Le Opere e i Giorni: Recensione del Festival Internazionale di Edimburgo

Il cast di Works and Days, © Kurt Van der Elst

Ci sono momenti in Works and Days, un ottanta minuti muti forniti dal collettivo olandese FC Bergman con base ad Amsterdam, in cui sembra di assistere a una falegnameria che si trasforma in uno spettacolo teatrale. Mentre un cast impegnato di sei persone erige una struttura sul palco, sono proprio i rituali del lavoro a rivelarsi così coinvolgenti.

In parte, questo è l’obiettivo. lo spettacolo si basa sul poema di Hesiodo, lodando le virtù della vita rurale e offrendo una guida pratica a una vita agraria insieme alle storie di dèi caduti e ai miti sul tema della giustizia e della necessità del lavoro.

Come dramaturghi, registi e scenografi Stef Aerts, Joé Agemans, Thomas Verstraeten e Marie Vinck trasformano tutto ciò in un mito climatico contemporaneo sull’esigenza di nutrire e rinnovare, per una vita in sintonia con il pianeta piuttosto che sfruttarne le risorse.

The cast of Works and Days
Il cast di Works and Days, © Kurt Van der Elst

L’apertura è inaugurata da un aratro trascinato sul palco, e da una gallina viva che depone un uovo nel solco creato. Animali, rappresentati da uomini coperti da coperte, si accoppiano; poco dopo, le stesse coperte vengono usate per dare privacy a una coppia umana che si unisce a loro volta. La gravidanza risultante è simboleggiata da una borsa contenente la gallina ormai macellata. (Non è proprio così; ovviamente l’uccello viene fatto sfuggire).

Le giornate seguono un ritmo basato sull’ordine e sul rispetto. Ma poi una enorme locomotiva a vapore irrompe sul palco e gli esseri umani ne diventano schiavi, lasciando i corpi nudi adagiare ai suoi lati lucenti e sdraiarsi nell’ozio come i mangiatori di loto di Omero. Alla chiusura, la musica dal vivo che ha accompagnato l’azione passa dalla melodiosa e frizzante flauto a un organo cupo e stridente, e il palco si spegne. Una singola figura, inzuppata dalla pioggia, resta a combattere con l’aratro, a liberare le erbacce dalla terra in rovina.

L’opera è piena di immagini sceniche incredibilmente evocative, tableau di rara bellezza che raccontano la sua storia con una chiarezza assoluta. Occasionalmente scoppiano brevi esplosioni di danza. Ma anche se il suo messaggio arriva con forza, sembra quasi troppo ovvio. È potente, ma in qualche modo anche deludente, visto come se fosse dietro una lastra di vetro.

Terzo Matni

Terzo Matni

Mi chiamo Terzo, fondatore di Hai sentito che musica e appassionato di cultura in tutte le sue forme. Da sempre esploro con curiosità suoni, immagini e storie che fanno vibrare l’Italia contemporanea. Nei miei articoli racconto ciò che mi emoziona, mi sorprende e alimenta la mia voglia di condividere la scena culturale italiana.

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