Per Miluca Sanz, un calendario è una traiettoria che dà senso al mondo; attraversare la vita come si attraversa una strada è un modo per attraversare il paesaggio.
Quell’artista di Segovia, ora residente a Madrid, sta lavorando alla sua tesi di dottorato dal titolo Diari, date e calendari e presenta al CentroCentro, a cura di Estrella de Diego, la mostra “Stratos. L’immortalità dell’effimero”.
Sanz comprende che i calendari non sono soltanto strumenti pratici per ordinare il tempo, ma anche una rappresentazione simbolica di quella vita fugace che lascia tracce nei gesti e negli oggetti, e che, solo in parte e in modo molto soggettivo, persiste nella nostra memoria.
Per questa natura sfuggente, il tempo è una ossessione: lavora per fissarlo in immagini ciò che altrimenti svanirebbe. Riproduce luoghi di Madrid (che, in realtà, potrebbero appartenere ad altre città) e li associa a pagine strappate da un almanacco, come ricordo della sua presenza in momenti e luoghi specifici.
Tempo e spazio sono legati, ma forse solo per suggerire che tale legame comporta una cancellazione: Sanz mette in luce come questa relazione sopravvive inosservata nel corso degli anni, rivelando un’inaspettata archeologia di Madrid priva di gerarchie, simile alle capsule del tempo di Andy Warhol, con perdite, resti di pizza e pane secco.


Questo autore condivide uno spazio espositivo, al terzo piano del CentroCentro, con Luis Pérez Calvo e le sue Carte d’Artista. Eterodosso è cresciuto tra i quartieri tradizionalissimi di Embajadores e Lavapiés, accumulatori di carte, fumetti, dischi in vinile e enciclopedie illustrate: materiali di apprendimento e di intrattenimento per chi è nato negli anni Sessanta e Settanta.
Il suo sguardo è sempre stato rivolto al quotidiano e non all’ordinario (programmi televisivi, insegne di negozi, locandine cinematografiche, circhi o festival), arricchendo tali riferimenti con lo studio della storia dell’arte e le visite al Prado.
Le sue immagini, tra humor e nostalgia, tra profondo e superficiale, sprigionano un’immaginazione non astratta, bensì radicata nell’instaurazione di rapporti personali e, in una certa misura, segreti, tra le cose.
Le opere che ora espone a Cibeles, sotto la curatela di Carlos Delgado Mayordomo, corrispondono a una selezione di centinaia di piccoli dipinti che ha formato nell’ultimo decennio, partendo da mostre visitate dentro e fuori Madrid. Pérez Calvo non ha voluto documentare ciò che si contemplava, ma piuttosto ricrearlo dal proprio punto di vista, ovvero attraverso libere associazioni, giochi sonori e semantici, allusioni all’ambiente circostante…
Sull’immagine di sfondo, ciascuna delle carte collezionabili invita a condividere l’entusiasmo per queste mostre e per la possibilità di entrare nei loro discorsi in modo creativo senza svilirli: attraverso il dialogo e la rielaborazione.


Perché chiamarle Carte collezionabili? Davanti alle immagini digitali, infinite e sempre accessibili, quelle venivano cercate, attese, trovate per caso, anche fisicamente attraenti, e legate ai concetti di desiderio e scambio. Pérez Calvo ne ha fatto tesoro come custode oggi delle sensazioni di quelle mostre: dall’entusiasmo, dalla curiosità e da un chiaro legame con la vita quotidiana, che si svolge nel piccolo e non nel grande formato.
Queste stampe compongono, in mostra, due murales che tracciano una possibile mappa — non esaustiva ma affettiva — di Madrid: una mappa letteraria, apocalittica e popolata di musei, gallerie di recente apertura, edifici ultratecnologici, betoniere, insegne al neon, autostrade sopraelevate e enormi schermi.

Miluca Sanz. “Strata. L’immortalità dell’effimero”
Luis Perez Calvo. “Carte d’artista”
CENTROCENTRO. PALAZZO DI CIBELE
Piazza di Cibeles, 1
Madrid
Dal 23 ottobre 2025 al 26 aprile 2026
