Da poco più di vent’anni, cioè nel 2003, il Museo del Prado avviò un ciclo di mostre dedicate al grande pittore veneziano del Rinascimento, Tiziano. Dopo il primo capitolo, interamente focalizzato su Tintoretto, nel 2007, questa pinacoteca ha portato a compimento quella serie, che ora si conclude con esposizioni dedicate a Paolo Veronese e ad altri due grandi artisti veneziani: il Bassano e Lorenzo Lotto. Tra questi, Veronés rappresentava il più giovane dei tre talenti. La curatela di tutte queste esposizioni è stata affidata a Miguel Falomir, questa volta in collaborazione con Enrico Maria Dal Pozzolo, docente all’Università degli Studi di Verona.
Verona, la città natale e il suo influsso sull’artista
Questa è proprio la città nella quale Veronés nacque e dove poté immergersi in un ricco contesto di rovine romane, un patrimonio che avrebbe lasciato un’impronta indelebile nelle sue opere. Verona, infatti, si posiziona subito dopo Roma tra le città italiane con il maggior numero di resti di antichità, un dato che spiega in parte l’ispirazione per le sue composizioni. Se Edward Hutton affermava che “Il padre del Prado è Tiziano”, è evidente che Veronés si inquadri come un discendente prossimo di quel grande patrimonio artistico. Tra le quindici opere esposte al Museo del Prado, sono presenti capolavori fondamentali come La disputa nel tempio con i medici, Venere e Adone e I matrimoni di Cana, esempi brillanti della sua genialità e della sua capacità di rinnovare il linguaggio pittorico.
Un approccio più contestualizzato e multidisciplinare
Dato che questa mostra segue le due precedenti dedicate a Tintoretto e Tiziano, non mancano differenze nel modo di affrontare i loro lavori. Falomir ha spiegato recentemente che attualmente si mira a una maggiore contestualizzazione delle opere: si vuole aiutare il pubblico a capire meglio quale percorso abbia preceduto l’artista in questione, chiarendo le influenze e le trasformazioni che hanno portato alle sue creazioni. In questa esposizione, a differenza di quella dedicata esclusivamente alla pittura, sono state integrate anche altre discipline: dal disegno alle arti più sontuose, permettendo così una visione più completa e articolata del processo creativo di Veronés.
La sfida della collezione e delle opere esposte
La grande sfida di questo progetto è stata quella di riunire circa un centinaio di opere essenziali di Veronés, provenienti da musei di tutto il mondo come la Galleria Borghese, la Pinacoteca di Brera e altre istituzioni di rilievo. Questo vasto insieme permette di entrare nelle chiavi della sua evoluzione artistica e del suo lavoro, offrendo una narrazione dettagliata del suo percorso. La mostra si focalizza sulporre in luce l’aspetto più rilevante della sua produzione, come la frequenza con cui affrontava temi allegorici e mitologici. Per affrontare questa sfida, alcune opere sono state risolte a Madrid, come le figure allegoriche della giustizia e della temperanza dalla chiesa di Santa Maria Assunta e San Libele di Castelfranco Veneto, che sono state trasferite su tela essendo ormai irretrievably spostate dalla loro posizione originale.
Veronés: la raffinatezza di un artista di grande calibro
Veronés è conosciuto nel grande pubblico soprattutto per le sue opere sontuose e di grandi dimensioni. Tra tutte, La Cena a casa di Simon è la più grande tela mai presentata in una mostra del Prado. Tuttavia, questa antologia ci permette di scoprire anche il suo lato più audace e raffinato anche in lavori di dimensioni più contenute. La sua figura rappresenta un modello di successo artistico e personale, che ha mantenuto una certa continuità e serenità di vita, senza le turbolenze che spesso accompagnavano altri grandi del suo tempo. Falomir ha sottolineato come Veronés abbia goduto di una stabilità di successo grazie alla sua capacità di mantenere una vita privata «sana» e senza conflitti rilevanti, caratteristiche che si riflettono anche nel suo percorso artistico, spesso associato alla purezza e alla naturalezza della sua espressione.
Le caratteristiche distintive di Veronés nella storia dell’arte occidentale
Il direttore del Prado ha anche definito Veronés come uno degli artisti più completi di tutta la storia dell’arte occidentale. La sua capacità di gestire un arsenale di risorse pittoriche, il coraggio nell’uso dei colori, insieme al suo stile sobrio e raffinato, rivelano un talento di grande personalità. Le sue composizioni sono un’autentica traduzione del suo mondo interiore e, oltre a regalare piacere estetico, invitano lo spettatore a entrare nelle sue visioni attraverso la cura dello spazio e la sola presenza di alcuni personaggi, così come per l’intensità sensuale delle sue scene. La luce che pervade i suoi paesaggi anticipa molte delle innovazioni che poi sono divenute tratti distintivi del Barocco.
