Motivi decorativi e scenari giunsero fino alle soglie delle ultime fasi del Medioevo; fu proprio alla fine di quel periodo, e soprattutto nel Rinascimento, che i paesaggi (e con essi i giardini) iniziarono a emergere autonomamente nelle rappresentazioni artistiche, in larga misura grazie alla considerazione della natura come opera divina.
La domestication di tali elementi da parte dell’uomo, incorporata in quei paesaggi, avrebbe gradualmente assunto un peso crescente nel Barocco e nel Rococó e, all’alba della fase romantica, quando le caratteristiche della vegetazione (e dei loro cieli) sarebbero state legate alla soggettività degli umori. Si diffusero nei tessuti dell’Impressionismo, che li hanno liberati nell’attività quotidiana, e in prima linea sono stati posti di fronte alla rottura con i canoni realistici e ne hanno subito la deformazione.
Dopo il 1945 non hanno vissuto un momento di pieno splendore come questione creativa, ma non hanno cessato di essere presenti nelle composizioni di autori che rivendicano la nostra relazione vitale con l’ambiente naturale e la necessità di preservarlo, e anche in quelle che vedono nelle piante una fonte di forma primaria dal punto di vista formale, attratti dalla loro purezza o dalla loro exuberanza.

Tre di loro fanno parte di uno degli attuali campioni collettivi di Centrocentro, sotto il commissario di Lola Durán úcar. “Momento eterno in giardino” raccoglie proposte in tecniche molto diverse (pittura, scultura, disegno, collage, video, strutture e poesie) di Cristina Almodóvar, Chus García-Franco le e Daniel Verbis; i tre hanno fissato i giardini come spazi per la contemplazione e il piacere, la protezione o il desiderio e sono stati affrontati in base alle loro dimensioni ovviamente sensoriali, ma anche simboliche. Hanno fatto ricorso all’osservazione in pausa e intima, ma anche all’approccio tecnologico alla Terra.
La produzione di Cristina Almodóvar ha sempre avuto la natura e la vegetazione come asse, rimanendo attenta ai suoi continui cambiamenti: il movimento delle foglie grazie al tempo o al vento, alle questioni nel suolo e ai suoi spostamenti.
Scopri in quella logica del naturale, in quale forma e funzione non ammettono la possibile separazione, una forma di bellezza legata alla manutenzione dell’equilibrio e quest’ultima è ciò che cerca di catturare in più media: scultura, disegno espanso, installazione. Usa elementi naturali, come la sabbia, e alcuni che non sono di metallo e dà ai suoi pezzi un aspetto organico e fluido che invita necessariamente la contemplazione senza fretta.


Chus García-Franco offre traduzioni visive degli eccessi del nostro consumo e della nostra preoccupazione per raggiungere il più grande benessere, in modo che nella loro opera la natura sia associata e contrastata al costruito e alla tecnologia, alla memoria del paesaggio. Con l’uno e l’altro disegna strutture apparentemente fredde, ma protettive; Sono disposte qui con scene pittoriche in cui la verdura sembra riferirsi al riproducibile.

Per quanto riguarda Verbis, espone nei dipinti di Madrid in un tempo intimo e travolgente in cui il botanico converge con l’erotico. I suoi giardini non nascono dall’osservazione dell’ambiente e dalla ricreazione di spazi mentali ed echi ospiti, personali e contemporanei, del Giardino di gioia di El Bosco.
Per questo autore leone, Vergeles può essere un territorio ideale per esprimere una complessità non già naturale, ma l’umano e le loro unità; Forse l’unico in cui Sullen ha senso.
Da questo settembre, sia gli artisti che il curatore effettueranno visite guidate.

“Momento eterno in giardino”
Centrocentro. Palazzo Cibeles
Cibeles Square, 1
Madrid
Dal 10 luglio al 16 novembre 2025
