In questo contesto, uno dei protagonisti più significativi fu Joan Andreu Puig Farran (1904-1982), originario di Lérdano. La sua produzione fotografica copre un arco temporale che parte dai primi anni ’30 e prosegue fino agli anni difficili del conflitto e dell’esilio. Al suo fianco, troviamo anche altri talenti come Gonzalez e Toni Monné, che con migliaia di scatti hanno fornito un dettagliato resoconto delle tensioni politiche e sociali di quegli anni. Le sue immagini catturano la complessità di un’epoca, dai momenti di tumulto ai dettagli più intimi della vita quotidiana. All’inizio, Puig Farran operava con metodi tradizionali, passando da lastre di vetro a fotocamere più moderne come la Leica, preferendo scatti più dinamici e immediati rispetto alle immagini fisse e statiche di un tempo. Nel corso degli anni, questa vasta produzione si è conservata in un archivio personale che ha permesso agli studiosi di analizzare la sua carriera, completando lo studio con l’analisi della stampa contemporanea. La scelta di focalizzarsi su questa decade non è casuale: Puig Farran, molto attivo durante la guerra civile in Aragona e a Maiorca, fu costretto all’esilio in Francia nel 1939, attraversando campi di concentramento e creando in quegli anni le cartoline del CYPP. La mostra si apre con un’esplorazione del lavoro di Puig Farran a Barcellona, dai primi anni ’20, quando si stabilì nella città, fino alla pressione della guerra. Documentò le molte contraddizioni di questa metropoli in fermento: tra il borghese e il popolare, tra i professionisti del teatro e i pescatori di Barceloneta. Il suo obiettivo si spinse ovunque: dagli studenti indiani che visitavano il Palau de la Generalitat, alle attese per il Papa che arrivava in città, ai grandi magazzini in vista, ai numeri estratti alla Lotteria di Natale… Un capitolo importante riguarda lo sport, che in quegli anni iniziava a radicarsi come fenomeno di massa in Catalogna. La prima lega calcistica fu giocata nel 1929, ma anche il pugilato e il ciclismo iniziarono ad assumere un rilievo crescente, alimentato dall’auto-motifismo e dal calore del pubblico, anche se spesso senza il sostegno diretto delle istituzioni. La pratica sportiva, in certi ambienti, era vista anche come una degenerazione morale, soggetta a critiche da parte di diverse fazioni politiche. Tuttavia, la fotografia contribuì a elevare alcuni atleti a sportive di fama, integrando le immagini di Puig Farran nelle pagine dei giornali e rendendoli celebri, come i campioni del FC Barcelona, Marià Cañardo e Josep Gironès. Una sezione importante dell’opera di Puig Farran è dedicata agli eventi del 6 ottobre 1934, quando Lluís Companys, allora presidente del Governet, proclamò lo stato catalano nel tentativo di opporsi all’ingresso del governo della Confederazione Espanola dei partiti di sinistra moderata, guidati da Alejandro Larroux. In quegli anni, le sue fotografie ritraggono anche l’ex presidente Azaña, i sostenitori dell’indipendenza catalana e i militari impegnati a mettere fine alla rivolta. In quegli anni di forte tensione politica, Puig Farran catturò con sensibile realismo anche le manifestazioni di massa e i raduni di piazza, mostrando come gli eventi si intrecciassero con i momenti di vita quotidiana: immagini di soldati, cittadini, politici e scontri tra opposti, tutto in un unico grande racconto visivo. Le sue foto divennero un reportage diretto di quel periodo cruciale, trasmettendo la passione e l’incertezza di un’intera nazione in bilico tra guerra e pace. Prima che la radio e il cinema diffondessero completamente le notizie, i fotoreporter come Puig Farran svolgevano un ruolo fondamentale nel documentare e condividere la realtà che si stava svolgendo di fronte ai loro obiettivi. Dalle figure di persone comuni ai momenti di crisi più drammatici, le sue immagini mostrano un Paese in fermento, attraversato da sogni, dubbi e speranze. Le sue fotografie testimoniano come la vita di ogni giorno possa diventare, nel momento stesso dello scatto, una testimonianza eterna di un momento storico che avrebbe modellato il futuro. Il capitolo finale della sua opera è dedicato alla guerra civile, il conflitto che segnò profondamente la Spagna e la Catalogna. Durante i primi mesi, Puig Farran lavorò intensamente per soddisfare le richieste dell’establishment di destra e di sinistra, coprendo le battaglie in Aragona e gli sforzi per il controllo di Maiorca da parte del Generalitat. Le sue fotografie ritraggono momenti contraddittori: militari feriti e mutilati negli ospedali, civili e soldati sulle spiagge di Barcellona, uomini e donne che affrontano un’epoca di incertezza totale. Nel contesto delle battaglie e dei combattimenti, le immagini di Puig Farran sembrano alimentare un senso epico di fede nella vittoria o nella sconfitta, trasmettendo il fervore e il dramma di quell’epoca tumultuosa. Tuttavia, a causa del suo attaccamento alle cause di sinistra e ai sindacati, venne perseguitato e condannato a morte, fuga poi ridimensionata, che gli permise di proseguire, anche se con una carriera gravemente compromessa. In quegli anni di grande pressione, la sua capacità di testimoniare il paragone tra i paradossi di un periodo di crisi e i piccoli dettagli della vita quotidiana si rivelò di grande importanza, richiamando all’immagine di Kafka: Oggi la Germania ha dichiarato guerra alla Russia. Nel pomeriggio sono andato a nuotare. “Joan Andreu Puig Farran: Il Decennio Convulso (1929-1939)” Fondazione KBR Mapfre Avenida Litoral, 30 Barcellona Dal 12 giugno al 31 agosto 2025Il contributo dei fotoreporter catalani durante gli anni turbolenti
Barcellona negli anni ’30 e lo sguardo del fotografo

Lo sport e le sue immagini


Le foto degli eventi politici e sociali del ’34 e le tensioni successive
La realtà di una società che scrive la sua storia
Le immagini della guerra civile e il suo impatto

Conclusioni
Terzo Matni