Notizie sulla vita di Veronés
E proprio in uno dei capolavori come Cena a casa di Simon, troviamo un dettaglio sulla vita dell’artista: un chiodo incastonato in una delle colonne di ispirazione classica. Questo dettaglio si riferisce alla sua famiglia, modesta e originaria dell’attuale Svizzera, composta da artigiani pioti di pietra. La sua formazione artistica fu fortemente influenzata dall’insegnamento di Antonio Badile, anche lui nato a Verona circa un decennio prima di lui. Veronés, in questa sua postura di apprendista, sposò poi la figlia di Badile e si formò con il pittore Giovanni Caroto. Nei primi anni di carriera, senza muoversi troppo da Verona, l’artista si trovò a ricevere numerosi stimoli e opportunità. Ammirava il Pala dell’Assunzione della Vergine nella cattedrale e si avvicinò alle protezioni dell’architetto Michele Sanmicheli, che apprezzava il suo talento e lo considerava come un figlio adottivo. Per il palazzo Canossa, uno dei suoi primi incarichi importanti, Veronés realizzò alcune delle sue prime grandi opere. In questo contesto, come ha sottolineato Dal Pozzolo oggi, potrebbe aver incontrato anche La Sagrada Família con San Giovanni Battista di Raffaello, noto come La Perla, che ora si trova nel Prado. Di fronte a questa immagine, Veronés avrebbe compreso quanto potesse sintetizzare i modelli dell’antico Urbino e di Tiziano, portando avanti un discorso che univa maestria tecnica e innovazione.
I primi passi e gli influssi veneziani
Tra le figure fondamentali della sua formazione vi fu anche Girolamo Grimani, importante autorità veneziana che dichiarò Veronés suo artista di riferimento. Nonostante ciò, il giovane pittore non tardò molto a spostarsi a Roma, come molti altri artisti del suo tempo, per osservare da vicino l’eredità dell’architettura e dell’arte antica. Verona, comunque, rimase per lui una vera e propria “Mecca”, luogo di studio e ispirazione grazie alla sua ricchezza di testimonianze artistiche e architettoniche.
Il ritorno e le opere più significative
Al suo rientro a Verona, si compose la decorazione della chiesa di San Sebastián e le porte del palazzo ducale si aprirono alle sue opere. Tra le sue prime importanti committenze vi fu anche la decorazione della celebre Matrimonio di Cana, che alcuni considerano il miglior dipinto veneziano dell’epoca. Inoltre, collaborò con Andrea Palladio nella realizzazione di Villa Barbaro a Maser, un ciclo di opere in cui vari temi mitologici si alternano a ritratti dei membri della famiglia.
Tra ritratti e opere di grande ingenio
Un esempio della sua abilità nel combinare elementi diversi, come bambini, animali e figure contemporanee, è rappresentato in La Cena di Levi, commissionata dai domenicani della Basilica di San Giovanni e San Pablo a Venezia. Questa composizione fu al centro di uno dei pochi attriti con l’Inquisizione, che ne contestò alcune interpretazioni. Veronés rispose alle obiezioni ricordando che anche i poeti e i folli avevano il diritto di esprimersi; che spesso, nelle sue scene, riempiva lo spazio senza vincoli religiosi, lasciando che l’arte fosse libera di rappresentare il reale. Questa risposta gli permise di continuare a sviluppare la carriera tra le fila dei più importanti pittori veneziani, senza che una piccola contestazione interrompesse la sua ascesa.
Una figura di grande impatto nell’arte mondiale
Articolato secondo criteri sia tematici che cronologici, il percorso espositivo dimostra come Veronés già nelle prime opere avesse affrontato composizioni sontuose, con un’abilità nel trattare lo spazio ereditata dall’insegnamento di Palladio, oltre alle influenze di Tintoretto e di altri grandi. La mostra rivela anche come fosse un artista capace di unire rapidità di esecuzione e grande raffinatezza, con uno stile molto personale. Le sue opere, oltre a trasmettere il proprio mondo, invitano lo spettatore a coinvolgersi nella scena, grazie alla luce, alla gestualità e alla sensualità delle figure.
Il finale del percorso: l’eredità di Veronés
Il percorso si conclude con alcune delle sue composizioni più note, tra cui Venere e Marte con Cupido e Venere e Marte uniti dall’amore, datate rispettivamente tra il 1565 e 1570 e provenienti dai Musei Reali di Torino. Questi capolavori hanno ispirato generazioni di artisti, dai Greci ai grandi maestri del Barocco e oltre, che hanno avuto modo di apprezzare l’immenso contributo di Veronés alla storia dell’arte.
Dettagli pratici e informazioni
“Paolo Veronese”
Museo del Prado nazionale
Paseo del Prado, S/N
Madrid
Dal 27 maggio al 21 settembre 2025
