José Guerrero si è formato come tecnico aeronautico, ma dopo aver frequentato la scuola d’arte a Granada e aver ricevuto il riconoscimento come giovane autore andaluso da Caja San Fernando, ha iniziato a esplorare il mondo delle immagini con un progetto fotografico legato agli efemeri e alle verità frammentarie. Da circa vent’anni si dedica alla riflessione sugli spazi e sui paesaggi, creando un corpus artistico che si distingue per la profondità e l’originalità delle sue analisi.
Sotto l’influenza delle opere di Luis Barragán, e della produzione visiva di Robert Adams e Luigi Ghirri, Guerrero ha sviluppato un interesse particolare verso i luoghi che si trovano a un confine, spazi di transizione tra diversi mondi e popoli. La sua attenzione si focalizza sulle tensioni insite nelle trasformazioni spaziali, che rappresentano un connubio tra l’estetica e il pensiero: tra ambienti rurali e metropolitani, tra creazioni astratte e documentari, tra motivi e simboli, tra luci e ombre, tra possibilità e limiti.
In ciascuna delle sue serie fotografiche, l’artista non intende raccontare storie definite o narrative lineari. Piuttosto, si sforza di evocare un tono lirico, un sentimento che scaturisce dal sequenziamento delle scene e dall’uso delicato di luci, colori e atmosfere, applicati a elementi di natura, architetture, archeologie e al passare del tempo, lasciando traccia dell’impronta umana che ne ha modificato il paesaggio.
Il suo progetto più importante, appena inaugurato presso la sede madrilena della Fondazione Mapfre, si aggiunge a un percorso che comprende esposizioni a Barcellona e altre città. Curata da Marta Gili, ex direttice del prestigioso Jeu de Paume, questa mostra riflette sulla sua lunga carriera, arricchita anche da nuove fotografie scattate durante una residenza artistica alla Medina di Fez, in Marocco, commissionate dall’istituzione stessa. Queste opere testimoniano il modo in cui Guerrero concepisce il paesaggio come un enigma culturale, sociale e collettivo, strettamente legato al tempo e alla memoria: per lui, fotografare non significa solo rappresentare un luogo nel suo senso fisico, ma esplorare le relazioni, le alterazioni e le tensioni che insidiano e costruiscono quel paesaggio. I paesaggi fotografati sono ricchi di personaggi e di elementi temporali che li rendono protagonisti di una narrazione in cui si celebrano le differenze reciproche, il ruolo di intervento nell’identità locale e come questa si modifica sotto la presenza dell’uomo. In definitiva, si tratta di un vero e proprio melting pot di significati.
Le Dimensionsi dell’Abitare: Paesaggi e Spazi Trasformati
Tra le sue opere più rappresentative, si evidenzia quella che raffigura le vaste terre di Carrara e le sue cave di marmo bianco, simbolo di uno sfruttamento storico e massiccio delle risorse naturali toscane. Questo sito geologico, intriso di storia e di immensa ricchezza mineralogica, diventa per Guerrero un soggetto che incarna sia la forza della natura che le sue risonanze culturali. Le pareti verticali delle cave, imponenti e misteriose, sono il teatro di una tensione tra la purezza del cristallo e l’oscurità sottostante, evocando la forza opprimente del sottosuolo, un contrasto tra luce e ombra che rimanda all’interdipendenza tra superficie e profondità.
Il suo amore per gli strati – siano essi di materiali, di tempo o di memoria – si manifesta anche nella sezione Archeologie, dove si trovano documentazioni significative come Roma 3 Varioni. Questa pellicola riconducibile ad un progetto realizzato durante la sua borsa di studio presso l’Accademia di Spagna a Roma, in collaborazione con il compositore Antonio Blanco, cattura immagini e suoni degli interni sotterranei dell’acquedotto di Claudio e di una grotta vicino al Mediterraneo. Il risultato è una sequenza che si configura come una drammaturgia in tre atti, metafora di un viaggio di origine, transito e rinascita. Un’immersione nelle acque e nel sottosuolo, che sprigiona un senso di fluidità, forza e suggestione, rafforzando il suo modo di indagare le tracce antiche e il loro ruolo nel presente.
Paesaggi Verticali e Luce Promessa
Tra le sue serie più innovative, spicca quella intitolata Lava. Qui Guerrero cimenta una rappresentazione di paesaggi verticali, dove l’orizzonte diventa una promessa di luce e speranza. Questo lavoro nasce da una serie di esplorazioni nelle cave di calcare di Fontecchio e Castril, per poi evolversi nelle strade di Fez. Utilizzando cornici esagerate, scale geometriche e luci intense, Guerrero crea immagini che sfiorano la realtà e l’immaginario, in un gioco di rimandi tra i due mondi.
La sua analisi di Barragán, evidentemente, rivela anche il suo interesse per l’architettura e la sua capacità di trasformare la percezione dello spazio. Dopo aver fotografato la piscina di Casa Gilardi e il taglio delle scale nella casa messicana del grande architetto, Guerrero ha intrapreso la serie Brg, costruendo modelli in scala basati sui progetti di Barragán, ispirandosi anche alle architetture evoke da Giorgio de Chirico. Con questa operazione, Guerrero invita lo spettatore a mettere in dubbio la realtà di ciò che osserva: quanto può essere plausibile immaginare che architetture fittizie possano assumere aspetti di verità, anche se solo apparentemente?
Il Lavoro Finale: Gfk e l’Assenza di Paesaggio
Il percorso espositivo si conclude con una delle sue serie più recenti e ancora in corso: Gfk. In questo progetto, Guerrero sperimenta la stampa di grandi formati come arazzi o tele, frutto di errori casuali nei file digitali. Queste opere, che sembrano prive di paesaggio, rivelano proprio la carenza di riferimenti riconoscibili e la loro opaca assenza di uno sfondo definito, invitando a una riflessione sull’effimero e sul senso di vuoto che può pervadere la realtà fotografata.
Marta Gili ha sottolineato come, diversamente da quanto avveniva nelle opere più tradizionali, le opere di Guerrero sono frutto di processi dinamici. Non rinviano mai a immagini idilliache o cliché, ma piuttosto contengono una bellezza complessa e multidimensionale, in grado di offrire una lettura approfondita della storia e dell’ambiente rappresentato. La sua fotografia si distingue per l’assenza di sentimenti univoci e per la capacità di mostrare le molteplici sfaccettature, spesso contraddittorie, di un paesaggio che è allo stesso tempo riflessione e sogno.
Informazioni pratiche sulla mostra
“José Guerrero. Informazioni sul paesaggio”
Fondazione MAPFRE
Paseo Recoletos, 23
Madrid
Dal 5 giugno al 24 agosto 2025
