Chirino in America: lo scultore in continua ricerca di nuove forme

L’importanza degli Stati Uniti era nota nel corso della traiettoria di Martín Chirino, sia come artista sia come direttore culturale, al timone della cerchia delle arti e del Caam di Las Palmas; tuttavia, fin dai suoi soggiorni, talvolta intermittenti, non era stata acquisita una piena comprensione del peso di quella impronta americana. La scoperta di una nuova documentazione ha permesso di scavare in queste relazioni e i frutti di tali indagini ora possono essere visti in “Dear Martin”.

Questo progetto rientra nella programmazione organizzata dalla Martín Chirino Art and Thought Foundation per celebrare il centenario della nascita dell’artista, un programma che riunisce una dozzina di mostre in cui si rilegge il percorso di un creatore e, spesso, si riconosce il suo profondo interesse per la cultura guanche. Chirino divenne una delle figure chiave del rinnovamento delle arti plastiche nel dopoguerra, partecipando al gruppo El Paso, di cui fu tra i fondatori nel 1957; quell’associazione significò l’emergere di un’arte radicata nella tradizione spagnola e, al contempo, oggetto di critica in relazione al contesto politico e sociale, con la prospettiva che l’internazionalizzazione degli autori fosse intrinsecamente collegata al loro lavoro.

Caro Martin. (Martín Chirino negli Stati Uniti). Niemeyer Center, Aviles. Fotografia: Carranza

Possiamo dire che il lavoro di Chirino si fonda su due principi: il ferro battuto, materiale predominante delle sue sculture; e la sinfonia della spirale, simbolo ricorrente e soluzione costante lungo tutta la sua carriera, che sintetizza le basi della sua creazione, ossia la nozione di piegatura e di disposizione, e lo sviluppo orizzontale e verticale nello spazio, nonché la curvatura di un elemento che, nelle sue mani, recuperando la tradizione della falda, diventa duttile.

La produzione di Chirino si espande e si raggruppa cronologicamente in capitoli successivi, seguendo ragioni concrete il cui referente resta sempre nel mondo reale e che insistono ancora e ancora, fino a cercare di esaurire le proprie possibilità espressive.

Dagli anni Sessanta, Chirino intraprese numerosi viaggi negli Stati Uniti, mossi da un impulso intrinseco alla sua personalità, in un periodo in cui tali spostamenti erano meno comuni. Sarebbe stato, come spiega la curatrice nella presentazione di questa mostra, l’artista postbellico più “raccolto”, esposto e divulgato in quel Paese: presentò nove personali alla Grace Bortenicht Gallery, con la quale ebbe rapporti per più di tre decenni, partendo da un contratto autografato al Palace Hotel di Madrid negli anni Sessanta fino alla chiusura di quel legame. Il suo lavoro è presente in un nutrito numero di musei (il Meadows Museum di Dallas previsto intorno al 1989 per accogliere le sue opere sul suolo americano, in una proposta intitolata Balance and Harmony che non si materializzò); fu lodato da alcuni dei critici più importanti del Paese, come Dore Ashton, Frank O’Hara, John Ashbery, Hilton Kramer…, oltre a godere di popolarità tra gli architetti della cultura popolare, come il cantante e musicista di Cabaret Bobby Short, che apprezzò le sue composizioni. Allo stesso modo, Chirino era già parte, nel 1960, della collettiva MoMA “Nuova pittura e scultura spagnola”, di cui faceva parte anche O’Hara.

Caro Martin. (Martín Chirino negli Stati Uniti). Niemeyer Center, Aviles. Fotografia: Carranza
Caro Martin. (Martín Chirino negli Stati Uniti). Niemeyer Center, Aviles. Fotografia: Carranza

È interessante leggere con attenzione i pannelli di questa mostra asturiana, che offrono un’abbondante documentazione sull’intrasto-storia dei pezzi raccolti: quasi trenta sculture e moltissimi disegni, accompagnati da opere cinematografiche, corrispondenza, fotografie, pubblicazioni e persino musica che contribuisce a dare a questo progetto un’atmosfera immersiva. Legate ai soggiorni americani, esse provengono da diverse collezioni istituzionali e private, tra cui l’eredità Chirino, la collezione Azcona, la collezione BBVA, i fondi Ivam di Valencia o il Museo Reina Sofía.

Sullo sfondo risuonano tutti i racconti su come, per Chirino, il viaggio fosse quasi un mandato vitale sin dall’infanzia, quando accompagnò suo padre nelle sue peregrinazioni africane: conobbe molto presto Parigi e Londra, apprese la lavorazione della fucina a Cuenca e ammirò profondamente la scelta di Brancusi di viaggiare in Europa, arrivando praticamente da Parigi all’inizio della sua affermazione artistica. Per lui rappresentava l’idea di Wayfarer, l’infinito camminatore che, pur giungendo ai luoghi, se ne va comunque, cioè un uomo che cerca e cerca senza permettersi di provare nostalgia per ciò che lascia dietro di sé (…). Sono sempre stato una persona riconoscibile e incline al soliloquio; ho sentito quella che viene chiamata “la chiamata interiore”. Il movimento rappresentava per lui un modo per allontanarsi dall’impotenza che spesso accompagna gli artisti.

Caro Martin. (Martín Chirino negli Stati Uniti). Niemeyer Center, Aviles. Fotografia: Carranza
Caro Martin. (Martín Chirino negli Stati Uniti). Niemeyer Center, Aviles. Fotografia: Carranza

“Caro Martín (Martín Chirino negli Stati Uniti)”

Niemeyer Center

Avenida del Zinc, S/N

Aviles

Dal 2 giugno al 21 settembre 2025

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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