Quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario dalla scomparsa di Ruth Orkin a New York, un’artista nota principalmente nel panorama internazionale, sebbene il suo lavoro non sia stato ampiamente divulgato in Italia. Solo nel 2022, la Fondazione Kutxa di San Sebastián le ha reso omaggio con una importante antologia. Ora, l’attenzione si sposta sul Centro di Documentazione dell’Immagine di Santander, che ha allestito una nuova mostra con quaranta delle sue opere provenienti dal suo archivio. Questa esposizione fa parte del programma di Photospaña nella capitale della regione Cantabria e funge da viaggio attraverso tre decenni della sua lunga carriera, dalla fine degli anni Trenta, con la sua prima serie intitolata Viaggio in bicicletta, fino agli anni Settanta, periodo in cui si stabilì a New York.
Le radici e gli inizi artistici di Ruth Orkin
Ruth Orkin nacque a Boston nel 1923. Figlia di un’attrice di cinema muta e di un costruttore di navi in miniatura, visse un’infanzia e una giovinezza che furono segnate dall’atmosfera della Hollywood degli anni precedenti alla Seconda guerra mondiale. Sebbene ottenesse il suo primo apparecchio fotografico già all’età di dieci anni, si trattava di un Univex poco costoso, che costava meno di quarantacinque centesimi. La sua passione iniziale era il cinema, il mondo del movimento e delle immagini in movimento. Già adolescente, iniziò a lavorare presso la Metro-Goldwyn-Mayer, entrando in contatto con una delle produzioni più influenti dell’epoca e sviluppando gradualmente quello sguardo artistico che avrebbe caratterizzato la sua successiva carriera. E come vedremo, il cinema avrebbe rappresentato una costante anche più avanti nel tempo, poiché Orkin si avvicinò anche alla produzione cinematografica.
Tra viaggio, documentarismo e fotogiornalismo
Fu in un periodo di grande fermento urbano e culturale che Orkin iniziò a sviluppare il suo stile fotografico. La sua formazione si svolse tra studi di fotogiornalismo al Los Angeles City College e collaborazioni con riviste di rilievo come Vita e Look. Parallelamente, mantenne vivo il suo interesse per la settima arte, cercando di coniugare il linguaggio fotografico con altre forme espressive. La sua opera si caratterizzò per l’uso di una narrazione che si intrecciava tra il reale e il temporale, sfruttando tecniche di serialità e intermittenza che rimandano chiaramente alla percezione del tempo.
Se si analizzano i suoi primi lavori, emerge facilmente l’uso di effetti come il doppio di sfondo o la sovrapposizione di immagini che danno un senso di movimento e di simultaneità. Queste tecniche si fondano sulla presenza di più immagini che si accavallano o si susseguono in sequenza, creando l’illusione di un futuro spostato tra il passato e il presente. La sua capacità di giocare con la temporaneità si può vedere anche in foto come quella delle due donne in costume da bagno sul Gansevoort Pier di New York del 1948, dove il senso di movimento e di tempo si percepisce chiaramente attraverso la composizione.
Il rapporto tra fotografia e film
Orkin introdusse una modalità di narrazione fotografica che ricordava molto quella del cinema. Nel 1939, ancora giovanissima, realizzò il suo primo film, Film sulla strada, attraversando gli Stati Uniti in bicicletta, da Los Angeles a New York, con l’intento di documentare il viaggio e le sue scoperte. Questo filmato, costituito da una sequenza di fotografie e appunti, è stato concepito come una sorta di diario visivo, quasi una “filmografia” in movimento, che univa le immagini statiche a un ritmo narrativo temporale. La sua idea di fotografia come frammento temporale, capace di catturare l’invisibile e di connettere il pubblico con un’intensa sensazione di durata, si tradusse anche in serie come Giocatori di carte (1952) e Jimmy lo Storyteller (1947), dove le figure di bambini e adulti si dispongono come attori all’interno di scenari urbani, trasformando le strade di New York in veri e propri palcoscenici teatrali.
Variazioni internazionali e opere successive
Negli anni Quaranta, Ruth Orkin si affermò come una delle fotografe americane più rispettate e riconosciute a livello internazionale. La sua attività si moltiplicò grazie alle collaborazioni con riviste e agenzie fotografica, portandola anche in Israele e in Italia. In quest’ultimo paese, realizzò una delle sue serie più celebri, American Girl in Italy, dedicata a Ninalee Craig, e parte di un progetto più ampio intitolato Non avere paura di viaggiare da sola. Questa serie fotografica, dedicata alle donne che viaggiavano soli dopo la guerra, fu pubblicata nel formato della Photonovela, una forma di racconto visivo che unisce testo e fotografia, molto vicina per stile alla narrazione del cinema e al fumetto, e si diffuse proprio in Italia nel 1947.
Tornata negli Stati Uniti, Ruth Orkin si dedicò anche al cinema, collaborando con il marito Morris Engel alla produzione di due lungometraggi, tra cui il celebre Poco fuggitivo. Tuttavia, non abbandonò mai la fotografia, continuando a scattare immagini anche dagli spazi domestici e dalle quinte della sua vita quotidiana. Uno dei suoi ultimi progetti consisté nel fotografare attraverso la finestra della sua casa, posizione che le consentiva di catturare i cambiamenti stagionali e i mutamenti della città di New York, con uno sguardo molto simile a quello dei suoi film. Questa serie di immagini, raccolti nei volumi Un mondo attraverso la finestra e Altre foto dalla finestra, assumono un carattere di testimonianza storica e personale, rivelando spazi e momenti di un tempo sospeso che spesso si celano nell’ombra.
Il lascito e il legame con l’Italia e oltre
Il lavoro di Ruth Orkin rappresenta una testimonianza unica di un’epoca in cui l’immagine era ancora in divenire e si cercava di catturare la realtà con nuovi strumenti e nuove tecniche. La sua capacità di creare un’immagine che fosse al tempo stesso documentaria e narrativa, innovando il rapporto tra fotografia, cinema e fumetto, la rende una delle figure più interessanti e più complesse del Novecento. La sua eredità si manifesta attraverso le sue immagini più intime e scenografiche, molte delle quali sono state raccolte in appositi volumi o mostre, come quella recentemente allestita a Santander.
L’esposizione attuale, intitolata New York – New York, presso il Centro di Documentazione dell’Immagine di Santander, situato in C/ Magallanes, 30, resterà aperta dal 18 luglio al 18 ottobre 2025. È un’occasione imperdibile per riscoprire e apprezzare il lavoro di una protagonista che ha saputo coniugare arte, documentazione e narrazione, attraversando un secolo di mutamenti e di rivoluzioni visuali.
