Dal 2002, il Consiglio Provinciale di Huesca ha promosso il bando Ramón Acín per la creazione artistica, rivolto a progetti di qualsiasi disciplina che definissero chiare linee di ricerca in relazione alla traiettoria dei loro autori.
Con una dotazione massima di 12.000 euro, il premio è stato finora assegnato a artisti come José Noguero, Javier Codesal, Alicia Framis, Antonio Fernández Alvira, Sara Álvarez, Gema Rupérez, Enrique Radigales o Esther Pizarro e prevede la possibilità di offrire un progetto espositivo.
Nel 2023 e nel 2024 i selezionati sono stati Javier Sáez Castán e Adela Moreno, entrambi provenienti da Huesca che, fino al prossimo febbraio, esporranno le loro opere presso il Consiglio Provinciale: rispettivamente “Oscensario” e “Allí donde se vol”.
Il primo, autore di un nutrito numero di libri illustrati e vincitore del Premio Nazionale di Illustrazione nel 2016, presenta una raccolta di disegni che raffigurano circa 150 personaggi della provincia e di tutte le epoche, i quali, premiati nel 2023, hanno visto la loro trasformazione in libro l’anno successivo.
Conceputo come un monumento documentario e immaginario dedicato a queste figure, ossario Si ispira ai testi del professor universitario José Antonio Escrig e rappresenta anche un tentativo di recuperare tradizioni come quelle delle pale d’altare o dei martirologi… senza la loro solennità. I suoi tratti sono realizzati a penna e in uno stile sintetico, con un tono che oscilla tra l’antico e il popolare, richiamando le incisioni diffuse e i ritratti funerari di El Fayum. Questa proposta è collegata da Sáez Castán anche alla concezione della società secondo Edmund Burke: Un contratto tra chi è morto, chi è vivo e chi deve ancora nascere.
Nella loro diversità, i personaggi ritratti hanno alcune caratteristiche comuni, oltre al legame con Huesca: condividono fama, anonimato o leggenda; sono morti; la precisione del tratto a penna; primi piani e sguardi smarriti nella stessa direzione; asepsi nell’espressione; e un trattamento rispettoso o devoto. I volti famosi si alternano a quelli rari, i re agli artigiani, producendo un effetto globale variegato.
Quindi combina questo ossario secondo i suoi ideatori una vocazione integrativa (quella di concentrare tutto il necessario in un’unica “borsa”), una propensione al multiplo e all’horror vacui, secondo l’economia dello spazio comune nelle arti popolari. Tra una figura e l’altra si possono incontrare collegamenti inaspettati o quasi segreti.


Per quanto riguarda “Allá donde se vol”, la proposta di Adela Moreno è una riflessione sull’atto di vivere oltre la sua dimensione fisica: i legami tra l’individuo e l’ambiente circostante. Il punto di partenza di questa giovane artista sono alcune tesi del filosofo tedesco Martin Heidegger, secondo cui vivere equivale ad esistere e l’esistenza non riguarda solo l’architettura.
Oltre ad essere un rifugio, la casa è uno spazio di memoria, di pensiero, di identità o di esperienza: un ambiente in cui ci si sente potenzialmente protetti o soli. La casa lo è solo quando la costruzione assume un significato; quando vi si abita, ma si pensa e si è.
Questa mostra è composta da installazioni, performance, video e fotografie in cui il domestico, il corporale e l’affettivo si fondono, e questi tre concetti strutturano altrettante sezioni della mostra: Abitare la casa, abitare la memoria e Abitare il corpo.

Nella prima sezione vedremo a casa mia, un’indagine sull’architettura popolare delle città di Huesca a partire dalle sue facciate esterne (basata su un ampio collage murale) e dall’azione quotidiana e intima di guardare fuori dalla finestra, ponendosi al crocevia tra privato e pubblico; Riformare ci conduce agli interni e al presente, con una raccolta di immagini di case in Idealista sotto quel titolo, molte delle quali sono case mentali o oniriche, e una scultura che assembla stanze fittizie tra familiare e singolare; oppure case vitali, un’opera realizzata prelevando strati di carta da parati dalle pareti di una casa rurale. Senza negarne il valore testimoniale del passare del tempo e dei legami tra muro e pelle, da questi elementi nascono nuove composizioni visive.
Abitare la memoria si apre con corredo, una selezione di tessuti appartenenti a un cimelio di famiglia, realizzati con cura e con una funzione modesta rispetto alle loro letture emotive; da cui proseguire Le sedie a dondolo di mia nonna, intervento con capelli e unghie su un mobile logorato dal tempo e legato anche alla memoria familiare; Un giorno era vuoto, l’apertura al pubblico di un armadio ereditato che contiene denti e capelli, tra il bello e l’osceno; oppure Adela, il ricamo del nome prendendo come punto di riferimento i modi in cui è stato scritto da familiari, amici, conoscenti o contatti brevi. Allude alla costruzione o alla decostruzione di un nome e di un’identità tra permanenza e trasformazione.
Infine, l’asse di abitare il corpo è prima casa, che ci invita a pensare alla nostra pelle come a una casa primaria da cui esplorare i diversi modi di vivere attraverso l’abito. In tutti questi progetti, Moreno propone di operare con la realtà e con i gesti più elementari della vita quotidiana come materiale artistico e come mezzo per mettere in discussione l’esistenza.


Adela Moreno. “Là dove gira”
Javier Sáez Castán/ José Antonio Escrig. “Oscensario”
SALA ESPOSITIVA DELLA DIPUTAZIONE DI HUESCA
C/ Porches de Galizia, 4
Huesca
Dal 28 novembre 2025 al 22 febbraio 2026
