Il MSK Gent riporta dall’oblio le carriere di oltre quaranta artiste
Gand, 16 marzo 2026
Per secoli, la storia dell’arte delle Fiandre è stata raccontata privilegiando nomi come Rembrandt, Vermeer, Rubens, Van Dyck o Frans Hals. Sebbene la fama internazionale di questi maestri del XVII secolo sia innegabile, moltissime delle loro contemporanee sono rimaste nell’ombra. Il Museo di Belle Arti di Gand (MSK) propone ora di rivedere quel racconto con “Indimenticabile. Artiste femminili da Anversa ad Amsterdam, 1600-1750”, una mostra ambiziosa che riunisce oltre duecento opere di più di quaranta artiste attive nelle Fiandre e nella Repubblica delle Sette Province Unite.
La mostra si inserisce in un filone di ricerca avviato dal museo nel 2018 con “Le dame del barocco: donne pittrici nell’Italia del XVI e XVII secolo”, cercando di rendere visibile il contributo delle artiste alla storia dell’arte europea. Oggi cresce un consenso sempre più ampio tra musei e studiosi sul fatto che l’opera e l’importanza di molte creatrici siano state sistematicamente ignorate o svalutate per secoli. “Indimenticabile” si presenta quindi come una naturale continuazione di quel progetto, ponendo ora l’attenzione sul cosiddetto “lungo XVII secolo” nei Paesi Bassi storici. È significativo che, pur trattandosi di uno dei periodi più influenti della storia dell’arte europea, fino a ora non fosse stata organizzata una grande mostra dedicata al contributo collettivo delle artiste della regione, oltre a figure isolate come Clara Peeters, Michaelina Wautier, Judith Leyster o Rachel Ruysch.
Frutto di oltre due anni di ricerca e realizzata in collaborazione con il National Museum of Women in the Arts di Washington, la mostra propone un percorso tematico che indaga sia le opere sia le condizioni di vita di queste artiste. Il percorso si apre con una sezione dedicata all’identità, dove una serie di autoritratti e ritratti realizzati da contemporanei permette di scoprire come queste donne costruirono la loro immagine pubblica di creative. In un’epoca in cui l’accesso delle donne alle accademie, ai laboratori o alle corporazioni era limitato, tali rappresentazionifungevano anche da forma di affermazione professionale.

Uno degli obiettivi principali della mostra è mettere in discussione l’idea che le donne fossero figure marginali nella produzione artistica dell’epoca. Riunendo le opere di oltre quaranta artiste, il progetto dimostra che esse parteciparono attivamente praticamente a tutte le discipline creative del periodo. Accanto a dipinti e sculture si trovano incisioni, opere calligrafiche, merletti, ricami, vetri acidati e delicate composizioni su carta. Mettendo in discussione le gerarchie tradizionali che privilegiavano pittura e scultura – discipline storicamente dominate dagli uomini – la mostra apre il campo a pratiche a lungo considerate arti minori. Quando questi confini scompaiono, molte più donne entrano nella narrativa della cultura visiva del XVII secolo.
Alcuni pezzi rivelano anche la raffinatezza tecnica e concettuale di questi artisti. Tra gli oggetti più singolari della mostra spicca un bicchiere inciso con un proverbio di Anna Roemersdr Visscher, una tipologia di opere di cui restano solo cinque esemplari al mondo. Altrettanto affascinanti sono gli intricati ritagli di carta di Johanna Koerten, opere di straordinaria complessità che all’epoca furono ammirate dai collezionisti europei e vendute per somme considerevoli. Sorprendenti sono anche le miniature di Anna Maria van Schurman, figura eccezionale nel mondo intellettuale del XVII secolo, la cui attività spazió dall’arte alla filosofia e alla teologia.
Tra gli artisti più noti presenti in mostra figurano Michaelina Wautier, la cui opera è stata oggetto di una profonda rivalutazione negli ultimi decenni, e Clara Peeters, famosa per le sue raffinate nature morte. La mostra dedica particolare attenzione anche a Maria Sibylla Merian, artista e naturalista che pose il suo lavoro al confine tra arte e scienza. I suoi studi su insetti e piante non solo hanno avuto un’enorme influenza sull’illustrazione scientifica successiva, ma riflettono anche l’intenso scambio tra arte, botanica ed esplorazione naturale tipico del XVII secolo. Il tour evidenzia anche la continuità artistica all’interno della sua famiglia attraverso la figlia Johanna Helena Herolt.
Le condizioni sociali hanno giocato un ruolo decisivo nelle traiettorie di questi artisti. Le possibilità di formazione spesso dipendevano dall’ambiente familiare e dallo status sociale. Molti cominciavano il loro apprendistato nei laboratori di famiglia, dove il loro lavoro veniva commercializzato sotto il nome del padre o del fratello. Altri, provenienti da famiglie benestanti, ricevettero un’educazione artistica come parte della loro formazione culturale, anche se non sempre le loro opere furono destinate al mercato.
È il caso di Luisa Hollandina del Palatinato, principessa del Palatinato e poi badessa benedettina, la cui carriera riflette le complesse intersezioni tra arte, religione e vita di corte nel XVII secolo. La mostra mette in evidenza diverse opere che ci permettono di seguire questa evoluzione: un autoritratto realizzato intorno al 1650–1655, in cui si presenta come una giovane artista dell’élite europea; Autoritratto come monaca benedettina (1665–1675 circa), dipinto dopo il suo ingresso nella vita religiosa; e il ritratto della sorella Sofia del Palatinato (1649 circa), che mostra il contesto dinastico e cortese in cui si sviluppò la sua attività artistica.



