, dipinti ad olio e acquerelli testimoniano quanto Cézanne traesse ispirazione da questo contesto. L’attuale proprietà, anche se ormai inglobata dalla città di Aix, conservava in quegli anni uno stile di vita seminaturale, come un laboratorio a cielo aperto nel quale Cézanne poteva sperimentare. Il parco divenne un soggetto fisso, immortalato in oltre sessanta opere: il lungo viale di querce a sud, che si apre come un sentiero nel paesaggio, il laghetto a ovest, illuminato dalla luce riflessa sull’acqua, e la fattoria a est, che probabilmente fu il luogo di incontri con i contadini del posto. E ancora, la montagna Sainte-Victoire, oggi nascosta da moderne costruzioni, costituiva un punto di riferimento naturale e visivo per Cézanne, un’immagine quasi protetta nel cuore del suo universo creato.

Lo studio personalissimo di Cézanne a Lauves

Nei primi anni Ottanta dell’Ottocento, Louis-Auguste Cézanne fece edificare il primo vero studio in soffitta all’interno del Jas de Bouffan. Là, il giovane artista si immerse nell’approfondimento della natura, spostandosi via via rispetto alle rappresentazioni tradizionali. Nei tardi anni 1880, Cézanne cominciò a organizzare tavole, ceramiche, brocche, frutta e zucchero in composizioni apparentemente instabili, con dimensioni alterate e punti di fuga innovativi. La sua volontà di rielaborare la percezione della luce e della forma portò a risultati sorprendenti: il soggetto e la composizione diventarono una riflessione meditata e armoniosa, preludio ai principi che avrebbero poi influenzato il cubismo.

Tra gli oggetti rappresentati nello studio di Lauves, alcuni restano ancora visibili: questa stanza fu l’ultimo vero laboratorio del pittore, il luogo dove aveva affinato le sue teorie sulla forma e la luce. Uno degli scritti più curiosi a riguardo è quello di Joachim Gasquet, amico, critico e poeta, che ricorda di aver visto una replica “quasi finita” di un’opera di Cézanne, che poi egli stesso fece scomparire, rendendola invisibile a tutti, come a nascondere un segreto troppo personale.

Il rapporto con la famiglia e gli amici immerso negli ambienti rurali

Mentre Cézanne concentrava le sue energie sulla natura e sulla geometrizzazione dei volti, il rapporto con i familiari e con gli amici rimaneva uno dei cardini della sua vita. Sua moglie, Hortense Fiquet, fu la sua principale modella e compagna, anche se il loro legame rimase nascosto a lungo, a causa delle paure dell’artista di perdere il sostegno del padre e la stabilità economica. Si conobbero nel 1869 e Cézanne la ritrasse con grande pazienza, portandola a pose immobili, quasi come una mela. Dopo il matrimonio del 1886, Hortense visitò il Jas de Bouffan con il figlio, ma l’intensa dedizione dell’artista al suo lavoro fece sì che, nel tempo, egli si allontanasse temporaneamente da questo mondo familiare per concentrarsi su una radicata presenza in Provenza.

Ultimi ritratti e l’eredità di Cézanne

Verso la fine della sua vita, Cézanne non si allontanò più dal Jas de Bouffan, trovando nel giardiniere Vallier il suo ultimo soggetto. Pochi giorni prima di morire, il 19 ottobre 1906, lasciò un disegno di una vista del parco, come un testamento artistico scritto in un’ultima comunicazione con il mondo. Questa dimora, recentemente restaurata, aprirà progressivamente al pubblico da questa estate, offrendo l’opportunità di conoscere e riscoprire l’ambiente domestico e creativo del padre dell’arte moderna. Tutte le informazioni sull’apertura e gli eventi si possono consultare su https://cezanne2025.com/.

“Cézanne Au Jas de Bouffan”
Musée Granet
Posizione Saint Jean de Malte
Aix-en-Provence
Dal 28 giugno al 12 ottobre 2025

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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