Fringe di Edimburgo: come tre spettacoli reinterpretano la storia

The three guest bloggers, © Karla Gowlett, Ellis Buckley

Il teatro permette al pubblico di guardare alla storia con una luce moderna.

Può dare vita al passato, così come documentare il presente.

All’Edinburgh Festival Fringe di quest’anno c’è una tale scelta di spettacoli. Ma se vuoi guardare indietro nel tempo per ottenere una nuova prospettiva sul presente, ecco tre produzioni: ci offrono i loro pitch d’ascensore.

I Was A German – Clare Fraenkel

Il teatro è un formato narrativo così gioioso grazie alla sua immediatezza. Siamo tutti insieme in sala, e il pubblico contribuisce con la propria energia, qualunque essa sia quel giorno!

I Was A German ha due fili narrativi: il mio nel decennio attuale (anni 2020) e quello di mio nonno negli anni Trenta e Quaranta. Volevo che la narrazione di mio nonno regalasse quasi l’impressione di entrare in un film; accompagnare giocosamente il pubblico nel passato. Il suo percorso è sostenuto da un mondo proiettato di silhouettes in ombra e musica, ispirato dal tema ricorrente del cinema presente nella sua storia. Abbiamo manipolato e ripreso queste immagini affinché io possa interagire con esse dal vivo.

La mia narrazione è ancorata al presente per controbilanciare quelle tecniche sceniche. Infrango la quarta parete e coinvolgo direttamente il pubblico, per ridurre l’effetto di distanza che talvolta provo nel guardare qualcosa di storico. Sono una persona reale che racconta la vera storia di mio nonno, in un modo possibile solo nella performance dal vivo.

I Was A German al ZOO Southside (Studio) dal 1 al 24 agosto (escluso il 12) alle 13:50

The City for Incurable Women – fish in a dress Theatre Company

Il teatro è sempre ora, ma è intrinsecamente passato. Tra interprete e pubblico, un’idea si sviluppa in tempo reale. Eppure, allo stesso tempo, le storie esplorate sono profondamente legate al passato.

The City for Incurable Women racconta la storia vera di un ospedale psichiatrico parigino degli anni ’80 dell’Ottocento, dove le donne mettevano in scena la loro “follia”. Pensando alla storia, automaticamente la rapportiamo a ciò che comprendiamo: il tropo delle donne folli, popolarizzato nel XIX secolo (capelli sciolti, schiena arcuata, camicione bianco) può ancora essere rintracciato oggi. Lo sentiamo persistere nei nostri corpi. Man mano che ci riconnettiamo a quella storia, qualcosa risuona, e qualcosa cambia. E talvolta è semplice quanto confrontare il medico abusivo “genio” con l’iconico bullo della scuola Regina George di Mean Girls.

Sul palco, tendiamo la mano attraverso il tempo verso le altre donne di questa storia. È confortante, esasperante e liberatorio.

The City of Incurable Women va in scena al Pleasance Courtyard (Upstairs) dal 30 luglio al 25 agosto (non il 12) alle 13:30.

Trouble, Struggle, Bubble and Squeak – Victoria Melody

Sono un’antropologa e mi sono unita agli appassionati e agli hobbisti del Regno Unito, facendomi coinvolgere con loro per circa quattro anni, prima di creare teatro sulle realtà in cui sono stata parte.

Di recente ho scoperto i Diggers del XVII secolo. Erano un gruppo radicale tradito dallo Stato, che occupava terreni comuni per coltivare cibo. Il loro manifesto segnò l’inizio del socialismo. Non avrei creduto quanto fossero rivoluzionari, e che non ne avessi mai sentito parlare. Così mi sono unita a una società di rievocazione storica sperando di trovare persone che mantengano viva quella storia, ma non ho trovato i Diggers nel passato. Li ho trovati nel presente.

Li ho trovati nel mio lavoro diurno in una casa popolare a east Brighton, dove, 375 anni dopo, la gente continua a lottare per la terra, il cibo e la cura della comunità. Trouble, Struggle, Bubble and Squeak racconta quei legami inaspettati tra allora e ora. È divertente, pieno di speranza, politico e radicato nelle persone reali che fanno cose straordinarie.

Trouble, Struggle, Bubble and Squeak va in scena al Pleasance Courtyard (Above) dal 31 luglio al 24 agosto (non il 4, 11, 18) alle 14:15

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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