Diciassette anni: qui e ora

I suoi ritratti sono ovunque, infatti: mai prima d’ora i giovani si sono rappresentati così tanto o hanno prodotto, in generale, così tante immagini del proprio mondo e di ciò che li circonda. Né queste immagini avevano mai raggiunto, fino ad oggi, la vertiginosa diffusione che Internet e le reti favoriscono oggi. Ma sebbene le loro possibilità di esporli siano quasi illimitate, le opportunità di esprimersi e di essere accolti in spazi dove non è obbligatorio essere giudicati non sono così numerose: nessuno studio indica che i tradizionali luoghi di incontro e socializzazione, le reti di relazioni non virtuali, stiano vivendo il loro momento migliore.

Il Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona. Il CCCB, che solitamente offre spazio agli adolescenti nelle proprie attività, anche nella programmazione delle stesse, ospita fino al prossimo maggio la mostra “Abbiamo diciassette anni. Un ritratto collettivo”, promossa dall’associazione A Bao A Qu, attiva da oltre due decenni nel promuovere la creazione e la cultura nei centri educativi pubblici e tra i minori migranti senza famiglia, e dalla ricercatrice e curatrice Érika Goyarrola.

Per questo progetto, trecento giovani provenienti da Catalogna, Lituania e Romania sono stati invitati a provare a esprimere chi pensano di essere, come si sentono e come interpretano il mondo attraverso tre ambiti artistici: fotografia, cinema e parole. Sempre in prima persona.

Abbiamo diciassette anni. Un ritratto collettivo. CCCB, Barcellona

I frutti di questo ritratto collettivo, nel quale i protagonisti hanno visto accompagnarsi fotografi, artisti, registi e drammaturghi, sono ora esposti al CCCB: si tratta di scatti, registrazioni filmiche e testi in cui hanno potuto esprimere le loro preoccupazioni senza allinearsi a codici prefissati e senza limiti diversi da quelli inevitabili da evitare. Le opportunità di sfatare i pregiudizi di alcuni adulti saranno quindi piuttosto alte.

Questa proposta ha avuto un punto di partenza stimolante: il libro Abbiamo 17 anni / Abbiamo 17 anni, opera del regista e fotografo olandese Johan van der Keuken, che nel 1955, all’età di quell’età, decise di fotografare il suo gruppo di amici. Le trenta immagini che componevano quella serie – e che ora possono essere viste al CCCB, intrecciando complicità con quelle dei giovani di oggi – sarebbero state davvero un gesto di autoaffermazione: erano il suo modo di prendere metaforicamente la parola in un momento in cui di solito non si chiede opinione.

Quell’anno, Van der Keuken era all’ultimo anno del Liceo Montessori di Amsterdam e quello era, evidentemente, il suo primo libro. Per molti dei loro amici questi potrebbero essere stati i primi ritratti: avevano tra i quattordici ei diciannove anni. In queste opere non comunicano solo i volti, ma anche il modo di avvicinarsi ad essi: la schiettezza e la maturità mostrate dall’artista e dai suoi modelli suscitarono sorpresa all’epoca e scandalizzarono la stampa. Questi ragazzi erano quasi bambini, ma non ridevano né giocavano; Anche i più grandi non lavoravano, sfruttando il loro tempo. Non rispondevano alla percezione tradizionale della giovinezza, anzi apparivano provocatori: né spensierati né industriosi.

Oggi non è affatto frequente che un giovane non ancora maggiorenne riesca a pubblicare un libro di fotografie, e lo possa offrire ai propri coetanei; Negli anni Cinquanta la manovra era, in misura ancora maggiore, più rara e una dichiarazione di principi. Il fatto che questo libro sia stato il seme di questa mostra dimostra che quel coraggio non ha perso la sua validità.

Johan van der Keuken Wij zijn 17 (1955) © Noshka van der Lely

Gli istituti catalani che hanno deciso di impegnarsi in questa idea sono stati Bellvitge (L’Hospitalet de Llobregat), Doctor Puigvert (Barcellona), Les Aimerigues (Terrassa), Angeleta Ferrer (Barcellona), Infanta Isabel de Aragón (Barcellona), Maria Espinalt (Barcellona) e Miquel Tarradell (Barcellona), insieme ad altri gruppi di studenti provenienti dalla Lituania e dalla Romania, grazie al sostegno delle entità Meno Avilys e Contrasens. E si sono lasciati consigliare, come dicevamo, da fotografi (Ingrid Ferrer, Tanit Plana, Mònica Roselló e Berta Vicente Salas) e registi, artisti e drammaturghi (Xavier Bobés, Jaume Claret Muxart, Raquel Cors, Pep Garrido, Mikel Gurrea, Martí Madaula, Sergi Portabella e Jaime Puertas Castillo).

L’assemblea è strutturata in installazioni artistiche realizzate in collaborazione con i partecipanti: due sonore, consigliate da Bobés e Coma; un progetto audiovisivo di Madaula; un murale dell’illustratrice Núria Inés (Tintafina); e un film creato nell’ambito del progetto Cinema nei corsidi A Bao A Qu e Meritxell Colell. Si chiude con un’installazione audiovisiva con composizioni musicali di diversi giovani e di Xamfrà, e un’altra opera audiovisiva realizzata dagli studenti dell’Institut de Tècniques Audiovisuals i de l’Espectacle (ITAEB).

Le stanze del CCCB sono state, questa volta, lo spazio di incontro in cui gli studenti hanno espresso cosa significhi avere diciassette anni oggi e gli spettatori hanno potuto avvicinarsi ai loro punti di vista e, data la scenografia della mostra, adottare per un po’ i loro modi di relazionarsi: si sdraiano, si muovono, leggono o scrivono messaggi di amicizia.

Il percorso è comunque aperto, senza tratti concettuali chiusi. Inoltre, rafforza i legami tra le opere di questi giovani e quelle di Van der Keuken, morto un quarto di secolo fa: entrambe non mancano di avere molte fragilità e molte forze in comune.

Hajar Ahannouk, Ikhlas Daoudi, Achraf El Idrissi, Ivet Lázaro, Miriam Reyes Autoritratto nel quartiere Roc Blanc, Terrassa. © A Bao A Qu - Istituto Les Aimerigues
Yasmina Fouia Mireia, Àlex, Lucía i Lucía, Terrassa © A Bao A Qu - Institut Les Aimerigues
Cristina Mardare Ariana, Timişoara © A Bao A Qu - Contrasens
Monchi García Adrià i Monchi, Pals © A Bao A Qu - Institut Bellvitge

“Abbiamo diciassette anni. Un ritratto collettivo”

CENTRO DI CULTURA CONTEMPORANEA DI BARCELLONA. CCCB

C/ Montalegre, 5

Barcellona

Dal 6 marzo al 17 maggio 2026

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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