La mostra esplora anche il modo in cui le norme sociali hanno condizionato le loro carriere. Le possibilità di formazione spesso dipendevano dall’ambiente familiare e dallo status sociale. Molti iniziavano l’apprendistato nei laboratori di famiglia, dove il lavoro veniva commercializzato a nome del padre o del fratello. Altri, provenienti da famiglie benestanti, ricevettero un’educazione artistica come parte della loro formazione culturale, anche se non sempre le loro opere furono destinate al mercato.
È il caso di Luisa Hollandina del Palatinato, principessa del Palatinato e poi badessa benedettina, la cui carriera riflette le complesse intersezioni tra arte, religione e vita di corte nel XVII secolo. La mostra mette in evidenza diverse opere che ci permettono di seguire questa evoluzione: un autoritratto realizzato intorno al 1650–1655, in cui si presenta come una giovane artista dell’élite europea; Autoritratto come monaca benedettina (1665–1675 circa), dipinto dopo l’ingresso nella vita religiosa; e il ritratto della sorella Sofia del Palatinato (1649 circa), che mostra il contesto dinastico e cortese in cui si sviluppò la sua attività artistica.

Il tour mette in luce anche il ruolo delle donne nel dinamico mercato dell’arte dei Paesi Bassi del XVII secolo, un’economia profondamente intrecciata con le reti commerciali globali dell’epoca. Dipinti, pizzi o ricami circolavano lungo rotte che si estendevano fino all’Asia o all’America, in un contesto segnato dall’espansione coloniale e dal commercio internazionale.
La mostra si conclude con una riflessione sull’eredità di queste artiste e sui motivi della loro scomparsa dalla narrazione storica. Molte furono celebrate in vita e citate dai biografi contemporanei, ma le loro opere furono successivamente attribuite erroneamente, considerate appartenenti a categorie minori o semplicemente dimenticate. Recuperare i loro nomi e le loro carriere amplia non solo il canone artistico, ma permette anche di comprendere più a fondo la ricchezza e la complessità della cultura visiva di uno dei periodi più dinamici della storia dell’arte europea.

A complemento della mostra, nel corridoio che precede l’accesso alle sale espositive, viene presentata un’installazione contemporanea concepita appositamente per questo spazio. Sotto il titolo Intervento – X gli artisti Christiane Blattmann, Manon de Boer, Melissa Gordon, Aglaia Konrad, Valérie Mannaerts, Hana Miletić, Annaïk Lou Pitteloud, Heidi Voet e Asia Zielińska hanno sviluppato un lavoro collettivo che dialoga con i temi del tour. L’intervento riflette sulla visibilità storica delle artiste e sulle lacune che ancora persistono negli archivi e nelle narrazioni dell’arte, stabilendo un ponte tra i creatori del XVII secolo e le pratiche artistiche contemporanee. C’è molta strada da fare ma sembra che almeno si stiano gettando le basi su come farlo e questa mostra al MSK di Gand ne è un buon esempio.

“Indimenticabile. Artiste da Anversa ad Amsterdam, 1600-1750”
MUSEO DELLE BELLE ARTI DI GAND. MSK
Fernand Scribedreef 1, 9000
Gand, Belgio
Dal 7 marzo al 31 maggio 2026
