Anche per chi conosce già la storia, questa produzione di Jesus Christ Superstar non manca di sorprenderci
Se questa è la prima volta che ti avvicini a Jesus Christ Superstar, probabilmente conosci già la storia della vita e della morte dell’“iconico” personaggio, come narrata nel Nuovo Testamento. Tuttavia, indipendentemente dalla familiarità con la rappresentazione, fin dal primo accordo di questa rinascita artistica, interpretata da un cast di musicisti-attori di 18 elementi, ti ritroverai ad ascoltare con un’attenzione quasi rapita, fino a settembre.
Chitarre elettriche, tastiere, squilli di tromba, percussioni e strumenti a fiato sono interpretati con passione, quasi in modo minaccioso, dall’intero cast. Questi artisti, capaci di cantare, ballare e recitare con energia travolgente, vivono e respirano le musiche e i testi di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice – e anche il pubblico non può che esserne affascinato.
Sotto la guida di Max Alexander-Taylor nei panni di Giuda Iscariota, con la sua chitarra rossa come il sangue che preannuncia il tradimento imminente, le strade di Gerusalemme si popolano di musicisti heavy-metal in abiti neri. Le ragazze sono tutte in look hippie-glam con minigonne glitterate, top di pizzo e calze a rete; gli uomini portano pantaloncini scuri e joggers, spesso anch’essi glitterati. Tutti indossano grosse catene d’argento al collo e in vita, e sono acconciati con trecce e capelli ricci elaborati.
Il designer David Woodhead rende le strade cupe e minacciose, riflettendo l’atteggiamento dei loro abitanti attraverso costumi monocromatici, intervallati da facce proiettate e altre immagini, fra cui, in momenti successivi, lettere impresse in forma di croce che formano le parole “CASINO & TEMPLE”, intrecciate come in un cruciverba criptico.
Dai primi accordi si percepisce già un’atmosfera carica di tensione e attesa. Tutti aspettano con trepidazione l’arrivo di Gesù Cristo.
Il primo sguardo sul Cristo: una presenza che rompe gli schemi
Quando finalmente appare, si tratta di un momento che rompe gli schemi. Nessun simbolo iconico di barba lunga o abbigliamento monumentale, ma un giovane dallo sguardo semplice, vestito con una maglietta bianca e jeans, che si unisce alle fila di ballerini e musicisti. Uno dei ragazzi intona: “Che cosa bolle in pentola? Ditemi, Gesù”. E, mentre la voce si diffonde che è tra loro, si scatena il brano gioioso di “Salmone” in un’energia palpabile. Michael Kholwadia può sembrare inaspettatamente modesto, ma è estremamente caloroso e empatico. Attira l’attenzione specialmente di Parisa Shahmir nei panni della luminosa Maria Maddalena. Man mano che la trama si sviluppa e si avvicina alla sua conclusione ineluttabile, è evidente la sua tensio e paura. Sa chi è, ma si domanda “perché proprio io?”. Si percepisce anche l’attesa di quelle parole strazianti: “Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Sia Kholwadia che Shahmir possiedono voci eccezionalmente potenti e emozionanti. La sua interpretazione di “Non so come amarti” è particolarmente toccante.

Ci sono anche coloro che desiderano recidere definitamente la vita di Gesù. Fra questi spiccano Caiaphas, interpretato da Olugbenga Adelekan, e Annas, che oltre a essere interpretato da Alexander Zane, ricopre anche il ruolo di Direttore Musicale. Entrambi tradiscono Gesù, danno il volto ai sacerdoti senza scrupoli che lo consegnano alla condanna eterna. Il re Erode, interpretato da Samuel Morgan-Grahame, mostra il suo talento comico con movimenti buffi e irresistibili, guadagnandosi le risate con i suoi truci scambi di battute con Gesù (“Dimostra che non sei uno scemo, cammina nella mia piscina”). Quanto a Ponzio Pilato, interpretato da Christian Edwards, si mostra freddo ed autoritario, senza pietà.
Tutta questa intensa narrazione è diretta con immaginazione, sensibilità e grande empatia dal direttore artistico del Watermill, Paul Hart, il quale si avvale di una coreografia di grande varietà, creata da Anjali Mehra. Un momento di grande suggestione scenica si verifica quando l’intera scena si sposta nel meraviglioso giardino boscoso del Watermill, offrendo uno sfondo naturale e incantato per il Giardino degli Getsemani, con il cinguettio degli uccelli a fare da colonna sonora. È lì che il bacio di Giuda condanna sia Gesù che se stesso. In quel momento, Gesù viene legato e condotto via tra le urla e le congetture, mentre Giuda scaglia le sue trenta monete d’argento in aria in un gesto disperato. La vista di Gesù, flagellato dai soldati romani e coperto di sangue mentre si avvicina al suo destino finale, è quasi insopportabile, tranne per il fatto che si può ascoltare il suo sussurro: “È finito”. Ma il dolore resta, quasi insopportabile…
