Due anni fa, Yuko Mohri rappresentava il Giappone alla Biennale di Venezia con una mostra in cui i protagonisti non erano le opere specifiche da lei esposte, ma la luce, il suono, l’aroma e il movimento che animavano il padiglione del suo paese e trasformavano la nostra percezione della sua architettura.
Per rialzare l’attenzione sul progetto espositivo, sono bastate due opere evento: Altro Altro (Perde) e Decomposizione, entrambe presenti in “Entrelazamientos”, la mostra che il Centro Botín di Santander le dedica da oggi e che è anche la sua prima in Spagna e la più ampia tra quelle finora proposte in Europa.
Nata nel 1980 a Kanagawa e residente a Tokyo, Mohri lavora con elementi presi dalla natura e oggetti di uso quotidiano per articolare installazioni che coinvolgono lo spettatore e ne modificano le sensazioni nello spazio in cui sono esposte, sia visive che quelle che colpiscono il resto dei sensi. Genera, a partire da questi pezzi, sistemi e assemblaggi interconnessi di natura effimera che, oltre a fare appello alla nostra percezione fisica, si collegano alle questioni sociali e ambientali contemporanee, in particolare alla necessità di riflettere sui rapporti di dipendenza tra gli esseri che compongono un ecosistema e sulla possibilità di riparare ciò che è danneggiato e riutilizzare ciò che è appassito.
Duchamp e Calder sono i loro riferimenti quando si tratta di ideare sculture cinetiche, concepite appositamente per ogni luogo in cui possono essere visitate, composte da oggetti ritrovati e strumenti musicali rielaborati e collegati a circuiti elettronici. Rispondono a condizioni – impercettibili ma inevitabili, e anche transitorie – di gravità, calore, umidità e magnetismo, allo stesso modo in cui i loro assemblaggi sarebbero diversi se l’aria, la polvere, i detriti e la temperatura che li determinano venissero modificati, trasformandoli in ecosistemi organici su piccola scala.
Le proposte raccolte a Santander, alcune in più rispetto a quelle che si potevano vedere fino a poche settimane fa nella mostra che lo spazio Pirelli HangarBicocca di Milano ha regalato a Mohri, risalgono al 2000: potremo così vedere come l’artista intervenga costantemente nel tempo per adattarle ai luoghi in cui ce le mostra; nelle sue parole, torcendoli e intrecciandoli senza evitare tre opzioni che gli altri temono. Errore, improvvisazione e feedback.
«Entanglements» vuole evidenziare le interazioni, non sempre facili da districare, tra oggetti, suoni e persone e tra il naturale e l’artificiale; rapporti che non sono statici, ma evolvono, e in cui giocano un ruolo anche l’influenza della filosofia su questo autore e l’iconografia della pop art.
Ciascuna delle creazioni di Mohri si basa su un elemento che funge da forza motrice, creando un circuito dinamico attorno a sé, come è molto evidente in svolazzare (2018), il cui punto focale è un acquario dotato di sensori che catturano luci e ombre, generate naturalmente attraverso il movimento di pesci e piante acquatiche. Questi movimenti ne privilegiano anche altri interdipendenti e compongono un brano strettamente legato alle sperimentazioni sonore di John Cage e alle sperimentazioni videografiche di Nam June Paik.


Arriva anche a Santander Pianoforte solista: Belle-Île che ha come centro un pianoforte modificato e programmato per suonare “da solo”. Questa proposta è stata avanzata durante la pandemia, quando l’artista, che solitamente collabora con i musicisti, non ha potuto farlo; ha deciso di ritirarsi in una foresta e registrare i suoni ambientali: gli uccelli, un ruscello, il vento. Si è procurato il pianoforte, autonomamente, per tradurli in una composizione musicale.
Il titolo allude al luogo in cui Monet realizzò la sua prima serie di dipinti, in cui girò un video sul bordo di una scogliera; Per questa occasione, l’artista ha registrato diverse località della costa di Santander e i loro suoni ambientali, ricordandone musica per mobili di cui ha parlato Satie, in cui i suoni funzionano come parte dell’ambiente, senza richiedere un ascolto attivo. Il francese ha messo in discussione le convenzioni della musica da concerto.

Contempleremo anche Mi hai rinchiuso in una tomba, mi devi almeno la pace di una tomba (2018), una creazione che vuole essere immersiva e unisce suono, luce e movimento per generare coreografie. Una scala a chiocciola sospesa e rotante, scultorea e dinamica allo stesso tempo, richiama un pianeta che ruota sul proprio asse, circondato da quattro altoparlanti che distorcono e amplificano il suono, facendolo riverberare nel Botín.
Il titolo di questo progetto corrisponde alle parole pronunciate dal rivoluzionario francese Louis-Auguste Blanqui, in un’intervista in carcere con il critico d’arte Gustave Geffroy. Blanqui scriveva allora L’eternità attraverso le stelle (1872), un’opera filosofica che muoverà Walter Benjamin e che si concentra sulla nozione di circolarità, un’idea, come vediamo, molto presente nei processi di Mohri.


Sono arrivati anche a questa mostra, Decomposizione e Altro Altro (Perde) le loro scelte per la Biennale di Venezia, ancora in corso. La prima serie affronta la decomposizione organica trasformandola in un sistema vivente di suono e luce: collega la frutta andata a male a dispositivi elettronici tramite elettrodi e, mentre marcisce e perde acqua, questo cibo genera elettricità che attiva composizioni sonore e controlla la luce.
Queste composizioni non sono sempre identiche, perché variano a seconda del livello di putrefazione e di idratazione, dando origine a segni sonori e visivi dell’essenza mutevole dell’opera. Gli amplificatori, gli altoparlanti e i mobili d’epoca che completano l’installazione suggeriscono un’aria di nature morte rinascimentali.
Quanto a Moré Moré (Leaky): Variazioni, è iniziata come una serie fotografica che catturava le soluzioni temporanee adottate dai lavoratori della metropolitana di Tokyo per coprire le perdite d’acqua in una stazione. Da qui nascono opere cinetiche realizzate con oggetti domestici, come ombrelli, pentole, che lui ha rielaborato, lasciandosi trascinare dal gusto per il fai da te.




Termina il tour con I/O uno dei suoi primi lavori, il cui titolo si riferisce ai termini ingresso e produzione. Propone un ecosistema organico il cui movimento e le cui forme sono una conseguenza delle caratteristiche, in questo caso, dello spazio espositivo del Centro Botín, con ciò che per esso è casuale. Rotoli di carta sospesi al soffitto sfregano contro il pavimento raccogliendo la polvere che viene letta da uno scanner, un dispositivo che, a sua volta, la traduce in segnali elettrici che attivano lampadine, utensili e strumenti.
Mohri crea melodia e luce per i nostri rifiuti, in un esercizio molto creativo di economia circolare.


“Yuko Mohri: Coinvolgimenti”
CENTRO BOTÍN
Piazza Emilio Botín, s/n
Santander
Dal 28 marzo al 6 settembre 2026
