Durante la sua vita, José Lázaro Galdiano custodì una collezione completa di incisioni di Rembrandt: il genio fiammingo produsse quasi trecento stampe tra il 1620 e il 1665. Divenne noto tanto, o meglio per queste opere quanto per i suoi dipinti, e la sua reputazione nel campo grafico può essere paragonata a quella di Dürer, Goya e Picasso.
Le tematiche affrontate in questo tipo di opere erano le stesse trattate nelle sue tele, anche se in questa tecnica Rembrandt poté sperimentare nella sua rappresentazione con dosi certamente maggiori di libertà, dimostrando di poter fornire vivacità ed eleganza alle sue scene qualunque fosse il suo mezzo.
Tra le opere oggi conservate al Thyssen di Malaga, 35 delle cinquanta stampe acquisite da Lázaro Galdiano, provenienti dall’atelier del collezionista di Madrid, sono visibili fino a gennaio: si tratta di ritratti, autoritratti e scene religiose — tra cui spiccano la Passione di Cristo ed episodi della vita dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe — e mostrano che l’incisore Rembrandt, nel corso della sua evoluzione, raggiunse un virtuosismo che nella pittura si riconosceva nel chiaro-oscuro, nella resa dei dettagli e nell’inventiva delle composizioni.
In un percorso curato da Carmen Espinosa, responsabile della Conservazione di Lázaro Galdiano, viene messo in luce l’importanza che l’artista attribuiva al disegno meticoloso e alla precisione del tratto nei suoi primi lavori, e la sua graduale acquisizione di disinvoltura nel corso dei decenni fino ad avvicinarsi, nelle opere successive, alle interpretazioni più libere dei motivi scelti che completò nei suoi dipinti.
Lavorò all’acquaforte così come al bulino e alla puntasecca, dimostrò la sua maestria nel far emergere la luce dai neri per illuminare un dramma scenico e talvolta realizzò diverse versioni della stessa scena — si chiamano stati —, cosicché, incorporando nuove linee, ombre e dettagli, le atmosfere acquisissero nuove caratteristiche, arricchendone le letture.
Tra le opere oggi riunite al Thyssen di Malaga, vale la pena prestare attenzione al realismo psicologico raggiunto nei ritratti di famiglia o della nobiltà olandese; negli autoritratti in cui, oltre a mostrarci il progressivo invecchiamento, sapeva trasmetterci anche stati d’animo; e soprattutto ai suoi studi di figura.
Questi ultimi sono essenziali per contemplare, attraverso il suo prisma, tutta la sua produzione: in essi sperimenta le proporzioni tra gli arti, il movimento del corpo e i volumi anatomici. I suoi paesaggi forniscono anche chiavi per comprendere la sua gestione della luce, mentre le sue scene di genere offrono dati interessanti sull’abbigliamento e sulle abitudini della vita quotidiana nell’ambiente fiammingo nel XVII secolo.

Le difficoltà economiche sopraggiunte spinsero Rembrandt a cedere il proprio laboratorio di stampa; le lastre di rame delle sue incisioni furono poi disperse. Clement de Jonghe, tipografo e amico, ne fu il primo detentore, ma in seguito passarono nelle mani del mercante e collezionista Pieter de Haan e dell’incisore francese Claude H. Watelet, anch’essi collezionisti ed estimatori dell’artista.
In ogni caso, le stampe pubblicate nei decenni successivi alla morte dell’autore si distinsero per una qualità eccezionale e alcune di esse sono incluse in questa mostra, come ad esempio Abramo e Isacco, Giacobbe che accarezza Beniamino, Gesù e la Samaritana, Cristo sulla croce, Ritratto della Madre di Rembrandt o il suo Discesa stampato da Justus Danckerts negli ultimi anni del XVII secolo.
Da Watelet le lastre passarono all’incisore Pierre-François Basan e, da lui, a suo figlio Henri Louis. Alcune di queste stampe, note come “impressioni basan”, si possono vedere anche a Malaga — si tratta di La Sacra Famiglia, La Circoncisione nella stalla, Il tributo della moneta, La resurrezione di Lazzaro, Autoritratto o L’artista e la sua modella—.
Successivamente le tavole giunsero all’editore August Jean e all’incisore Auguste Bernard, che realizzarono nuove stampe, e nel 1906 la fortuna volle che entrassero in possesso del collezionista Alvin-Beaumont, che a sua volta celebrò il terzo centenario della nascita di Rembrandt con l’emissione di diverse edizioni.
L’analisi delle incisioni di Rembrandt non è, in realtà, semplice, poiché la maggior parte dei proprietari delle tavole originali, a causa dell’inarrestabile successo delle opere, apportò modifiche alle lastre per oltre due secoli, sovrapponendole e confondendo la datazione.
In ogni caso, questa mostra del Thyssen offre al pubblico l’opportunità di godere dell’eredità grafica di un maestro, sia dal punto di vista tecnico sia da quello espressivo.


“Incisore Rembrandt”
MUSEO CARMEN THYSSEN
C/Società, 10
Málaga
Dal 24 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026
